La tensione diplomatica è esplosa dopo la decisione svizzera di scarcerare su cauzione Jacques Moretti, comproprietario insieme alla moglie Jessica Maric, del bar “Le Constellation” di Crans-Montana dove la notte di Capodanno un incendio mortale ha ucciso 40 giovani, molti dei quali adolescenti, con oltre 100 feriti. La cauzione di 200 mila franchi (215 mila euro circa), pagati da «un amico intimo», ha indignato non solo i parenti delle vittime ma anche il governo italiano «Non si può ripagare l’amore di tante persone con 200 mila franchi», ha commentato il ministro degli Esteri Antonio Tajani a Sky TG24. Motivo per il quale Palazzo Chigi e la Farnesina hanno deciso di richiamare a Roma, da Berna, l’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado.
Il governo italiano – Le vittime sono per lo più di nazionalità svizzera, quasi la metà dei 40 morti. Otto sono francesi, sei gli italiani. L’indignazione è forte, le accuse di negligenza e di malagiustizia da parte dei media sono numerose. Ma nessun altro Paese – la Francia è l’unico coinvolto con un alto numero di vittime – è intervenuto con un comunicato ufficiale come quello di Palazzo Chigi in cui il governo esprime «viva indignazione […] di fronte alla decisione del Tribunale delle Misure coercitive di Sion di scarcerare Jacques Moretti, nonostante l’estrema gravità del reato di cui è sospettato, le pesanti responsabilità che incombono su di lui, il persistente pericolo di fuga e l’evidente rischio di ulteriore inquinamento delle prove a suo carico».
Sono indignata dalla notizia della scarcerazione di Jacques Moretti, proprietario del locale Le Constellation di Crans-Montana. La considero un oltraggio alla memoria delle vittime della tragedia di Capodanno e un insulto alle loro famiglie, che stanno soffrendo per la scomparsa…
— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) January 23, 2026
Dal Corriere della Sera la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha chiesto «una squadra investigativa comune» tra Italia e Svizzera e ha definito «lacunose» le indagini. Da oltralpe arriva un monito: «Possiamo comprendere l’indignazione», così il presidente della Confederazione elvetica Guy Parmelin in un video pubblicato sul sito del quotidiano Blick, «ma in Svizzera abbiamo procedure diverse da quelle italiane e i due sistemi giuridici non vanno sovrapposti. La politica non deve intervenire».
Le indagini parallele – La Procura di Roma ha aperto un fascicolo in cui si ipotizzano l’omicidio colposo, lesioni colpose, incendio e disastro colposo. La richiesta dei documenti è stata accolta formalmente dalla Svizzera il 13 gennaio, ma senza fornire risposta. La Procura di Parigi ha aperto il 5 gennaio un’indagine parallela, «per accompagnare le famiglie francesi nelle indagini condotte dalle autorità svizzere», con la specificazione che sono queste ultime a rimanere «le

Beatrice Pilloud, la responsabile svizzera delle indagini sulla strage di Crans Montana
competenti delle indagini sullo svolgimento dei fatti e sulla ricerca di qualsiasi responsabilità». Questa indagine speculare, ha spiegato la procuratrice Laure Beccuau «non ha lo scopo di portare a un processo in Francia, allo stato degli elementi giudiziari che abbiamo. E se le autorità svizzere ci chiederanno di indagare sul percorso delle persone che potrebbero essere coinvolte perché sono francesi, perché hanno legami in Francia, perché hanno ancora società in Francia, lo faremo in modo rapido ed efficiente».
Le critiche – Questo non significa che non sia legittimo esprimere dubbi e critiche al sistema elvetico. A goiudicare dai media francesi, anche Oltralpe sono in molti a pensare che ll’indagine sulla tragedia del 31 dicembre sia sia insufficiente e lacusnosa. Ma a parlare sono i cittadini e, appunto, i media che hanno cercato di ricostruire l’intreccio di affari finanziari della coppia e dei legami in Corsica. Le critiche arrivano anche dall’interno della stessa Svizzera, che piange il maggior numero di morti. Roland Rino Buchel, membro del Consiglio nazionale svizzero per l’Unione democratica di centro (Udc) ha chiesto le dimissioni ldela procuratrice generale Béatrice Pilloud. «Lei è espressione del Partito liberale radicale, lo stesso del sindaco di Crans-Montana. E visto che in Italia e in Francia sono state aperte inchieste, e ci sono queste illazioni, sarebbe meglio affidare l’indagine a un procuratore speciale». Anche il quotidiano Blick muove molte critiche all’operato della Procura vallese, accusandolo di lentezza e di una raccolta prove «troppo tardiva», di un silenzio «soggetto a interpretazioni». E si chiede: «Possiamo ancora fare affidamento sull’inchiesta svizzera per determinare le cause, le responsabilità e l’entità delle negligenze, comprese quelle delle autorità municipali? Visto da questo lato della frontiera, una risposta si impone sempre di più, alimentata dalla mancanza di informazioni: purtroppo no».




