Mancavano pochi minuti alle 6 di questa mattina, 18 dicembre, quando le sirene hanno rotto il silenzio di viale Regina Margherita a Torino e i lampeggianti hanno illuminato di blu la facciata rossa del civico 47. Qui si trova il centro sociale Askatasuna, occupato dal 1996, che dopo quattro ore di perquisizioni della Digos è stato sequestrato e sgomberato.

Uno striscione steso in corso Margherita davanti al centro sociale (fonte: Ansa/Tino Romano)

L’operazione – L’intervento è legato all’inchiesta sugli assalti al quotidiano La Stampa, alle Officine Grandi Riparazioni di Torino e alla sede di Leonardo, avvenuti nel corso di manifestazioni pro-Palestina organizzate nel capoluogo piemontese nei mesi scorsi. L’operazione, iniziata all’alba, si è conclusa verso 10.30 con il sigillo dell’immobile.
Sul posto, come riporta l’Ansa, oltre alla Digos, sono ancora presenti i reparti mobili della polizia e i carabinieri. Davanti al centro sociale, come scrive sempre l’agenzia di stampa, si sono radunati attivisti e simpatizzanti che cantano cori come: «Askatasuna non si tocca, la difenderemo con la lotta». All’interno la Digos ha trovato invece sei attivisti, che hanno trascorso la notte tra il quinto e il sesto piano dell’edificio.

Fine del patto – Già prima dello sgombero, l’occupazione dei piani superiori della palazzina andava in contrasto con il patto di collaborazione siglato tra Comune e comitato di garanzia, che prevedeva la gestione delle attività del solo piano terra. Proprio per questo motivo il sindaco di Torino Stefano Lo Russo aveva comunicato la cessazione dell’accordo: «Questa situazione configura un mancato rispetto delle condizioni del patto di collaborazione (con un comitato di garanti, ndr) che pertanto è cessato».
La Giunta comunale di Torino lo scorso 18 marzo aveva approvato il prolungamento del patto di collaborazione per la trasformazione del centro sociale in bene comune. La delibera rinnovava l’accordo con un gruppo spontaneo di cinque cittadini per la cura e la rigenerazione dell’immobile di proprietà comunale. Un comitato di garanti si era fatto carico di un progetto sui beni comuni, con la previsione di attività da svolgere al piano terra. Gli altri tre piani dell’edificio erano invece stati dichiarati inagibili e tra le clausole per il mantenimento del patto c’era proprio il divieto di utilizzarli.

La polizia all’esterno del centro sociale (fonte: Ansa/Tino Romano)

Le reazioni della politica – Alla notizia dello sgombero, non si sono fatti attendere le dichiarazioni da parte della politica. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha scritto su X: «Dallo Stato un segnale chiaro, non ci deve essere spazio per la violenza nel nostro Paese». Il presidente del Piemonte Alberto Cirio si è espresso attraverso una nota: «Questo centro sociale rappresenta una realtà che si pone al di fuori del rispetto delle regole e del perimetro della convivenza democratica. Accogliamo con favore l’operato della magistratura e del ministero dell’Interno e ringraziamo le forze dell’ordine impegnate per il ripristino delle condizioni di legalità e di rispetto della legge».
Così invece il vicecapogruppo di Alleanza Verdi-Sinistra alla Camera Marco Grimaldi: «Il laboratorio repressione del governo mostra un volto dello Stato che fa male a tutti. Solidarietà, cultura e dissenso non si sgomberano con la forza».

Il centro sociale – L’Askatasuna, parola che in basco significa “libertà”, è un centro sociale autogestito ossia uno spazio di aggregazione in cui si propongono iniziative di carattere politico, sociale e culturale. A Torino è uno dei più noti e frequentati, considerato un punto di riferimento non solo di militanza politica ma anche per le attività culturali che organizza: al festival Altri Mondi/Altri Modi, organizzato al centro a marzo del 2023, hanno partecipato anche lo storico Alessandro Barbero e il fumettista Zerocalcare.