È arrivata verso le 20.00 di domenica 11 gennaio la telefonata del ministro degli Esteri venezuelano al suo omologo italiano Antonio Tajani: Alberto Trentini è libero. Nella notte, il cooperante italiano detenuto da oltre 400 giorni e l’imprenditore Antonio Burlò sono usciti dal carcere per raggiungere l’ambasciata italiana a Caracas. «Li ho sentiti, sono in buone condizioni», ha dichiarato Tajani, «è il risultato di un grande lavoro della nostra diplomazia. La presidente Meloni ha espresso la sua soddisfazione, era in attesa della notizia perché glielo avevo preannunciato, ma il riserbo era necessario». Giorgia Meloni ha poi ringraziato le autorità venezuelane «a partire dal presidente Rodriguez» per «la costruttiva collaborazione dimostrata in questi ultimi giorni».

Alberto Trentini e Mario Burlò nella residenza dell’ambasciatore a Caracas De Vito (Foto ANSA)
Il cooperante italiano – «Posso fumare una sigaretta?». È stata questa la prima richiesta di Trentini da uomo libero. «Ci hanno trattato bene, non ci hanno torturato. Il cibo era sufficiente», ha poi aggiunto. Per 423 giorni, il 46enne veneto è stato recluso nel carcere El Rodeo, a circa 30 chilometri dalla capitale venezuelana. Talmente isolato da non sapere nemmeno dell’attacco Usa e del conseguente arresto di Nicolás Maduro. Solo nelle ore immediatamente precedenti al rilascio qualche segnale indicava un cambiamento: «Nell’ultimo trasferimento non siamo stati incappucciati, a differenza delle altre volte», ha raccontato il cooperante. Trentini è stato arrestato nel novembre 2024, tre settimane dopo essere arrivato in Venezuela per lavorare per la ong Humanity & Inclusion, impegnata nell’assistenza umanitaria alle persone con disabilità. L’accusa formulata contro di lui non è stata resa nota e ci sono volute diverse settimane prima che arrivassero le prime notizie del cooperante. Per sole tre volte gli è stato concesso di parlare con la famiglia, con la madre Armanda, dal primo giorno in prima linea per chiedere alle istituzioni di mettersi all’opera per liberare il figlio. «Alberto finalmente è libero!», ha esultato in un post sui social la sua avvocata, Alessandra Ballerini. «Ringraziamo tutti quelli che hanno reso possibile, anche lavorando nell’invisibilità, la sua liberazione. Tutti questi mesi di prigionia hanno lasciato in Alberto e in noi che lo amiamo ferite difficilmente guaribili, adesso avremo bisogno di tempo da trascorrere in intimità per riprenderci», ha poi aggiunto Ballerini a nome della famiglia Trentini. Alberto ha potuto rivedere la madre per la prima volta dopo la scarcerazione in videochiamata, in attesa di rientrare in Italia e poterla riabbracciare. Ha anche telefonato alla fidanzata.
Le reazioni – Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha telefonato ad Armanda Trentini per esprimere la sua felicità per la scarcerazione del figlio, dopo aver condiviso con la famiglia la sofferenza e l’attesa durante la prigionia. Il governo esulta non solo per la liberazione di Trentini, ma anche per il colpo diplomatico: essere riusciti ad aprire una finestra di dialogo con l’amministrazione venezuelana, piombata nel caos dopo l’arresto dell’ormai ex presidente Nicolás Maduro. Anche l’opposizione festeggia: «Una splendida notizia che ci dà tanta gioia, il nostro abbraccio stretto alla sua famiglia e all’avvocata Ballerini, e il nostro ringraziamento a tutti coloro che hanno lavorato per riportarlo a casa», ha scritto la segretaria del Partito democratico Elly Schlein. Il leader di Alleanza Verdi Sinistra Angelo Bonelli aggiunge che «ora ci sentiamo ancora più impegnati a lavorare per aprire una nuova stagione fondata sul dialogo, sulla cooperazione e sulla pace, affinché prevalgano la democrazia, i diritti e il rispetto della vita umana, e non la violenza e la guerra».
Gli altri detenuti – Insieme a Trentini è stato liberato anche Mario Burlò, imprenditore torinese arrestato nello stesso periodo del cooperante. Probabilmente si trattava di un tentativo di Caracas per fare pressione sul governo italiano affinché riconoscesse formalmente il regime di Maduro dopo le turbolente elezioni legislative venezuelane del 2024. Le circostanze dell’arresto di Burlò, coinvolto in diverse vicende giudiziarie in Italia, non sono chiare. Dall’ambasciata ha potuto telefonare alla figlia Gianna, di 21 anni: «È la fine di un incubo», ha detto la ragazza.
Non sono le uniche liberazioni mandate avanti dal governo venezuelano, che ora usa la libertà dei detenuti per ottenere riconoscimento internazionale. Tra gli altri italiani scarcerati anche l’imprenditore Luigi Gasperin e il giornalista e politico Biagio Pilieri.




