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Agenzia - Esercitazione del 20 marzo 2026

20 Mar 2026 - 12:58

Morte Umberto Bossi, il cordoglio di Mattarella e Meloni

(ALS) – MILANO, 20 MAR – Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha espresso «il suo sincero cordoglio per la scomparsa di Umberto Bossi». In una nota in Quirinale ha ricordato il «fondatore e animatore della Lega Nord», definendolo «protagonista di una lunga stagione politica». «L’Italia perde un leader politico appassionato e un sincero democratico», scrive Mattarella.
Anche la premier Giorgia Meloni ha ricordato “il Senatur” con un post su X: «Umberto Bossi, con la sua passione politica, ha segnato una fase importante della storia italiana e ha dato un fondamentale apporto alla formazione del primo centrodestra. In questo momento di grande dolore, sono vicina alla famiglia e alla sua comunità politica». (ALS)
POL/NFR

 


20 Mar 2026 - 12:58

Mattarella: «No a smantellare la costruzione europea»

(ALS) – Milano 20 MAR – «Le fondamenta dell’Europa non cederanno agli attacchi di quanti vorrebbero smantellare la costruzione europea»: questo il monito che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha fatto nella lectio magistralis tenuta ieri a Salamanca in occasione della Laurea Honoris causa riconosciutagli ieri dall’Università spagnola. Parlando nella Sala Paraninfo delle Scuole Minori, sede storica dell’ateneo, alla presenza di Sua Maestà il Re di Spagna Felipe VI, Mattarella, riferendosi agli attuali scenari di guerra, ha sottolineato «il ruolo dell’Europa come mitigatrice dei conflitti odierni».

«Desidero anzitutto esprimere al Magnifico Rettore, al Senato Accademico e alla Facoltà di Filologia la più profonda riconoscenza per l’alto onore di ricevere un Dottorato honoris causa da un’istituzione così prestigiosa. In un ideale dialogo con i loro omologhi italiani, si può rinvenire un contributo rilevante alla formazione della cultura europea come la conosciamo oggi. In essa, infatti, le relazioni tra Spagna e Italia rappresentano uno degli assi portanti».
Il Presidente della Repubblica ha ricordato il ruolo cruciale dell’Europa: «Bisogna avere il coraggio di proporre una visione alternativa alla legge del più forte: tocca saper dire di no». «La nostra anima – ha poi proseguito – è attraversata da sedimenti di secoli, le radici sono più grandi dei rami che vedono la luce. Se perdessimo di vista i nostri obiettivi saremmo sconfitti, come già Seneca ammoniva: Ignoranti quem portum petatnullus suus ventus est».  (ALS)

Pol/PM


20 Mar 2026 - 12:43

Eni: Descalzi, crisi in Medio Oriente non impatta sullo sviluppo

(ALS) – MILANO, 20 MARZO – Eni ha presentato il suo nuovo piano industriale al 2030. Nel corso della presentazione di ieri, giovedì 19 marzo, il ceo Claudio Descalzi ha rassicurato sul futuro della multinazionale dopo alcuni timori sorti in seguito all’escalation in Medio Oriente: «Eni è esposta soltanto per il 2-3% della produzione fossile» ha detto. «Garantiremo una crescita della produzione al top dell’industria grazie a una straordinaria serie di progetti in sviluppo».

L’azienda punta a un equilibrio tra il mantenimento della produzione di idrocarburi (core business storico) e un’accelerazione decisa sulla transizione energetica. Ma il comparto oil&gas resta quello strategico, anche se nel corso degli anni si è diversificato a livello geografico. Dopo Africa, Norvegia e Sudest asiatico, nuovi investimenti sono attesi anche in America. Nel piano presentato dalla compagnia di San Donato Milanese è previsto anche un potenziamento della remunerazione degli azionisti. Con un dividendo che sale al 5% e un piano di acquisto di azioni proprie di 1,5 miliardi. (ALS)

ECO/NP


20 Mar 2026 - 12:37

Referendum: Meloni ospite da Fedez, «Non si vota sul governo»

