Le bombe esplodono sul Medio Oriente, ma dall’Iran e dai Paesi del Golfo le scosse del terreno si son propagate fin dentro a palazzo Montecitorio, spaccando in due la politica italiana. Se da un lato entrambi gli schieramenti condividono il timore per un’escalation nell’area e per le sorti degli italiani che risiedono nella zona, l’interpretazione degli attacchi missilistici di Stati Uniti e Israele su Teheran diverge nettamente. L’esecutivo dichiara ingiustificabile la controffensiva iraniana sui Paesi del Golfo e giustifica i raid americani, esultando per il duro colpo inferto al regime degli ayatollah con la morte di Khamenei. L’opposizione, invece, è compatta nel condannare le azioni di attacco unilaterali di Stati Uniti e Israele, parla di violazione del diritto internazionale e chiede al governo di prendere le distanze da Washington e Tel Aviv.
L’esecutivo – Dopo i colloqui telefonici con alcuni partner europei e i capi dei Paesi del Golfo coinvolti nel conflitto, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha diramato una nota nella quale si esprime «vicinanza alla popolazione civile che con coraggio chiede il rispetto dei propri diritti civili e politici», ricordando la repressione violenta e ingiustificabile di Teheran contro i manifestanti scesi in piazza a gennaio. Da un punto di vista più pragmatico ed emergenziale, nella stessa nota il governo italiano ha invitato «tutti i connazionali alla massima prudenza e a seguire con attenzione le indicazioni fornite dalle Ambasciate d’Italia nella regione e dalla Farnesina».
Il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani, dopo aver rassicurato che «la presenza diplomatica a Teheran è già stata ridotta al minimo» e che i 500 italiani nel Paese sono pronti a essere evacuati, ha espresso la sua personale opinione su quanto sta avvenendo: l’attacco americano è volto, secondo il ministro, a «eliminare qualsiasi rischio nucleare per l’Occidente, innanzitutto per Israele», soprattutto alla luce del programma missilistico iraniano. «Il tema è sempre quello», ha concluso in un punto stampa alla Farnesina. E a chi gli ha chiesto se il governo fosse informato dell’attacco, ha risposto di essere stato avvisato «a offensiva già iniziata».
Più apertamente schierato e filoamericano è invece l’altro vicepremier Matteo Salvini, che in un post su X ha festeggiato la morte di Ali Khamenei, definito «brutale capo del regime islamico di Teheran» e autore di «crimini atroci per mantenere il potere, soffocando nel sangue ogni richiesta di libertà». Sull’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele, le operazioni definite rispettivamente Epic fury e Roaring lion, ha aggiunto: «Se hanno deciso di intervenire, avevano le loro motivazioni per farlo».
Un giubilo, quello per la decapitazione dei vertici dei pasdaran, condiviso anche da Luca Ciriani, il ministro per i rapporti con il Parlamento, che in un’intervista al Corriere della Sera ha detto: «Sto con il popolo iraniano che scende in piazza a festeggiare».
L’opposizione – In una lunga nota, la segretaria del partito democratico Elly Schlein ha innanzitutto espresso apprensione per i cittadini italiani in Medio Oriente, per poi invocare l’urgenza di una de-escalation nell’area. Concorda con il rivale Salvini nel giudizio complessivo sulla Guida suprema dell’Iran, descritto come un «dittatore sanguinario di cui non sentiremo la mancanza», ma condanna i bombardamenti su Teheran come una grave «violazione del diritto internazionale» che non può essere calpestato a piacimento. «Siamo tutti convinti che il regime teocratico dell’Iran non possa sviluppare un’arma nucleare, Ma il modo per impedirlo non sono i bombardamenti e la guerra, è la via negoziale e diplomatica», ha aggiunto, esprimendo poi la preoccupazione per i risvolti imprevedibili su tutta la regione e anche sulla fragile tregua a Gaza.
Il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ha puntato il dito contro il fatto che Tajani sia stato avvertito a cose già fatte come una «conferma della marginalità internazionale dell’Italia». I segretari di Alleanza Verdi e Sinistra Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni hanno invece dichiarato che «il bombardamento dell’Iran è inaccettabile e senza giustificazioni», per poi attaccare il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente americano Donald Trump, accusati di perseguire una «politica di dominio militare».
Il centro – Anche quel che fu il cosiddetto “terzo polo” si è espresso sulle vicende mediorientali: Matteo Renzi, leader del partito Italia viva, ha espresso entusiasmo per l’eliminazione di Ali Khamenei, dicendo che senza di lui «il mondo sarà un posto migliore». Per poi prendere posizione su Trump, che secondo lui ha torto sui dazi, sul rapporto con l’Europa e sulle violenze inflitte da ICE ai cittadini americani, «ma su Maduro e Khamenei non lo critico, tutt’altro: lo ringrazio». Il segretario di Azione Carlo Calenda ha invece parlato della mancanza di una visione definita per ciò che seguirà l’attacco: «L’attacco di Trump all’Iran è un pericoloso azzardo, se non sostenuto da una strategia chiara per il dopo, che ad ora non si scorge». E ha quindi ribadito il proprio scetticismo verso la gestione americana del conflitto: «Tutti vogliamo che il regime assassino di Teheran crolli, ma non credo che questi attacchi randomici di Trump avranno l’effetto sperato».




