Marin Jelenic, il presunto assassino di Alessansdro Ambrosio, ferroviere accoltellato a Bologna il 5 gennaio 2026, non avrebbe dovuto essere in Italia. Il 23 dicembre il prefetto di Milano aveva emesso a carico del 36enne croato, poi arrestato a Desenzano del Garda il giorno dopo il delitto bolognese, un provvedimento di allontanamento entro dieci giorni dal territorio italiano per possesso di arma da taglio. E non era la prima volta: sono almeno cinque le denunce dal 2023 per lo stesso motivo, quasi tutte poi archiviate. Dal 2019, anno in cui Jelenic è arrivato in Italia, risulta solo una condanna con la condizionale del 2025: per lesioni dolose, resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale.

L’omicidio del capotreno – È proprio un coltello lo strumento con il quale Jelenic la sera del 5 gennaio ha aggredito alle spalle e assassinato Ambrosio, dipendente 34enne di Trenitalia. L’omicidio è avvenuto nella stradina che collega il piazzale ovest della stazione di Bologna al parcheggio del personale. Le telecamere di sorveglianza non riprendono il momento dell’uccisione, che è avvenuta fuori dal campo di ripresa, ma mostrano Jelenic incappucciato seguire la vittima e accelerare il passo. Poi lo vedono andare via, in direzione della stazione. Il movente ancora è ignoto, anche perché ad Ambrosio non è stato rubato nulla e secondo il capo della squadra mobile bolognese, Guglielmo Battisti: «Non sembra che i due si conoscessero». Inoltre, finora l’indagato non ha rilasciato dichiarazioni.

Ventiquattro ore di fuga – Poco dopo l’omicidio Jelenic è stato controllato dalla Polizia Ferroviaria, che lo conosceva per i suoi precedenti. È proprio questa identificazione che ha consentito, in seguito, di dare un nome all’uomo ripreso nei video. Il 36enne ha poi preso un treno verso Piacenza, ma è stato fatto scendere a Fiorenzuola perché molesto e senza biglietto. Qui è stato nuovamente identificato e rilasciato dai carabinieri, non ancora a conoscenza delle ricerche. Jelenic ha poi ripreso un treno fino a Milano Rogoredo, e ha trascorso la notte nella sala d’attesa dell’ospedale Niguarda. Il giorno dopo, ha raggiunto Desenzano. L’uomo risulta privo di legami stabili con il territorio, senza familiari. Viveva in strada, senza domicilio né residenza.