Idf, licenza di uccidere. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanhyau e il ministro della Difesa Israel Katz hanno dato il via libera alle forze di difesa israeliane (Idf) per «eliminare qualsiasi figura iraniana di alto livello senza bisogno di ulteriore approvazione». L’ultima vittima è Ismail Khatib, ministro dell’Intelligence, ucciso durante un raid aereo su Teheran. Forse un caso, forse no, Khatib è stato colpito nel giorno dei funerali di Ali Larijani (capo del Consiglio supremo di sicurezza nazionale) e Gholamreza Soleimani (capo delle forze paramilitari basij), fatti fuori appena 24 ore prima.
Secondo quanto riportato da fonti israeliane, sotto la responsabilità del capo degli 007 c’erano sia la violenta repressione dell’opposizione e delle proteste interne al Paese sia la rete internazionale di spionaggio e le operazioni di sabotaggio all’estero.

La strategia della “decapitazione” – L’obiettivo di Israele è distruggere la piramide del potere iraniano direttamente dalla cima. La cosiddetta “strategia della decapitazione” mira, dunque, ad uccidere tutti i leader del regime per destabilizzarlo e portarlo al crollo. Eliminando la leadership iraniana una testa alla volta, il regime potrebbe trovarsi senza le persone che prendono le decisioni più importanti e paralizzarsi. L’Iran però è consapevole di questo rischio, e negli anni ha strutturato la propria leadership in maniera decentralizzata e profonda. Decentralizzata perché se un centro decisionale viene eliminato, gli altri possono continuare a operare. Profonda perché se un leader viene ucciso ce ne deve essere uno pronto a prendere il suo posto, e così via. Niente di più simile all’Idra, mostruoso serpente della mitologia greca e romana a più teste che, se tagliate, ricrescevano.
Tra i bersagli colpiti e affondati da Israele, oltre ai tre degli ultimi giorni, ci sono la Guida suprema Ali Khamenei (sostituito dal figlio Mojtaba), il ministro della Difesa Aziz Nasirzadeh e il capo dei pasdaran Mohammad Pakpour, tutti uccisi nel raid del 28 febbraio scorso che ha portato all’inizio del conflitto.

L’impianto di South Pars, colpito da Israele

Lo scambio di attacchi – Annunciando la morte di Khatib, il ministro della Difesa israeliano Katz aveva avvertito che sarebbero arrivate «significative sorprese su tutti i fronti, tali che intensificheranno la guerra contro l’Iran ed Hezbollah in Libano». Detto fatto. Poche ore dopo il messaggio di Katz, Israele ha attaccato l’impianto iraniano di South Pars, un importante sito per l’estrazione del gas naturale. South Pars è particolarmente rilevante perché si trova sul più grande giacimento di gas naturale al mondo ed è sfruttato sia dall’Iran che dal Qatar. Il bombardamento ha causato subito un aumento dei prezzi del petrolio, cresciuto quasi dell’8 per cento nelle ultime 24 ore: ora la quotazione del Brent, che fa riferimento al mercato europeo, è intorno ai 115 dollari al barile. Immediata la replica dell’Iran, che ha colpito l’impianto di Ras Laffan, in Qatar, cruciale per la lavorazione e l’esportazione del gas naturale liquefatto (Gnl). Non ci sono stati feriti ma la compagnia petrolifera qatariota QatarEnergy ha riferito di «danni notevoli». I pasdaran si vendicano sui vicini perché sono più facili da raggiungere e il loro coinvolgimento alza la posta.
Puntuale è arrivato il commento di Donald Trump. Sul suo social Truth, il presidente americano prima ha negato il coinvolgimento degli Stati Uniti nell’attacco a South Pars e poi ha incendiato ulteriormente la situazione: «Non ci saranno più attacchi da Israele a quell’importante e prezioso giacimento di gas, a meno che l’Iran non decida di attaccare il Qatar», ha scritto Trump. «In caso contrario, gli Stati Uniti d’America, con o senza l’aiuto e il consenso di Israele, faranno esplodere l’intero giacimento di gas di South Pars con una forza che l’Iran non ha mai visto prima».
Nella mattinata di oggi, 19 marzo, ci sono stati ulteriori attacchi in raffinerie del Golfo. Un drone ha colpito un impianto saudita sulla costa del mar Rosso, in Kuwait sono state invece danneggiate due raffinerie della compagnia petrolifera nazionale.