La terza scelta
Grazie al Pnrr, gli istituti tecnologici superiori (Its) diventano un'alternativa post-diploma tra lavoro e università Dalla meccatronica al fashion, dall'agricoltura all'edilizia: oltre il 90% di occupati a distanza di un anno
«Una doccia gelata», «Un’alternativa all’università», «Un ponte verso il mondo del lavoro». Sono queste le definizioni che alcuni studenti danno degli Istituti tecnologici superiori che frequentano. I rispettivi Its, come vengono colloquialmente indicati, sono scuole di specializzazione post-diploma che ambiscono a formare le figure professionali richieste dal mercato del lavoro. Per il nostro Paese, rappresentano una fucina di talenti e un volano per la crescita economica, ma non sono ancora sufficientemente conosciuti. Il tasso di occupazione degli studenti a un anno dal diploma supera generalmente il 90% ed è alto il tasso di coerenza della mansione rispetto al percorso di studi. «Abbiamo cinque volte le richieste di imprese rispetto ai ragazzi che riusciamo a formare oggi», afferma Roberto Sella, direttore generale di Its Angelo Rizzoli e coordinatore di rete Its Lombardia. «Il placement è molto alto, rasentiamo quasi il 100%», puntualizza Andrea Cereda, coordinatore di Its Lombardia Meccatronica della sede di Sesto San Giovanni. Per potenziarne strutture, laboratori e strumentazioni, e migliorarne l’attrattività, l’Unione europea e lo Stato italiano hanno stanziato ingenti risorse. Grazie a questi fondi, gli Its potrebbero affermarsi come una valida alternativa all’università: una “terza scelta”, come l’ha definita lo studente Manuel Monti.
Sotto il profilo giuridico, si qualificano come Fondazioni di partecipazione di natura privata con personalità giuridica di diritto pubblico, attive nel settore dell’istruzione terziaria. La frequenza è obbligatoria e al termine del percorso di studi rilasciano un diploma tecnico superiore V livello Eqf (Quadro europeo delle qualifiche), valido in tutta l’Unione europea.
La loro nascita risale al 2008, quando l’allora presidente del Consiglio Romano Prodi li ha istituiti con il Dpcm del 25 gennaio, poi convertito nella legge n.86 dell’11 aprile.
Numero di Its in Italia
Numero di studenti iscritti
Gli Its si finanziano con fondi pubblici regionali, statali e comunitari, grazie ai quali riescono a mantenere rette di iscrizione a un costo accessibile, generalmente non superiore a 1000 euro per biennio. È il caso, per esempio, delle risorse previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), che per l’ammodernamento di laboratori, strumentazione e infrastrutture stanzia per gli istituti tecnologici superiori un totale di più di 1.5 miliardi di euro, divisi in tre tranches. Il piano ha come obiettivo il raddoppio degli studenti su tutto il territorio nazionale entro il 2026.
Roberto Sella, presidente rete Its Lombardia
Un ulteriore aspetto sottolineato da Zonca riguarda infine l’utilità sociale di questi istituti altamente professionalizzanti, che fungono da «strumento di contrasto alla dispersione e alla disoccupazione giovanile». In queste scuole c’è spazio per tutti: per chi ha capito che l’università non è la propria strada; per chi dopo un’esperienza di lavoro desidera continuare la propria formazione; per chi ha bisogno o desiderio di entrare rapidamente nel mondo del lavoro. Soddisfare la richiesta di tecnici qualificati manifestata dalle aziende è infatti una delle missioni degli Its, che offrono una didattica di tipo prevalentemente pratico. Gli stessi docenti, chiarisce Andrea Ripamonti, professore di sviluppo web front-end all’Its Angelo Rizzoli, «non sono professori provenienti dal mondo accademico, ma professionisti in ambito aziendale: ciò che insegnano è ciò che mettono in pratica».
Per accedere alle lezioni serve un diploma di istruzione secondaria di secondo grado (quinquennale oppure di IV° anno IeFP integrato con un anno di corso Ifts), la volontà di studiare e la pazienza di individuare il corso più congeniale. Dalla meccatronica al caseario, dal settore alberghiero a quello del fashion: il ventaglio delle specializzazioni offerte dal sistema Its è ampio e riflette la variegata richiesta di tecnici specializzati da parte delle aziende.
