«Finchè ci comporteremo solo come vittime, i buoni ci daranno una pacca sulla spalla e i cattivi ci continueranno a massacrare». Dijana Pavlovic è la coordinatrice italiana del movimento Kethanè, con cui si impegna a promuovere i diritti dei popoli romanì. Lei, nata in Serbia, dove si è laureata in arti drammatiche, è arrivata in Italia nel 1999 e qui, iniziando a lavorare come mediatrice culturale nelle scuole, ha capito che «stare sulla difensiva non ha più senso, il problema per noi rom è politico e ha bisogno di una risposta politica».

 

È questo il punto affrontato dall’Ufficio nazionale anti-discriminazioni razziali, in collaborazione con Formez Pa e l’Ordine dei giornalisti, nella tre giorni dedicata al tema “Informazione, media e antiziganismo in Italia”. Un corso formativo giunto alla sua terza edizione, perché, come ha sottolineato il professor Leonardo Piasere, «anche il fatto che il termine antiziganismo sia recente racconta che è la discriminazione nei confronti dei rom è un fenomeno che ha iniziato a essere elaborato tardi». Tardi considerando che si tratta di una «secolare sofferenza», come la chiama Dijana Pavlovic, di un odio antico che ancora oggi fa dire a sei italiani su dieci «Sì, mi sentirei a disagio ad avere un collega rom».

L’intervento di Eva Rizzin

Dove nasce il problema? Nelle narrazioni. Film, libri, ma soprattutto giornali che continuano a non tenere conto della comunità romanì. «Dobbiamo imparare a evitare l’etnicizzazione della notizia», ha detto Eva Rizzin, responsabile dell’Osservatorio nazionale sull’Antiziganismo, «non è possibile che sui giornali venga specificata l’etnia di un rom, sempre e soprattutto se compie un reato e non se ne è vittima».

Matteo Flora, Diego Ciulli e Laura Bononcini

«Continuiamo a essere un problema sociale per chi ci vuole integrare e un problema di sicurezza per chi ci vorrebbe eliminare», ha detto Dijana Pavlovic, «noi dobbiamo auto-organizzarci e auto-definirci». Creare dunque delle contronarrazioni. «Uno storytelling emotivo», l’ha definito Matteo Flora, fondatore di The Fool, che spinga a uscire da una posizione difensiva e a parlare. Una battaglia che oggi si è spostata sul web e che può trovare nei social network dei grandi alleati. «Ma non solo per contrasto, perché non possiamo vincere a colpi di rimozione di contenuti degli antiziganisti», ha detto Diego Ciulli di Google. Anzi, l’obiettivo, secondo Laura Bononcini di Facebook, deve essere quello di «impegnarsi a creare dei discorsi social “fighi”, attrattivi, quanto lo sono quelli d’odio».