Sono le 7.45 di un tranquillo mercoledì di inizio primavera. La campanella è appena suonata. Le lezioni stanno per cominciare. Un ragazzino, tredici anni, percorre il corridoio della sua scuola media. Il suo obiettivo però non è quello di imparare qualcosa di nuovo. Indossa una maglietta con la scritta «Vendetta», nello zaino ha una scacciacani e in tasca un coltellino che estrae quando incrocia Chiara Mocchi, 57 anni, sua professoressa di francese. L’insegnante è di spalle. Il ragazzo la colpisce con una prima coltellata al collo. Lei si volta e lui la colpisce ancora, all’addome. Tutto ripreso e trasmesso in diretta su Telegram dal cellulare dello studente. È quello che è successo in pochi minuti il 25 marzo nella scuola secondaria di primo grado “Leonardo Da Vinci” di Trescore Balneario, nel Bergamasco.
Tentivi di fuga e soccorsi – Dopo l’aggressione, la professoressa è rimasta a terra, sul pavimento del corridoio. Il 13enne, mentre scappava verso l’uscita, è stato fermato da un’altra insegnante e da due collaboratori scolastici. I pochi studenti che hanno assistito alla scena si sono barricati nelle aule. Nel cortile della scuola è poi atterrato l’elisoccorso che ha trasportato l’insegnante, in gravi condizioni, all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Secondo l’ultimo bollettino medico le sue condizioni sono in miglioramento, grazie anche al fatto che l’elicottero era dotato di strumenti e sacche di sangue per consentire la trasfusione: «Questo sicuramente ha contribuito a salvarle la vita perché ha subito gravi danni e stava perdendo parecchio sangue. Poi in sala operatoria è stato fatto il resto», è la valutazione di Guido Bertolaso, assessore al Welfare della Regione Lombardia.
Nel pomeriggio il giovane studente è stato sentito insieme ai genitori dai carabinieri, che poi hanno perquisito la casa dove vive con la madre. Qui hanno trovato materiale esplosivo, che potrebbe essere potenzialmente pericoloso, per il quale sono stati disposti ulteriori accertamenti. Sebbene il gesto sia premeditato, non sono ancora chiare le ragioni. La Procura dei minorenni di Brescia aprirà un fascicolo sul caso, anche se lo studente, che vista l’età non è imputabile (l’età minima è 14 anni), non potrà dunque affrontare un processo. Per lui potrebbe dunque essere disposto l’accompagnamento in una comunità protetta.
Le reazioni – Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha commentato così l’aggressione: «Quanto accaduto è un fatto di una gravità sconvolgente. Esprimo innanzitutto la mia forte vicinanza alla docente, ai suoi famigliari, alla scuola». Ribadendo poi la necessità di accelerare l’approvazione delle «nuove, severe norme predisposte dal governo per contrastare la criminalità giovanile e in particolare la diffusione di armi improprie fra i giovani. Pensiero condiviso dal vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini, che su X ha scritto: «Un bambino. Sconvolgente. Avanti con le nuove norme volute da noi per contrastare il porto e l’uso di coltelli a scuola e ovunque». Irene Manzi, responsabile scuola del Pd, ha parlato a nome del partito per «dare solidarietà alla docente» e «auspicare che si rafforzino tutti gli strumenti di prevenzione, ascolto e supporto nelle scuole». Il segretario generale della Cei, monsignor Giuseppe Baturi, ha dichiarato: «Siamo basiti, sgomenti e dispiaciuti». Il presidente dei presidi di, Antonello Giannelli, ha sottolineato che la vicenda è «un segnale allarmante. Un nuovo e ulteriore sintomo del progressivo imbarbarimento della società, in una preoccupante spirale di violenza».
Le precedenti aggressioni nelle scuole – Il caso più recente è datato 16 gennaio 2026. Abanoub Youssef, 19 anni, studente di un istituto professionale di La Spezia, viene ucciso a coltellate in corridoio dal suo compagno Zouahir Atif. La lite era scoppiata in classe per motivi di gelosia. Nel 2023 ad Abbiategrasso, in provincia di Milano, una professoressa era stata ferita in classe da uno studente di 16 anni: il ragazzo l’aveva colpita più volte alle spalle con un coltello durante la lezione. Nell’ottobre 2022, a Rovigo, una docente era stata colpita al volto da pallini di gomma sparati con una pistola ad aria compressa da alcuni studenti.