Per provare a conoscerle meglio alcuni di questi indirizzi, vi proponiamo un viaggio nei principali Istituti tecnici superiori di Milano e dintorni: Rizzoli, Tech Talent Factory, Agrorisorse, Lombardia Meccatronica, Cantieri dell’Arte, Innovaprofessioni, Cosmo. Mettetevi comodi. Partiamo.
Magie al computer
Gli Its Angelo Rizzoli e Tech talent factory formano tecnici del machine learning, big data, network and cloud Lo studente di Cyber defence al primo anno: «Questo corso mi ha fatto entrare in una mentalità lavorativa»Anno di nascita di Its Rizzoli
Durante i due anni di corso (1160 ore di formazione e 840 di stage), gli studenti apprendono gli strumenti teorici e l’applicazione pratica di digitalizzazione e automazione dei processi, sviluppo di interfacce di siti web, amministrazione di reti cloud e sicurezza informatica. «Sono sempre stato appassionato di sicurezza informatica», racconta Eugenio Poloni, studente di Cyber defense al primo anno, che aggiunge: «Questo corso è stato come una secchiata d’acqua: mi ha svegliato, facendomi entrare in una mentalità lavorativa». Anche Giulio Savini, al primo anno di Network and cloud, insiste su questo punto: «L’Its è un ponte che collega due sponde: le scuole superiori e il lavoro». Un mondo, quest’ultimo, in rapido cambiamento: «Spesso ripensiamo i corsi, anche tra primo e secondo anno, per stare al passo dell’innovazione e far sì che i nostri ragazzi non siano “obsoleti” nel mercato del lavoro», racconta Roberto Sella.
Elisa Zonca, responsabile orientamento TTF
Rossetti, e tanti ragazzi e ragazze come lui, ha avuto una difficile esperienza universitaria durante il Covid che l’ha spinto a rinunciare. L’urgenza della questione è sottolineata da Elisa Zonca, responsabile orientamento del Ttf: «Gli Its sono un importante strumento di recupero di chi ha abbandonato l’università». E aggiunge: «Bisogna lavorare sulla cooperazione con il mondo accademico in un’ottica di riconoscimento di crediti formativi dagli Its al mondo accademico e viceversa».
Il battesimo del latte
L’Its Agrorisorse di Lodi collabora con la scuola casearia di Pandino. Nell’istituto, si tengono anche corsi sull’agricoltura di precisione e sulle tecnologie alimentari sostenibiliTra coloro che hanno affrontato e superato il “battesimo del latte” di Pandino, conosciamo Lucia Strella e Martina Gasparoli. Due ragazze a tal punto appassionate da ciò che studiano da riempire con il proprio entusiasmo l’intero edificio: sovrastando il rumore delle macchine in azione, l’odore di formaggio appena fatto e il fastidio dei vapori che appannano gli occhiali.
Diverse sono invece le aspirazioni di Gasparoli, interessata a lavorare in stalla. Nel suo caso, la passione è debitrice dei ricordi di infanzia trascorsi insieme a mucche, capre e galline. «Alle superiori», lamenta, «ho fatto agraria: ma purtroppo hanno puntato più sulle piante che sugli animali». Per lei, l’Its Agrorisorse rappresenta l’occasione di ottenere un diploma e apprendere nuove competenze. «L’esperienza è la via maestra: più fai, più impari», sottolinea Gasparoli, che in attesa di tornarci il prima possibile, racconta di aver già avuto in stalla «l’esperienza di far nascere quattro vitelli, allattarli con il biberon, fare mungitura e formaggio».
Gianni Marchesi, già direttore del caseificio di Pandino
Ezzaaraoui e Zanini hanno fatto insieme l’esame di ammissione dopo essere venuti a conoscenza dell’indirizzo tramite l’Istituto tecnico agrario che hanno frequentato. Inizieranno il primo stage a giugno, e pur manifestando un primo interesse per i laboratori d’analisi e controllo nella filiera alimentare, aspettano di conoscere cosa riserverà loro il percorso di studi.
Manenti si è invece avvicinato all’Agrorisorse con il sogno di avviare un’azienda vinicola in Lombardia. Una passione, quella per le viti, che rimonta alla storia del proprio nonno: «Aveva un vigneto», racconta, «ma quando si è ammalato, ha dovuto lasciarlo a qualcun altro. Io vorrei riprenderlo e farci sopra un’attività tutta mia».
