Cosa avranno ancora da dirsi Matteo Salvini e Roberto Vannacci il prossimo fine settimana si vedrà. Il leader e il vice della Lega, rispettivamente, sembrano arrivati al punto di rottura definitivo e, più che un dialogo, ci si aspetta un ultimo tango al Carroccio.
Da un lato Vannacci ha ormai depositato nome e logo di un nuovo partito di ultradestra, dedicandogli anche un profilo social reso operativo proprio ieri, 28 gennaio: «Italia, stiamo arrivando. Futuro Nazionale, con Vannacci segretario», si legge nel primo post. Dall’altro Salvini sembra pronto a scaricare il generale, ma non le sue battaglie. Tant’è che, dal palco di Rivisondoli, alla kermesse leghista del 24-25 gennaio, aveva invitato il suo elettorato a partecipare alla piazza milanese del 18 aprile per «difendere i valori e la cultura occidentali» e promuovere la remigrazione.

Il generale Roberto Vannacci oggi vice della Lega

Il logo di futuro nazionale – È appena nato, ma Futuro Nazionale ha già fatto parlare di sé. Il logo del partito nuovo di zecca rimanda per estetica all’estrema destra italiana, con una grafica che ricorda una fiamma tricolore. Perfetto, comunque, per veicolare un messaggio chiaro e altrettanto radicale: «Stanco del mondo al contrario? Futuro Nazionale è la soluzione», si legge in un post successivo sulla neonata pagina Instagram. Interessante l’analisi di Gabriele Maestri, giurista ed esperto di contrassegni elettorali, sentito da Adnkronos. Il carattere tipografico scelto, spiega Maestri, «molto spigoloso e “affilato”: richiama quello di varie grafiche, scenografie e monumenti di stile littorio e, volendo, un gusto futurista. Font simili sono stati utilizzati nel corso degli anni da formazioni e gruppi politici della destra sociale».

Silenzio in parlamento – Non vola una mosca tra i leghisti in Parlamento. È il day after del terremoto interno al Carroccio provocato dal deposito del simbolo di Futuro Nazionale. E chi si azzarda a parlare, persino negli ambienti vicini a Roberto Vannacci, riesce solo a dire: «Il momento è delicato, con la Lega e con Salvini». Una definizione semplice ma precisa. Perché, in caso di scissione, il vicepremier potrebbe perdere un paio di punti percentuali, con la Lega che si ritroverebbe intorno al 5–6 per cento. Un risultato che sfiora la soglia minima del 4 per cento toccata nel 2013.

Il ritorno del Nord – Ma, come si dice in certi casi, si chiude una porta e si apre un portone. Da questa rottura, che appare ormai inevitabile, la Lega potrebbe uscire persino rafforzata, con un ritorno ai vecchi temi identitari. Un confronto tra Matteo Salvini e Luca Zaia, ex presidente della regione Veneto, sarebbe avvenuto a Cortina pochi giorni fa, prima dell’accensione del braciere olimpico. Sembrerebbe che, in quell’occasione, Salvini abbia rivelato a Zaia di avere pronto per lui un ruolo nazionale in vista delle elezioni del 2027. Fuori Vannacci, dentro Zaia: dalla vicesegreteria si profila un vero e proprio restyling del partito. E non solo, perché la vicesegreteria della Lega è anche un segnale di posizionamento a livello europeo. Scegliere Zaia e anche Massimiliano Fedriga, governatore del Friuli-Venezia Giulia, significherebbe spostare di più l’asse leghista verso il Nord Italia, strizzando l’occhio ai nostalgici di Umberto Bossi e del movimento delle origini.
Una mossa che appare conveniente anche sotto il profilo pragmatico. Con il due per mille nella dichiarazione dei redditi 2025, la Lega ha registrato un aumento del 4 per cento di sostenitori del Nord rispetto agli anni precedenti, per un totale di 486 mila euro finiti nelle casse del partito.
Politicamente, certo, l’uragano Vannacci resta un problema. «Mi auguro che la Lega continui a essere il partito di Vannacci», ha detto Stefano Valdegamberi, consigliere della Regione Veneto. «Se dovesse diventare il partito arcobaleno o dei diritti civili, come chiede Zaia, allora farò le mie valutazioni». E come lui, c’è da aspettarselo, molti altri.