Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, i due anarchici morti nella notte tra il 19 e 20 marzo nell’esplosione di Parco degli Acquedotti a Roma, potrebbero non essere stati soli. Anzi, il sospetto è che facessero parte di una cellula capace di azioni violente. Per questo, ventiquattro ore dopo, sono scattate cinque perquisizioni in altrettanti appartamenti della «galassia anarchica informale», come ha riferito la Digos di Roma: si tratta di un ambiente frammentato che non conta più di 300 persone e di cui solo tre o quattro gruppi sono ritenuti capaci di azioni violente. I gruppi spesso non comunicano, agiscono in autonomia e a volte in contrasto reciproco. Si sono anche tenuti due interrogatori e sono stati sequestrati i telefoni di Ardizzone e Mercogliano, mentre la polizia sta analizzando i tabulati della zona del parco per cercare tracce compatibili con un supporto esterno. L’obiettivo è duplice: fare chiarezza sulla dinamica ma soprattutto capire dove sarebbe stato piazzato l’ordigno rudimentale a cui stavano lavorando.
La bomba – Ardizzone e Mercogliano non avevano con sé i telefoni giovedì notte, quando si trovavano nel casale abbandonato del parco dove dovevano assemblare la bomba. Gli inquirenti li hanno trovati nell’appartamento di via del Grano dove la coppia viveva da quattro anni. Ma oltre che dai cellulari qualche risposta in più potrebbe arrivare proprio dalla natura dell’ordigno. Nell’area dell’esplosione, sotto le macerie del tetto crollato che ha sepolto i due corpi, sono state rinvenute diverse bottiglie con tracce di liquido diserbante. Ma c’erano anche diversi chiodi, alcuni dei qual si sono conficcati nei corpi delle vittime al momento della detonazione. Secondo gli inquirenti, il quantitativo di polvere pirica era tale da far pensare a un ordigno abbastanza grande e dotato di innesco. Sembrerebbe quindi trattarsi di un dispositivo instabile e difficile da trasportare, forse pensato per un obiettivo vicino.
La pista Cospito – Le due vittime sono nomi noti del cosiddetto “gruppo Cospito”. Mercogliano in particolare era stato coinvolto in uno dei procedimenti che hanno portato alla condanna di Alredo Cospito, detenuto con il 41bis dal 2022 per l’attentato ai danni del manager di Ansaldo, Roberto Adinolfi. In quel contesto Mercogliano era sospettato di aver sottratto lo scooter utilizzato nell’azione, ma le accuse sono state archiviate. Fu però uno dei cinque condannati nel 2019 del maxi processo per terrorismo ad anarchici accusati di avere dato vita alle Fai-Fri, i gruppi che dal 2003 al 2016 si sarebbero resi autori di una quantità di azioni contro politici, giornalisti e forze dell’ordine. Il 4 maggio il regime di carcere duro per Cospito dovrebbe scadere, ma il ministero della Giustizia potrebbe decidere di prorogarlo per altri due anni. In varie zone d’Italia sono già partite diverse iniziative e a Roma sono previste un’assemblea il 10 aprile e una manifestazione il 18, entrambe con l’obiettivo di chiederne la liberazione.
Tensioni – Il vicepremier Antonio Tajani si è detto preoccupato del «crescente clima di tensione»: «Vedremo come proseguiranno le indagini, però il fatto che due anarchici maneggiassero una bomba alla vigilia del voto referendario lascia molto perplessi. Ci preoccupa molto e bisogna tenere la guardia alta», ha commentato. Nei giorni seguenti una troupe televisiva della Rai è stata aggredita a Roma mentre stava preparando un servizio sulla galassia anarchica romana. Su Facebook, il Circolo culturale anarchico Gogliardo Fiaschi, assieme ad altri circoli del paese, scrive nel gruppo Croce nera anarchica: «Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, sono dei nostri compagni fraterni, che siamo fieri di avere per compagni. Le preoccupate prese di distanza, volte sempre a garantire un’incolumità vergognosa, non ci appartengono. Sono morti in azione, sono morti combattendo». Nella descrizione del gruppo, che non è collegato direttamente alla Croce nera anarchica ma che ne condivide il pensiero, si legge: «Lo scopo dichiarato della Cna è quello di aiutare attivamente i prigionieri nella loro lotta per ottenere i loro diritti civili ed umani».