I corsi di Its Agrorisorse
A tu per tu con le macchine
Dall’elettrocardiografo al motore ibrido: all’Its Lombardia Meccatronica di Sesto si impara a programmare macchine e sistemi automatici. Tre gli ambiti di specializzazione: industriale, biomedicale e trasportiGli studenti della sede di Sesto
Its Lombardia Meccatronica è uno degli istituti più grandi della regione. Ha diverse sedi: Bergamo, Lonato del Garda, Lecco, Pavia, Saronno, Como ma è quella di Sesto San Giovanni quella con più studenti, ben 450. La fondazione è nata nel 2014 ed è ospitata all’interno delle Opere Sociali Don Bosco di Sesto San Giovanni. Le aree in cui i ragazzi si cimentano sono tre: la meccatronica industriale, la biomedicale e quella dei trasporti. Nella prima area gli studenti imparano a controllare e programmare macchine e sistemi automatici industriali. «Lo studente, alla fine del percorso, sa programmare il sistema computerizzato di una macchina e creare con essa parti finite come stampi per qualsiasi oggetto della vita quotidiana, motori o parti di auto e aerei», ci racconta Daniel Zaccaria, docente di Programmazione Din/Iso di sistemi a controllo numerico, nell’ampia officina dove tra torni e frese schierati in fila, gli studenti si esercitano sui banchi da lavoro con bulloni e componenti metalliche.
Spiega Andrea Cereda, coordinatore della sede di Sesto San Giovanni di Its Lombardia Meccatronica: «Gli Its si rivolgono a giovani che hanno un’intelligenza applicativa, che vogliono darsi un’opportunità di carriera con un taglio pratico, non accademico o teorico». Per accogliere l’aumento di iscritti l’Its prevede di aprire in futuro nuove sedi. Un obiettivo che si avvicinerà con il contributo del Pnrr, una vera e propria spinta all’offerta formativa e quindi alla crescita di questi istituti. «Le risorse saranno spese per attrezzature da usare nei nostri corsi. Abbiamo compiuto un’analisi del nostro fabbisogno didattico con esperti e consulenze esterne», dice Cereda. Così, anche il laboratorio di Tecnologie per l’industria 4.0, che è già dotato di bracci robotici e stampanti 3D, potrà dotarsi di ulteriori tecnologie.
Andrea Cereda, coordinatore Its Meccatronica Sesto
Dietro le quinte dell'edilizia
All’Its I cantieri dell’arte studiano futuri tecnici nel campo delle costruzioni. Quattro le diverse specializzazioni: dagli edifici storici alla sostenibilitàL’istituto nasce come evoluzione dell’iniziativa “Milano nei cantieri dell’arte” avviata nel 2008 con l’obiettivo di promuovere il restauro architettonico e migliorare la competitività degli operatori del settore in vista di Expo 2015. Oggi l’istituto propone quattro corsi: Digital construction manager generico, specializzato in historical buildings o in sostenibilità e Bim construction manager. Gli studenti sono in totale 200, dislocati tra le sedi di Milano, Brescia, Bergamo, Cremona, Pavia e Breno.
Per Pietro, il percorso in Its è «un antidoto all’incertezza del mondo del lavoro». Incertezza alla quale non sfugge neanche il settore edilizio, in profonda trasformazione e alle prese con la transizione digitale ed ecologica: «Entro il 2033 dovremo arrivare alla classe D di efficienza energetica negli edifici. La tecnologia c’è ma bisogna imporla», spiega Roberto Ornati, docente di efficientamento energetico. Che prosegue: «Il mio insegnamento non piace a tutti ma sono soddisfazioni quando qualche studente ti dice: mi sono innamorato della sua materia e ho voluto approfondirla da solo».
Marco Martini, presidente Its I cantieri dell'arte
Gli studenti dell'Its
I futuri diplomati non saranno gli operai che poseranno cappotti o guideranno le ruspe ma diventeranno «coordinatori di processi complessi e fasi produttive nel campo delle costruzioni», afferma Marco Martini, presidente di Its I cantieri dell’arte. Martini insiste su un punto: «L’edilizia non è un settore solo maschile. La maggior parte del lavoro di un cantiere si svolge dietro le quinte e qui ci sono tante opportunità per le studentesse».
