C’è un’Europa reale che continua a essere raccontata poco. È quella che emerge dai numeri. Più solida. Più competitiva. E decisamente meno fragile di quanto voglia una certa narrazione internazionale.

Pil in crescita – Gli ultimi dati economici parlano chiaro. Nel quarto trimestre dello scorso anno l’economia dell’area euro è cresciuta dello 0,3%, sopra le attese, chiudendo il 2025 con un’espansione annua dell’1,3%. Un risultato tutt’altro che scontato, soprattutto alla luce dei venti contrari provenienti dal fronte geopolitico, dalle tensioni commerciali con gli Stati Uniti e dalla crescente concorrenza delle esportazioni cinesi. Ancora più significativo il dato sull’inflazione, scesa all’1,7% e quindi sotto l’obiettivo Bce del 2%. Prezzi sotto controllo e crescita. Una combinazione che fino a poco tempo fa molti consideravano irraggiungibile.

Tiene l’occupazione – A sostenere l’attività economica sono stati soprattutto la ripresa dei consumi e un graduale miglioramento degli investimenti, segnale che la domanda interna sta tornando a giocare un ruolo centrale dopo anni di compressione. Il mercato del lavoro completa il quadro. Il tasso di occupazione ha raggiunto il 75%, uno dei livelli più alti mai registrati nel continente. Significa più redditi, più consumi, maggiore stabilità sociale. E conferma che la “vecchia Europa” non è affatto immobile, ma continua ad assorbire forza lavoro e a creare valore.
Dal punto di vista geografico, la crescita resta disomogenea ma con segnali incoraggianti. La Spagna si conferma il principale motore del blocco, con un’espansione trimestrale dello 0,8%. Si riprende la Germania che, dopo anni di stagnazione, registra una crescita dello 0,3%, il miglior risultato degli ultimi tre anni. Un dato sostenuto dall’aumento dei nuovi ordini e dal calo delle scorte, dinamiche che potrebbero anticipare una graduale ripresa dell’industria. Bene anche l’Italia, con una crescita dello 0,3%, mentre la Francia, penalizzata dall’instabilità politica, si ferma allo 0,2%, in linea con le attese.

Carlo Messina, ad Intesa Sanpaolo

Banche solide – A sorprendere, però, è soprattutto il sistema bancario. I conti delle grandi banche continentali hanno mostrato una resilienza che pochi si aspettavano. Tra le ultime trimestrali pubblicate, Intesa Sanpaolo ha chiuso l’ultimo esercizio con utili record, confermando una redditività strutturale sostenuta da commissioni, solidità patrimoniale e qualità del credito. Anche UBS, dopo anni complessi, ha riportato risultati migliori delle attese, segnalando come il settore bancario europeo stia uscendo rafforzato dal ciclo di stress degli ultimi anni.

Gli accordi commerciali – E mentre qualcuno alza muri, l’Europa firma accordi. Nel giro di poche settimane sono arrivati passaggi decisivi su tre fronti strategici: Sud America, Asia meridionale e Sud-Est asiatico. L’intesa con il Mercosur apre un mercato di centinaia di milioni di consumatori alle imprese europee (anche se l’europarlamento ha imposto un’ulteriore riflessione chiamando in causa la Corte di giustizia su alcuni aspetti del trattato). L’accordo con l’India proietta l’Unione dentro uno dei bacini di crescita più importanti del prossimo decennio. Quello con l’Indonesia rafforza catene di approvvigionamento e relazioni industriali in un’area chiave per materie prime e manifattura. Non è solo commercio. È geopolitica economica.
Il messaggio è chiaro: l’Europa non sta arretrando, sta scegliendo. Diversifica, negozia, costruisce alleanze. E lo fa mentre mostra una stabilità macroeconomica che molti competitor oggi non hanno. Per questo suona sempre più stonata l’immagine di un continente debole, diviso e in declino. I dati raccontano altro. Raccontano un’Europa che cresce senza surriscaldarsi, che crea lavoro, che ha banche solide e che rimane un attore centrale negli scambi globali.
I bulli di tutto il mondo sono avvisati.