Un terra ghiacciata che potrebbe far saltare pax americana, alleanza Nato e decenni di cooperazione atlantica. La Groenlandia, territorio appartenente alla Danimarca con una popolazione di circa 56mila abitanti, pare essere uno dei prossimi obiettivi delle mire espansionistiche di Donald Trump. Gli Stati Uniti si sono allarmati a causa degli investimenti di Cina e Russia nel Mar Artico poiché, con lo scioglimento dei ghiacciai, le risorse naturali sono sempre più accessibili, ma Trump non ha mai fatto mistero di essere interessato a sua volta alle terre rare (materiali necessari per le più varie produzioni tecnologiche), il gas e il petrolio che si trovano nel suolo del territorio della Groenlandia. Nella notte tra l’11 e il 12 gennaio, il presidente ha dichiarato di esser disposto a sciogliere la Nato pur di prenderne il controllo. Nel frattempo il premier britannico Keir Starmer sta lavorando con gli alleati europei per mandare in Groenlandia una forza militare del patto atlantico con lo scopo di placare le “cattive intenzioni” di Trump.
Storia del luogo – La Groenlandia fa parte del territorio danese sin dal 1380. Dopo le guerre napoleoniche, il re di Danimarca è stato costretto a cedere la Norvegia al re di Svezia, ma la Groenlandia è rimasta sempre sotto al suo controllo, insieme all’Islanda (diventata poi indipendente nel 1944) e alle isole Far Oer. Nel 1953 il territorio è diventato Contea della Danimarca, per poi ottenere negli anni sempre più autonomia fino al referendum del 2008. Da quel momento tutte le questioni interne della Groenlandia (ambito legislativo, giudiziario e gestione delle risorse naturali) sono diventate materia di competenza del governo locale, mentre il controllo su finanze, politica estera e difesa militare spettano ancora alla Danimarca.
Ciò nonostante, gli Stati Uniti non avrebbero bisogno di invadere l’isola: nel 1951 Washington e Copenaghen hanno firmato un accordo che permette agli americani di aumentare le forze militari sulla Groenlandia per ragioni di sicurezza. In più, nel comune di Avannaata è presente la Pituffik Space Base, un’enclave americana che funge da base aerea. Dal loro canto, Russia e Cina stanno investendo nel mar Artico – in acque internazionali – per accaparrarsi le terre rare: la prima sfrutta i propri possedimenti mentre aziende cinesi, in particolare Shenghe Resources, hanno acquisito partecipazioni in società che puntano allo sfruttamento di minerali rari in Groenlandia, soprattutto nel giacimento di Kvanefjeld.
Consenso – Gli abitanti della Groenlandia hanno dimostrato a più riprese di voler autodeterminarsi, di non accettare annessioni o compravendite dell’isola. Dal secondo insediamento alla Casa Bianca di Trump si è parlato spesso di discussioni per l’acquisto del territorio, ma le reazioni locali e della Danimarca sono sempre state nette. Sia Copenaghen che Nuuk (capitale della Groenlandia) hanno risposto che l’isola non è in vendita e che il futuro della Groenlandia dipende dal volere dei groenlandesi. Lo dimostrano anche le elezioni locali, vinte dai Demokraatit con lo slogan «Greenland First». Secondo un sondaggio però, il 40 per cento dei danesi crede che ci sarà un’invasione statunitense prima della fine del mandato di Trump.
Dichiarazioni – Il presidente degli Stati Uniti ha annunciato di dover prendere la Groenlandia, anche a costo di sfaldare i rapporti con gli altri membri della Nato. Per evitare ciò, Starmer e altri leader europei starebbero lavorando ad aumentare la presenza militare nell’Artico per convincere Trump a non invadere l’isola. La Danimarca non è disposta a trattare una cessione con l’alleato americano, ma il rappresentante estero danese e quello groenlandese sono attesi in settimana a Washington per un incontro con il segretario di Stato Marco Rubio.




