Non tutto si può acquistare col denaro. Ma l’estinzione di un reato, a volte, sì. Nella giornata di ieri, 17 dicembre, il crimine di revenge porn commesso da Leonardo Apache La Russa, figlio del presidente del Senato, è stato dichiarato estinto dietro un risarcimento di 25mila euro. Il terzogenito di Ignazio La Russa aveva girato un video durante l’atto sessuale con una ragazza, per poi diffonderlo via WhatsApp. Il tutto senza il consenso della giovane. Il giudice dell’udienza preliminare di Milano Maria Beatrice Parati ha deciso tuttavia che l’offerta di risarcimento proposta dai legali di La Russa è congrua e in linea con l’articolo 162ter del codice di procedura penale. La disposizione, introdotta nel 2017, prevede l’estinzione del reato per condotte riparatorie: una di queste è il risarcimento integrale del danno. La difesa di La Russa aveva proposto anche un percorso di recupero, ma il rimborso economico è parso sufficiente. Solo dal giudice, però: il risarcimento è stato rifiutato dalla vittima.
La ricostruzione – La notte del 18 maggio 2023 Leonardo La Russa incontra la ragazza all’Apophis Club, una discoteca di Milano. A quanto pare, girano alcol e cocaina. La giovane, all’epoca dei fatti 22enne, da lì ha un black out. Scena successiva: la vittima si risveglia in stato confusionale nel letto del figlio della seconda carica dello Stato. Assieme a lui trova Tommaso Gilardoni, dj e amico di Apache. Sconvolta, si fa ricoverare in ospedale e 40 giorni più tardi li denuncia entrambi per violenza sessuale. La Procura di Milano apre un fascicolo, il capo d’accusa è stupro. Dopo mesi di investigazioni, però, nel 2024 l’ufficio del pubblico ministero chiude le indagini: il mancato consenso e la ricostruzione dei fatti non sono supportati da prove abbastanza forti per sostenere l’accusa. Il caso viene archiviato: ciò non equivale a un’assoluzione, ma solo alla chiusura del procedimento per insufficienza di elementi probatori.
In parallelo, La Russa jr viene indagato assieme a Gilardoni per la diffusione illecita di immagini sessualmente esplicite, il cosiddetto reato di revenge porn.
La soluzione – Il 17 dicembre l’estinzione del secondo capo d’accusa, in cambio di 25mila euro: rimborso riparativo, tuttavia, non significa innocenza nel merito. La giudice Parati ha poi condannato per lo stesso reato Tommaso Gilardoni a un anno di reclusione: anche lui ha condiviso su WhatsApp un video della ragazza, girato sempre nella notte tra il 18 e il 19 maggio nella casa di famiglia di La Russa. Stefano Benvenuto, l’avvocato difensore della ragazza, annuncia il ricorso: «La cifra è troppo esigua per i danni morali e esistenziali che la ragazza ha subito, soprattutto se confrontata con i criteri per altri illeciti come la diffamazione a mezzo stampa, per i quali gli importi di risarcimento possono superare 50mila euro»: la sentenza verrà impugnata in appello. I pm, in aula, hanno fatto notare che quei 25mila euro non possono rappresentare un vero atto riparativo: non comporteranno alcun sacrificio, dato che i soldi proverranno con tutta probabilità dalla famiglia. Nel frattempo, fuori dal palazzo di Giustizia di Milano, sono scoppiate le proteste di un presidio composto dal movimento Non una di meno e da Donne In Rete, che ritengono la decisione del giudice l’ennesimo caso in cui «la voce delle donne vale meno del denaro».




