Si infiamma giorno dopo giorno il triangolo Stati Uniti – Cina – Taiwan. Pochi giorni fa, il 18 dicembre, l’amministrazione Trump ha dato il via libera alla vendita a Taipei di un pacchetto di armi pari a 11 miliardi di dollari. Dura la reazione di Pechino, che ha intimato agli Stati Uniti di smettere immediatamente questa corsa al riarmo. Nel frattempo, Taiwan deve fare i conti con un alto astensionismo nella leva militare. E le mire espansionistiche del Paese del Dragone non sembrano fermarsi.

Cina vs. Taiwan – L’origine della crisi tra Tapei e Pechino risale al 1949, alla fine della guerra civile tra nazionalisti e comunisti. Sconfitti da Mao, i primi decisero di abbandonare la Cina e rifugiarsi su quella che sarebbe diventata da lì a poco Taiwan. Pechino, però, da allora ha sempre rivendicato la sua sovranità sull’Isola e sul piano internazionale Tapei ha perso nel tempo il suo status. Nonostante questo, nei confronti di Taiwan non è mi venuto a mancare il sostengo da parte degli Stati Uniti, visto che l’Isola fu anche al centro del dibattito tra Washington e Mosca durante la Guerra Fredda. Oggi solo 12 Stati nel mondo riconoscono Taiwan come Stato indipendente. Tra questi non c’è l’Italia, ma il Vaticano. Il futuro dell’Isola, che è oggi la ventiduesima potenza economica mondiale, è però a rischio per le mire espansionistiche del governo di Pechino, che vorrebbe annetterla sulla base del concetto di “Una sola Cina”, includendo anche Macao e Hong Kong.

Armi americane a Taiwan – Pochi giorni fa il presidente americano Donald Trump ha dato il via libera al più grosso pacchetto di armi mai approvato nella storia nei confronti di Taiwan. Il secondo da quando è inquilino alla Casa Bianca. Segno che l’Isola è ancora al centro dei pensieri degli Stati Uniti, nonostante inizialmente si pensasse che con Donald Trump il presidente cinese Xi Jiping avesse più argini di manovra. Il nuovo pacchetto ha fatto registrare anche un salto di qualità nelle armi vendute. Tapei ha ora a disposizione sistemi missilistici Himars e obici, missili anticarro, droni e componenti per altre attrezzature. Non si è fatta però attendere la reazione della Cina, che ha esortato gli Stati Uniti a «rispettare il principio di “Una sola Cina” e a interrompere immediatamente le pericolose azioni di armamento di Taiwan». «Questo – aggiunge il portavoce del ministero degli Esteri cinese Guo Jiakun – non salverà il destino condannato dell’indipendenza di Taiwan e non farà altro che aumentare il rischio di guerra».

L’esercito di Taiwan – I problemi per Tapei sono però anche all’interno del Paese, in particolare nell’esercito. Sempre più giovani riescono a sfuggire alla leva obbligatoria attraverso esenzioni mediche studiate a tavolino. E ogni anno quasi il 16% degli uomini aventi diritto, circa 17.000 persone, viene esentato dal servizio obbligatorio. Numero non trascurabile per un’Isola di soli 23 milioni di abitanti e costantemente minacciata dalla Cina. Per questo motivo Taipei ha deciso di rivedere i criteri per la classificazione dell’idoneità militare e ridurre i criteri di esenzione. Allo stesso tempo, secondo un’analisi pubblicata da una rivista militare cinese, il sistema di difesa aerea di Taiwan, conosciuto come T-Dome, presenterebbe «vulnerabilità e difetti critici» e sarebbe inaffidabile in caso di attacco. Secondo il South China Morning Post, l’esercito taiwanese sarebbe inoltre sottodimensionato di circa il 37%, con personale in posizioni chiave privo di esperienza adeguata e con cicli di formazione compressi.