Michele Emiliano, prossimo ex governatore della Puglia, dopo più di due decenni in politica sta pensando di tornare alle origini. L’ex magistrato prestato da v22 anni alla vita pubblica non farà nemmeno parte della giunta del neo-governatore Antonio Decaro e quindi vorrebbe tricominciare a occcuparsi di delitti e pene, nel pieno delle sue funzioni. Scatti di anziatoà (e relativa retribuzione) compresi

Il ritorno alla toga – Dopo 10 anni da sindaco di Bari (2004-2014) e 10 da governatore (2015-2025) Michele Emiliano deve trovarsi un lavoro, o meglio, deve tornare al suo: il magistrato. Fin qui tutto normale. D’altronde sono parecchi gli amministratori che per ovvie ragioni logistiche decidono di prendere un periodo di aspettativa dalla propria occupazione per portare avanti al meglio il loro mandato elettivo. La polemica nasce quando lo stesso – prossimo ex – numero uno pugliese ha richiesto ai colleghi togati di avere quegli scatti di anzianità che sarebbero dovuti se non avesse preso l’aspettativa. In altre parole Emiliano ha chiesto di passare alla settima valutazione di anzianità, il che gli permetterebbe di rientrare in magistratura con uno stipendio quasi raddoppiato rispetto a quando aveva lasciato: circa 7mila euro netti al mese.

L’addio al tribunale – Nel 2004 Michele Emiliano vince le elezioni e diventa sindaco di Bari a 44 anni. Quando il neo primo cittadino appendeva la toga di Pm – in servizio – per indossare la fascia tricolore era alla quarta valutazione, che avviene dopo i primi quattro anni di servizio, Oggi di anni Emiliano ne ha 66 e i suoi colleghi, che hanno continuato la carriera e ricoprono posizioni di vertice, sono alla settima valutazione con stipendi adeguati. Lui però non ha il tempo per rifarsi del “tempo perduto” e infatti spera che il Consiglio giudiziario di Bari dia il via libera alla sua richiesta, che sarà poi inviata alla IV commissione del Consiglio Superiore della Magistratura.

Questione di curriculum – Ora che è senza incarichi Michele Emiliano ha deciso di bussare alla porta della giustizia barese e lo ha fatto consegnando il suo curriculum per poter rientrare dalla porta principale. Niente sentenze, niente casi, ma atti, prima da sindaco e poi da governatore, con la sua firma. Insomma atti politici e amministrativi per cui Emiliano è stato già retribuito e che con la magistratura nulla hanno a che fare, perché riguardano la sua attività legislativa e non giurisdizionale.

La nuova circolare – Siamo tutti al di sotto della legge, anche chi la legge la deve far rispettare. E anche in questo caso la legge parla chiaro. Partiamo dagli scatti di anzianità. Per i magistrati avvengono ogni 24 mesi e sono basati su otto classi – Emiliano è alla quarta e vorrebbe essere alla settima – che comportano un aumento di stipendio – ogni volta che si passa da una classe all’altra – oltre che di responsabilità. Se un magistrato, però, va in aspettativa, la situazione cambia. Sì, perché la carriera si blocca, non si perde il posto ma non si va avanti. Secondo la circolare sui nuovi criteri di valutazione dei magistrati «il periodo trascorso in aspettativa per lo svolgimento degli incarichi indicati nell’articolo 17, comma 1, della legge n. 71 del 2022 non è utile alla maturazione del quadrienio e di esso non si tiene contro ai fini dell’acquisizione delle qualifiche professionali connesse alle valutazioni di professionialità e del trattamento economico a queste collegato». Tradotto: se un magistrato viene eletto e va in aspettativa, al suo rientro si ritrova con la classe di valutazione che ha lasciato.