A contatto con le persone
Dal settore orologiaio a quello alberghiero, l’Its Innovaprofessioni forma artigiani e manager dei grandi eventi La studentessa: «È come una seconda casa»
Gabriele Cartasegna, membro giunta Its Innovaprofessioni
Quello di Hotel manager – caratterizzato da un focus sulle lingue inglese e russa per abituare i ragazzi a interagire con clienti da tutto il mondo – è solo uno dei corsi Its offerti in viale Murillo. Conosciuto prima come “Innovaturismo” e poi rinominato “Innovaprofessioni” dal 2020 per meglio comunicare la varietà degli indirizzi di specializzazione, l’istituto coinvolge come soci al suo interno la maggioranza degli enti di formazione professionali lombardi: Capac, Enaip, Galdus, Ciofs (Centro italiano opere femminili salesiane). Una scelta determinata dall’opportunità di non disperdere il patrimonio di esperienze di queste realtà, ciascuna delle quali è attiva sul territorio da decenni e ha maturato rapporti con le aziende.
Anno di nascita dell'Its
«Sono contentissimo di questa scelta», dice lo studente Filippo Perdomini, al primo anno del corso Manager dei grandi eventi. Perito chimico di formazione, racconta di aver sempre coltivato la passione di coordinare le persone e mostra un particolare interesse per gli eventi sportivi e musicali. «Organizzare qualcosa nei minimi particolari e seguirne poi l’evoluzione fino al risultato finale è una soddisfazione enorme», afferma. Ciò che lo aiuta maggiormente a coltivare questa passione, sottolinea, sono i docenti, che «non sono professori ma veri e propri imprenditori, disposti a condividere la propria esperienza».
A proposito di docenti, entriamo in una classe di 24 studenti dove si insegna Manager culturale. «I ragazzi imparano a pianificare e controllare tutta l’area legata al cibo e alle bevande di un albergo», spiega Salvatore Rubinacci, insegnante di Food and beverage management. «In questo momento», aggiunge, «stiamo facendo una discussione sulla divisa da indossare». Un dibattito che vede la totalità delle donne in classe unite nell’affermare la propria libertà di scegliere tra pantaloni e gonna, senza che siano altri a farlo per loro.
Tutti gli studenti confermano che affrontare l’esperienza dell’Its insieme a un numero contenuto di compagni, in classi che ricordano quelle delle scuole superiori, sia un grande vantaggio. «Ci si lega e aiuta molto», dice Lisa Di Donna, al primo anno del corso Manager culturale. «Diventa quasi una seconda casa».
Ma come mi vesti?
Its Cosmo prepara all’ingresso nell’industria della moda. Qui studenti e studentesse imparano a disegnare abiti, progettare collezioni e gestire la comunicazioneDopo le scuole superiori, entrambe hanno lavorato per un anno prima di decidere di proseguire gli studi. A convincerle è stata l’ambizione di inserirsi nell’industria della moda: rispettivamente, in ambito showroom, «per unire l’aspetto di vendita con quello di comunicazione», e in un’agenzia di styling. Due obiettivi che dopo aver passato la selezione di accesso, oggi rincorrono insieme a compagni, docenti, tutor in una spaziosa struttura dove studiare e fare pratica.
Dal designer al product manager assistant passando per il modellista o il sarto: al termine dei due anni, chi esce dal Cosmo è pronto per diversi sbocchi lavorativi. Merito delle lezioni in classe, ma anche delle uscite didattiche e delle ore di laboratorio che le accompagnano. In linea con la filosofia dell’“imparare facendo” – o meglio: dell’“imparare cucendo”, potremmo dire in questo caso – seguita dagli Its, che prediligono una didattica di tipo applicativo per favorire l’apprendimento delle competenze richieste dalle imprese.
Barbara Sordi, Responsabile didattica
Garofalo si è appassionata alla moda anche grazie alla famiglia, titolare di un’azienda di filati. Non è però il caso di tutti gli iscritti all’Its Cosmo, molti dei quali si sono avvicinati al settore in completa autonomia. Ne è un esempio la storia del compagno di corso Luca Ricci, che ha imparato le prime tecniche guardando tutorial su YouTube. «Da piccolo», racconta, «ho trovato la classica scatola della nonna con bottoni e fili, con cui ho iniziato a ricamare il mio nome sulle etichette delle magliette. Con il tempo ho poi iniziato a realizzare pantaloncini per stare in casa e altri vestiti per stare comodo. Quando facevo cose del genere, cercavo di impegnarmi il più possibile. E così ho capito che poteva nascere qualcosa di più grande».
Con un altro anno di corso da frequentare, per il momento Ricci non ha aspirazioni particolari ma un solo, grande obiettivo: lavorare nell’ambito del fashion, a tutti i costi. «Aspiro a lavorare in questo settore, mi piace veramente tutto: dalla progettazione, ideazione alla scelta dei materiali, dalla modellistica alla confezione».

