Gli agenti federali Usa dell’Immigration and Customs Enforcement tornano a uccidere a sangue freddo. Minneapolis e gli Stati Uniti sono di nuovo sotto shock. Sabato 24, poco dopo le 9 di mattina, il cittadino americano Alex Jeffrey Pretti è stato ammazzato nel tratto di Nicollet Avenue noto come Eat Street, mentre gli uomini della Border Patrol conducevano un’operazione anti-immigrazione in città. Il 37enne stava manifestando contro le azioni violente dell’Ice e, in quel preciso istante, stava difendendo due donne, prima di essere gettato a terra e colpito a morte. Le riprese diventate virali in rete smentiscono la ricostruzione del dipartimento per la sicurezza Usa, che sostiene si sia trattato di autodifesa: l’uomo non punta alcuna pistola contro gli agenti dell’Ice, ma tiene un telefono in mano. «L’uccisione di Alex Pretti è una tragedia straziante»: dura la condanna da parte dell’ex presidente Usa Barack Obama. «Dovrebbe anche essere un campanello d’allarme per ogni americano, indipendentemente dal partito di appartenenza, poiché molti dei nostri valori fondamentali come nazione sono sempre più sotto attacco», ha aggiunto Obama.

La versione delle istituzioni Usa – Secondo il dipartimento per la sicurezza interna Usa, Alex Pretti «si è avvicinato agli agenti della Border Patrol con una pistola semiautomatica 9 mm» e «ha resistito violentemente» quando hanno tentato di disarmarlo. Una versione avallata anche dal presidente Usa Donald Trump, che ha scelto di difendere l’operato dell’Ice per l’ennesima volta. Ma due testimonianze dirette e i video circolati sui social e rilanciati dalla stampa del mondo intero mostrano tutt’altro.

La ricostruzione dei fatti – Nelle riprese si vede Pretti filmare gli agenti federali con un cellulare tenuto in mano, in particolare uno di loro che strattona una donna e provoca la caduta di un’altra. Poco dopo viene spruzzato contro il volto del 37enne spray al peperoncino e viene immobilizzato a terra da un gruppo di poliziotti. A un certo punto un agente grida di aver visto un’arma. Dai filmati, come mostrato nell’analisi video della Cnn, sembra che solo nel momento in cui Pretti si trova bloccato con mani alla testa, gli agenti prendano, forse, una pistola dalla cintura dell’uomo, non brandita in precedenza. In Minnesota è tra l’altro possibile portare con sé un’arma qualora regolarmente detenuta. E Pretti aveva il porto d’armi. Poi gli spari degli agenti in rapida successione sul corpo di Pretti: si sentono almeno dieci colpi in cinque secondi.

Le testimonianze – Uno dei due testimoni oculari, una donna che ha ripreso la scena, ha spiegato che «gli agenti hanno gettato l’uomo a terra» e ha aggiunto: «Non l’ho visto toccare nessuno di loro, non era nemmeno rivolto verso di loro. Non sembrava stesse cercando di resistere, stava solo cercando di aiutare una donna ad alzarsi. Non l’ho visto con una pistola. Lo hanno gettato a terra. Quattro o cinque agenti lo tenevano a terra e hanno iniziato a sparargli». Il secondo testimone, un medico di 29 anni, ha raccontato di aver assistito all’accaduto dalla finestra del suo appartamento. L’uomo ha spiegato di aver visto Pretti urlare contro gli agenti, ma ha sottolineato: «Non l’ho visto attaccarli, né brandire alcun tipo di arma». E ha riferito che Pretti aveva almeno tre ferite d’arma da fuoco alla schiena, oltre ad una sul torace superiore sinistro e un’altra possibile ferita al collo.

Chi era Pretti – Alex Pretti era un infermiere del reparto di terapia intensiva della Veterans Administration. Nato nell’Illinois, aveva frequentato l’Università del Minnesota e non aveva precedenti penali. Il collega e amico Dimitri Drekonja, medico al VA di Minneapolis, lo ha descritto così: «Era gentile, amichevole, sempre pronto a scherzare». «Lavorare in terapia intensiva – ha proseguito Drekonja – significa affrontare ogni giorno le situazioni più difficili, vedere i pazienti più gravi, confrontarsi con la morte e con le famiglie. Alex era bravissimo in tutto questo». «Aveva profondamente a cuore le persone – il ricordo invece del padre del 37enne, Michael Pretti – ed era profondamente turbato da ciò che stava accadendo a Minneapolis e in tutti gli Stati Uniti con l’Ice, così come milioni di altre persone sono turbate». «Sentiva che protestare fosse un modo per esprimere il suo interesse per gli altri», ha concluso l’uomo.