«Si consiglia vivamente alle famiglie di prendersi cura dei loro giovani e adolescenti». È uno dei messaggi inviati la mattina del 12 gennaio dalla polizia iraniana ai residenti della capitale, Teheran. Un modo per tenere i giovani lontani dalle proteste mentre in tutto il Paese il numero delle vittime è salito a 545 secondo l’Ong americana Hrana. Per Donald Trump è arrivato il momento di intervenire e tramite il suo intermediario Steve Witkoff ha aperto un «canale di comunicazione» con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi.

Iran, un’immagine delle proteste (Ansa)

Buongiorno Teheran – In mattinata è arrivato l’avviso di un possibile ripristino della rete Internet, annunciato proprio dal ministo degli Esterii, anche se non ci sono ancora tempistiche precise sull’operazione. Da giovedì 8 gennaio il Paese è tagliato fuori dalle comunicazioni, una decisione presa dal Governo in risposta alle proteste iniziate nelle scorse settimane, come sottolinea il GuardianIl ministro ha aggiunto che la situazione «è ora sotto controllo totale», ma il conteggio delle vittime sale. Le stime non sono precise proprio per la difficoltà nel verificare le informazioni a causa della mancanza di rete. Secondo l’Ong Hrana la cifra dei decessi durante le operazioni di repressione delle proteste è di 545, tra cui anche il culturista campione del mondo Mehdi Zatparvar. Mentre 580 decessi sono ancora da accertare. Molto diverso è il numero riportato dal Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, ostile al Governo, che avrebbe ricostruito la stima a partire da indagini condotte da fonti locali, ospedali, l’ufficio del medico legale e le famiglie dei martiri e delle persone scomparse in 195 città. Secondo il Consiglio di Resistenza le persone morte avrebbero raggiunto quota 3000 dal 28 dicembre.

La decisione di Trump – In questo quadro il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha aperto un canale di comunicazione con il governo di Masoud Pezeshkian, come è stato annunciato dalla Casa Bianca durante la notte del’11 gennaio. Il Telegraph scrive che la Casa Bianca sta valutando possibili attacchi informatici contro la leadership iraniana. È il secondo annuncio di eventuali interventi a stelle e strisce. Il primo riguarda un’azione militare contro l’Iran che verrà discussa domani, martedì 13, alla Casa Bianca. La risposta del governo iraniano non si è fatta attendere: «Siamo anche pronti ai negoziati, ma questi negoziati dovrebbero essere equi, con pari diritti e basati sul rispetto reciproco», ha detto il ministro degli Esteri Araghchi, aggiungendo che il Paese «non cerca la guerra ma è pienamente preparato alla guerra».

Le reazioni internazionali – Da diversi governi del mondo sono arrivati commenti, a partire dalla Cina, che segue i temi del Paese visto che importa il 13-14% del petrolio proprio dall’Iran. La portavoce del ministero degli Esteri Mao Ning ha fatto presente la contrarietà del gigante asiatico agli interventi stranieri nelle questioni Iraniane subito dopo le dichiarazioni di Trump. Anche da parte dell’Europa sono arrivate denunce della violenta repressione delle proteste. «Sono pronta a proporre ulteriori sanzioni in risposta alla brutale repressione dei manifestanti da parte del regime», ha detto l’Alta rappresentante dell’unione per gli affari esteri Kaja Kallas.