Mancano 52 giorni al referendum sulla separazione delle carriere. I sondaggi danno il “Sì” davanti di una decina di punti, ma il No sarebbe in ripresa. I sostenitori della riforma puntano al quasi plebiscito, i comitati del “No” sperano in una vittoria al fotofinish. E la polemica rimane protagonista: ieri – 28 gennaio – il Tar del Lazio ha rigettato il ricorso sulla scelta delle date del referendum definendolo «infondato». È ufficiale: i prossimi 23 e 24 marzo scuole e comuni diventeranno sede di seggio. Ma non finisce qui. I fuori-sede non potranno votare nel comune dove vivono. A deciderlo è stata la commissione Affari Costituzionali della Camera, che ha respinto l’emendamento presentato dall’opposizione per permettere a chi studia o lavora di votare senza tornare a casa.

Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio
Cosa cambia – La riforma del ministro della Giustizia Carlo Nordio vuole modificare una serie di articoli della Costituzione. Tra le proposte sostenute dall’esecutivo, quelle che hanno scaldato la politica, sono sicuramente lo stop al passaggio da una carriera all’altra. Quindi, secondo la riforma, si può scegliere di essere giudice o Pubblico ministero senza poter poi cambiare. Poi la questione del Consiglio Superiore della Magistratura. Adesso è uno, ma con l’approvazione della riforma, questo organo si sdoppierà. Si creerà il Csm per i giudici e il Csm per i Pm. E ancora: per entrare i membri, sia laici che togati, saranno sorteggiati. I primi saranno estratti, per un terzo, da un elenco di professori, avvocati e giuristi stilato dal Parlamento in seduta comune. Mentre i secondi saranno estratti da un elenco di giudici per il Csm della magistratura giudicante e di Pubblici ministeri per il Csm requirente. Infine l’Alta Corte Disciplinare, un nuovo organo di controllo che dovrà occuparsi della giurisdizione disciplinare formato da 15 membri, tre scelti dal Capo dello Stato, treestratti a sorte da un elenco parlamentare di giuristi, sei estratti a sorte tra i giudici e tre estratti a sorte tra i Pm. In altre parole l’Alta Corte deciderà sulle sanzioni per giudici e Pm, con sentenze impugnabili solo davanti alla stessa Corte in diversa composizione.

L’ingresso della I commissione a Montecitorio
Il voto fuori sede – Dopo il parere negativo dell’esecutivo, portato in Commissione Affari Costituzionali dalla sottosegretaria all’Interno Wanda Ferro, la maggioranza ha bocciato l’emendamento dem al decreto elezioni sull’estensione del voto anche a chi, per lavoro o per studio, non sarà fisicamente nel comune di residenza. Di conseguenza si potrà votare solo nel proprio comune, contrariamente a quanto avvenuto per le elezioni Europee 2024 e per il referendum su cittadinanza e su lavoro dello scorso anno, il governo aveva introdotto una norma temporanea per consentire il voto fuori sede. Oggi, per permettere di nuovo il voto a chi studia e lavora fuori dal comune di residenza, si sarebbe dovuto approvare un nuovo provvedimento specifico, cosa che l’esecutivo ha deciso di non fare.
Le reazioni – La segretaria dem Elly Schlein ha commentato che negare il voto ai fuori sede «è un furto della democrazia. Il governo ci ripensi» Secondo il numero uno di +Europa e firmatario dell’emendamento Riccardo Magi questo è «uno schiaffo a milioni di italiani» accusando il Governo di «avere paura della democrazia e dei diritti». Da Italia Viva l’ex ministra delle riforme, durante il governo Renzi, Maria Elena Boschi commenta: «La maggioranza ha perso un’altra occasione respingendo i nostri emendamenti» spiegando che questa scelta «penalizza milioni di studenti e lavoratori». Poi l’accusa: «Hanno dimostrato di non avere a cuore la partecipazione democratica, soprattutto dei più giovani. La partecipazione è un diritto, non un privilegio geografico».
Dalla maggioranza, Paolo Emilio Russo, capogruppo di Forza Italia in commissione Affari Costituzionali, difende la scelta del centrodestra: «Questa maggioranza ha consentito per la prima volta ai fuori sede di partecipare al voto alle elezioni europee del 2024 e ai referendum abrogativi del 2025 sperimentando due sistemi che hanno coinvolto migliaia di elettori», spiegando che questa sperimentazione andrà avanti «fintanto che sarà trovato un sistema di voto che garantisca le caratteristiche richieste dalla Costituzione», trasparenza e sicurezza del voto, ma che in vista del referendum di marzo lo stop al voto per i fuori sede ha una ragione «solamente tecnica, legata ai tempo eccessivamente ristretti». Vale la pena sottolineare che il referendum sull’organizzazione della giustizia, essendo confirmativo, non richiede il quorum.




