Senza grazie o con grazie. Uno elegante e sobrio, l’altro meno. Linee morbide e sofisticate. Non stiamo parlando di passi di danza classica o della nuova borsa di Chanel, ma di caratteri tipografici. Le battaglie di Donald Trump, e del segretario di Stato Marco Rubio, sono infinite e passano anche per un font e l’altro, puntando sempre al faro della tradizione. Martedì, 9 dicembre, infatti, Rubio avrebbe ordinato a tutto il personale diplomatico degli Stati Uniti di smettere di usare il Calibri come font nelle comunicazioni ufficiali scritte, e di tornare a usare il tradizionale Times New Roman.

Senza grazie – Introdotto da Microsoft nei primi anni 2000 e diventato font predefinito di Word nel 2007, Calibri era stato pensato e creato per il mondo del digitale. Nel 2023 viene poi introdotto dall’amministrazione democratica di Biden, aumentando la dimensione standard da 14 a 15. Scelto perché più leggibile per alcune disabilità come la dislessia e altri gravi difetti alla vista, come ipovisione o affaticamento visivo, le lettere sono più semplici, gli spazi più grandi, facili da distinguere. È più moderno, meno formale – e istituzionale – e soprattutto più leggibile. Tutti questi motivi concorrono a definire il Calibri un font “sans serif”, ovvero senza grazie, i cui caratteri mancano di quelle lineette decorative che danno al Times New Roman o al Georgia, un aspetto invece più fine e sofisticato.

Con le grazie – Times New Roman è un “font serif”, con le grazie. La sua è una storia più vintage: nasce a Londra negli anni Trenta per il quotidiano The Times, da cui prende il nome. È un font più compatto, caratteristica questa che permette di inserire molte parole in poco spazio, una qualità apprezzata nei documenti ufficiali e nei testi giuridici. Le grazie alle estremità delle lettere danno vita a un forte contrasto tra i tratti sottili e quelli spessi, rendendolo particolarmente adatto alla stampa su carta, dove la continuità visiva delle linee aiuta l’occhio a seguire il testo.

Tradizione e inclusione – Il ritorno alle origini, e quindi al Times New Roman, è stato comunicato in una nota che il segretario di Stato ha inviato martedì, 9 dicembre, a tutte le ambasciate e ai consolati statunitensi all’estero. Secondo Rubio il Times New Roman, più autorevole e tradizionale, servirà a restituire «decoro e professionalità alle comunicazioni scritte del dipartimento». Una mossa che va in direzione contraria da quella fatta due anni fa da Antony Blinken, ex segretario di Stato, dove la scelta del Calibri rappresentava un’idea di inclusione, un adattamento degli strumenti dello Stato a una pluralità di esigenze reali. Un regalo inutile alle politiche di diversità e inclusione, per Rubio e per Trump che ha definito il carattere Calibri «troppo woke», perché informale e perché stona con l’intestazione ufficiale dell’agenzia.