Quindici persone sono state uccise e più di 40 ferite, di cui almeno 26 si trovano ancora in ospedale. Questo il bilancio dell’attentato a colpi d’arma da fuoco nei pressi di Bondi Beach a Sydney, una delle più famose spiagge australiane. L’attacco è avvenuto poco dopo le 19.00 (le 9.00 italiane), contro la folla della comunità ebraica locale impegnata a festeggiare il primo giorno di Hanukkah, una delle più importanti festività dell’ebraismo. Due gli uomini che hanno sparato contro la folla, Sajid Akram e Naveed Akram, che sono padre e figlio. Il primo, 50 anni, è morto in circostanze ancora ignote, mentre suo figlio – 24 anni – è ferito ed è ricoverato in gravi condizioni.

Un eroe inaspettato – L’attacco è iniziato da una posizione sopraelevata su un sovrappasso pedonale che porta alla spiaggia Bondi Beach, dove era stato organizzato l’evento “Hanukkah in riva al mare”. Sul posto – secondo le stime delle autorità australiane – erano presenti oltre mille persone. Nella sparatoria sono rimasti coinvolte uomini, donne e bambini di età compresa fra i 10 e gli 87 anni: fra loro c’era anche l’assistente rabbino che aveva organizzato l’incontro, Eli Schlanger, e un uomo sopravvissuto alla Shoah, Alex Kleytman. Impietoso il numero dell vittime – 15 – che sarebbe potuto essere ancor più alto se Ahmed el Ahmed, un passante di 43 anni che gestisce un negozio di frutta alla periferia sud della città, non fosse intervenuto. Durante la sparatoria si è avvicinato silenziosamente a uno dei due Akram riuscendo a bloccarlo e disarmarlo. Nel farlo l’uomo ha subito ferite da arma da fuoco ed è ora ricoverato in ospedale e sottoposto a intervento chirurgico.

A Bondi beach a Sydney un attentato ha coinvolto la comunità ebraica nel primo giorno di Hanukkah

Fonte: Ansa

Gli attentatori – Ristabilito l’ordine a Bondi Beach le autorità hanno fatto il punto sugli autori della sparatoria. Sajid Akram, l’uomo di 50 anni morto durante la vicenda, aveva il porto d’armi e ne possedeva sei. La polizia ha sequestrato quattro armi sul luogo dell’attacco e due in due case legate alla famiglia: quella dove vivevano e una presa in affitto nei giorni prima dell’attentato. A poca distanza dalla spiaggia poi, è stata ritrovata un’automobile ricondotta agli Akram dove c’erano esplosivi artigianali e, secondo l’emittente pubblica ABC, anche due bandiere dello Stato Islamico, ma non ci sono ancora conferme ufficiali. Naveed Akram – 24 anni – è un cittadino australiano, nato nell’isola dopo che il padre vi si trasferì nel 1998 con un visto da studente, anche se la polizia non ha ancora specificato da quale paese provenisse. Nel 2019 il giovane è stato schedato dai servizi di sicurezza interni (ASIO) perché vicino a persone considerate potenzialmente pericolose, ma non consideravano lui come una potenziale minaccia. Sempre secondo ABC, sulla base di fonti rimaste anonime, Naveed al tempo aveva rapporti con una cellula locale dello Stato Islamico.

Odio etnico – Nella mattina di lunedì 15 dicembre, le autorità della città hanno indetto una conferenza stampa dove Il capo della polizia del New South Wales (lo stato in cui si trova Sydney), Mal Lanyon, ha definito quanto successo un attacco terroristico e il primo ministro australiano Anthony Albanese lo ha descritto come un «vile atto di antisemitismo». Sempre Albanese ha detto che proporrà leggi sul porto d’armi già severe, limitando il numero che ciascuna persona può possedere legalmente. Un evento che si inserisce nel dibattito in corso da diversi mesi in tutta l’Australia riguardo l’aumento dei crimini d’odio diretti verso la popolazione ebraica dopo il 7 ottobre 2023. Il governo era infatti già intervenuto nel dicembre 2024 con l’istituzione di una task force della polizia dedicata proprio a questo tipo di crimini. Lunedì 15 dicembre, il giorno dopo la sparatoria, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha accusato il governo di Albanese di non aver fatto abbastanza per limitare i crimini d’odio nel paese.

Il peggior attacco dal ’96 – Quello avvenuto a Bondi Beach è i peggior attacco armato compiuto nel paese da quello del 1996 a Port Arthur, in Tasmania, in cui un uomo di 25 anni uccise 35 persone, tutti passanti colpiti a caso. Quell’attacco spinse il governo a emanare una legge che limitò fortemente la libertà sul possesso di armi da fuoco, e istituì un’enorme campagna di riacquisto di queste armi da parte dello Stato. In un anno furono sequestrate circa 650mila armi e da allora il numero delle sparatorie è diminuito drasticamente.