Quando le barche sono partite dalla Tunisia con la speranza di attraversare il Mediterraneo centrale, il mare era già in condizioni proibitive. Il ciclone Harry ha provocato potenti raffiche e onde enormi. Ma per molte persone, percorrere la rotta migratoria più letale del mondo può significare avere una vita migliore. In questo quadro, il 23 gennaio è avvenuto l’ennesimo grave naufragio che, secondo dispacci ufficiali di ricerca e soccorso, ha coinvolto otto imbarcazioni con a bordo circa 380 persone. Migranti che hanno mollato gli ormeggi da Sfax tra il 14 e il 21 gennaio e sono attualmente dispersi.
Un unico sopravvissuto – Dell’intera flotta, finora, si hanno notizie di un solo giovane salvato in acque internazionali dalla motonave Star e poi sbarcato a Malta. Era partito dall’Africa su un mezzo precario che, dopo 24 ore, si sarebbe ribaltato a causa di condizioni climatiche estreme, a cui anche la nave più attrezzata avrebbe faticato a resistere. Cinquantuno passeggeri sono rimasti in acqua per ore. Lui è stato ritrovato in mare stremato, sarebbe l’unico sopravvissuto e la sua testimonianza la sola traccia concreta delle otto barche dirette verso l’Europa. Negli stessi giorni, un bambino e una donna sono stati trovati morti al largo della costa sud-orientale dell’isola greca di Ikaria, nel mare Egeo settentrionale. Cinquanta migranti, invece, sono stati salvati dalle autorità elleniche. Giovedì 22 gennaio la guardia costiera ha intercettato invece un’altra imbarcazione con 61 persone a bordo in acque italiane al largo di Lampedusa, dove sono poi approdate. Appena toccata terra, una donna ha raccontato di aver perso in mare le figlie gemelle di un anno; un uomo adulto è deceduto invece dopo lo sbarco.
I limiti del pacchetto sicurezza – Prima che le condizioni dei migranti precipitassero, l’allerta era stata lanciata dalla Guardia costiera italiana. Anche Alarm Phone, organizzazione di volontari che riceve le chiamate di emergenza dal mare, aveva denunciato la scomparsa di tre barche dai radar. La richiesta di aiuto era stata lanciata a tutti i mezzi in transito dalla Tunisia a Lampedusa. L’unico intervento, però, è stato quello di una nave mercantile che ha recuperato il giovane superstite. Anche perché, con il nuovo pacchetto sicurezza varato dal governo, è stata introdotta l’interdizione temporanea a entrare in acque territoriali per pressione migratoria o minacce per l’ordine pubblico e la sicurezza nazionale. Misure che si riflettono anche sull’operato delle organizzazioni non governative nel Mediterraneo.
Una rotta migratoria letale – Le navi attive sulla rotta migratoria, al momento, sono poche. Nella notte tra sabato 24 e domenica 25 gennaio la Sea Watch-5 ha soccorso 18 persone, tra cui due bambini piccoli, su una barca partita sempre da Sfax. Secondo le stime dell’organizzazione internazionale per le migrazioni, come riporta FanPage, dall’inizio del 2026 sono già 14 i morti nel Mediterraneo centrale. E a questi si potrebbero aggiungere adesso anche i 380 dispersi del recente naufragio, che farebbero impennare drasticamente il conteggio. Secondo l’Indipendente, che cita i dati del Missing Migrants Projects (MMP), il progetto dell’OIM (Organizzazione Internazionale delle Migrazioni) che si occupa di tenere conto dei migranti morti o scomparsi nel mondo, sono almeno 1700 le persone morte nel 2025 cercando di raggiungere le coste europee attraversando il Mediterraneo centrale.




