Il Consiglio Europeo inizia oggi, 18 dicembre, ma quando finirà resta ancora un interrogativo. La cosa più vicina nella politica globale a un conclave è infatti la riunione dei 27 leader europei che si terrà a Bruxelles. Le porte si chiuderanno questa mattina e lo saranno ad oltranza fino a quando non ci sarà “fumata bianca” sui temi principali, cioè l’utilizzo degli asset russi congelati e l’accordo sul libero scambio con i paesi del Mercosur. «Quello che posso garantire è che lavoreremo su questo oggi, se necessario domani, ma non lasceremo mai il Consiglio senza una decisione definitiva» ha affermato questa mattina il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa. Un clima da Cappella Sistina quello di Bruxelles con un allungarsi delle trattative, segnale che la risoluzione finale non sarà facile da confezionare.

Asset russi per Kiev – Il tema più importante è l’utilizzo degli asset russi congelati per finanziare l’Ucraina. Il pressing di alcuni Stati, Germania in testa, non convince altre capitali. Il meccanismo proposto dalla Commissione europea è complesso ma, in sintesi, obbligherebbe gli istituti finanziari che detengono i fondi russi ad acquistare titoli europei di nuova emissione per 90 miliardi di euro. Il denaro sarebbe poi prestato a Kiev.
Ad essere coinvolte diverse banche in giro per l’Europa, ma ad avere in pancia il carico maggiore è l’intermediario finanziario Euroclear con sede a Bruxelles. Proprio per questo a prendersi la scena sarà il – di solito secondario – primo ministro del Belgio, Bart De Wever, che è pronto a dire di sì solo con forti garanzie da parte degli altri compagni europei. A capo della fazione di quelli che non vogliono toccare il denaro russo c’è il primo ministro ungherese Viktor Orbán che ha liquidato l’idea come «completamente stupida: ci sono due Paesi in guerra, non è l’Ue, sono la Russia e l’Ucraina». Sulla stessa lunghezza d’onda il primo ministro della Slovacchia Robert Fico, ma del gruppo fanno parte anche Repubblica Ceca, Malta e Bulgaria. Tra i grandi dell’Ue solo l’Italia ha espresso una certa titubanza sul sostegno all’iniziativa. Ieri, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha detto alla Camera che «se la base giuridica di questa iniziativa non fosse solida, noi regaleremmo alla Russia la prima vittoria vera dall’inizio di questo conflitto». Un’ambiguità che diventerà un sì o un no solo nel segreto dell’aula.
La paura dei leader europei è quella di ripercussioni giuridiche da parte di Mosca. Il Cremlino, in caso di sequestro del denaro, inizierebbe una causa legale per riaverlo indietro i 90 miliardi. La decisione i ventisette la potranno prendere anche senza una maggioranza assoluta, ma più il Continente si dimostrerà compatto, più sarà credibile davanti a Mosca. A mettere pressione sulla sala di Bruxelles ci ha pensato il presidente russo Vladimir Putin che dopo che ieri ha dato dei «porcellini approfittatori» agli europei oggi ha bollato i piani europei come «pirateria» e «furto di proprietà», mentre i funzionari russi hanno apertamente discusso la possibilità di sequestrare i restanti beni occidentali nella Federazione se il blocco andrà avanti.

I trattori a Bruxelles – Giusto per aumentare un po’ la confusione nella capitale europea, davanti al Parlamento, vuoto perché gli eurodeputati sono a Strasburgo, stanno sfilando i trattori. Gli agricoltori, infatti, protestano per il possibile accordo dei capi di Stato o di governo sul libero scambio con il Mercosur (Mercato comune del Sud America), mercato da più di 200 milioni di persone. Anche qui la situazione è intricata. Neanche a dirlo, la coppia Orbán-Fico rema contro, ma hanno perplessità anche big dell’Ue come la Francia.
Il – di solito – ultraeuropeista presidente Emmanuel Macron, prima di entrare in “conclave”, ha detto: «Il conto non torna, questo accordo non può essere firmato», accennando poi al sostegno degli italiani: «La nostra non è una posizione isolata, ma sono vicini a noi anche gli amici italiani». Meloni, che alla stampa parla poco, questa mattina non si è prestata per le dichiarazioni di rito prima del Consiglio europeo. Ieri però alla Camera si era espressa con ambiguità: «Riteniamo che firmare l’accordo nei prossimi giorni, come ipotizzato, sia ancora prematuro. È necessario attendere che il pacchetto di misure aggiuntive a tutela del settore agricolo». È da tenere conto che le trattative con il sud America sono iniziate nel 2000 e clausole di salvaguardia a tutela degli agricoltori europei sono state inserite. La cosa però sembra non convincere ancora agricoltori e leader. Ursula von der Leyen ha già un biglietto per Brasilia per domenica, non è ancora chiaro se salirà sull’aereo.