(ALS) – MILANO, 20 MAR – «Non si vota sulla Meloni, si vota sulla giustizia»: in questi termini la presidente del Consiglio Giorgia Meloni si è espressa sul referendum partecipando come ospite a Pulp Podcast, il programma on demand del rapper Fedez e di Mr. Marra. Nella puntata di giovedì 19 marzo si è discusso sulla riforma della giustizia, la politica estera italiana, il rapporto con gli Stati Uniti e l’Intelligence. Sul referendum previsto per il fine settimana, la premier ha dichiarato:  «Anche chi non condivide questo governo dovrebbe valutare nel merito una riforma che punta a migliorare il funzionamento del sistema».
La separazione delle carriere dei magistrati, sempre secondo Meloni, significherebbe rafforzare il principio costituzionale del giudice terzo e imparziale. Per quanto riguarda la selezione dei componenti laici del nuovo Csm, la presidente del Consiglio ha precisato: «La lista dovrà essere costruita insieme all’opposizione. Voglio mantenere la soglia dei tre quinti, perché significa che nessuna maggioranza potrà decidere da sola».
Se dovesse vincere il Sì, secondo Meloni ci sarà una norma per impedire che chi fa politica possa entrare nel Csm per un certo lasso di tempo. «In questo modo – ha spiegato la premier – possiamo rafforzare ancora di più l’incapacità della politica di incidere in questo meccanismo». Se invece dovesse vincere il No, lei non si dimetterebbe. «È mia intenzione terminare il mandato, portare a termine il lavoro e confrontarmi al cospetto degli italiani, facendomi poi giudicare sul complesso del lavoro che ho fatto. Se tu oggi voti No solo per mandare a casa la Meloni, potrebbe esserci il rischio che ti tieni sia la Meloni sia una giustizia che non funziona», ha concluso. (ALS)

POL / PF


20 Mar 2026 - 12:28

Bossi, Bersani: “l’avversario cui ho voluto più bene”

(ALS) – MILANO, 20 MAR – “L’avversario a cui ho voluto più bene in vita mia”: così Pier Luigi Bersani, ex segretario del Partito Democratico, ha commentato la scomparsa di Umberto Bossi. In un’intervista a La Repubblica, Bersani ha detto: «Per me è un colpo al cuore. Bossi era un avversario politico di una forza e di una umanità che ricorderò per sempre».

Il politico emiliano ha descritto il suo storico rivale con parole amichevoli, come una figura «a metà tra Lenin e Tex Willer». E ha spezzato una lancia a favore dell’orientamento politico di Bossi: «È vero che era andato con Berlusconi, ma non si sarebbe mai messo con CasaPound».

Durante l’intervista, Bersani ha mostrato rispetto verso la coerenza e la passione politica dell’avversario: “Bossi credeva nelle battaglie che conduceva, nonostante usasse parole d’ordine a dir poco forti. In quelle battaglie – che io ovviamente contrastavo – c’era molta autenticità»,
Bersani ha ricordato gli inizi dell’avventura politica de “l’Umberto”, come veniva chiamato dai suoi: “L’ho seguito da quando girava con una 1500 scalcagnata a predicare un futuro indipendentista, autonomista. Chilometri e chilometri bevendo coca-cola. Ero un giovane assessore dell’Emilia-Romagna, allora, e avevo capito che in quella Lega ancora nascente c’era qualcosa da tenere d’occhio».
Bossi ha commesso tanti errori, secondo Pierluigi Bersani, «e molti anche politici. Ma c’era in lui un’impronta di umanità che non è replicabile», ha concluso nell’intervista l’ex segretario dem. (ALS)

POL/COR


20 Mar 2026 - 12:28

Bossi: il Senatur, dall’ampolla del Po a Roma ladrona

(ALS) – MILANO, 20 MAR – L’Umberto, il Senatur, il politico della “Roma ladrona” e dell’ampolla d’acqua del Po. Umberto Bossi è stato tutto questo, e anche di più. Il primo populista dell’Italia della prima repubblica, l’ideatore di un pensiero secessionista e xenofobo che ha traghettato il Paese attraverso Tangentopoli insieme all’amico-nemico Berlusconi, suo alter ego in doppio petto. Bossi ha costruito le basi del linguaggio politico che oggi ha trovato spazio in molti palazzi del potere, dalla Casa Bianca a Montecitorio.

I simboli prima di tutto. Mentre il linguaggio compunto della Democrazia cristiana e del Partito comunista erano in crisi, Bossi intercettò la pancia padana a suon di canottiere e “la Lega ce l’ha duro”. Affinità e divergenze con il suo compagno di centrodestra, Silvio Berlusconi, imprenditore che costruiva palazzi, ben lontano dal mondo arcaico di divinità fluviali e riti secolari. Mentre l’Umberto aveva proprio lì i suoi altarini. Il sacro fiume Po e la piana di Pontida, dove nel XII secolo i comuni lombardi si coalizzarono contro l’impero del Barbarossa. Legami con le radici contadine che si scontravano con l’amata Coca Cola e soprattutto con la sua carica da “Senatur”. Ma per portare la spada dell’Albertino più in alto possibile, valeva tutto.

Animale politico con un raro fiuto tattico, è sempre riuscito a mantenere una connessione con la parte più istintiva dell’elettorato schierato contro i padroni. Senza di lui non ci sarebbero stati nè il leghista Salvini, né Beppe Grillo, Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni. Non ci sarebbero stati baci di salami e mortadelle, la xenofobia del “padroni a casa nostra” che imperversa per l’Europa, un continente che ora sta all’Italia come per Bossi l’Italia stava alla padania. Non ci sarebbe stato quel piglio da vichingo, grezzo e magnetico per chi cercava capri espiatori, che non voleva giacca e cravatta, ma solo sigari, canotte, e “avercelo duro”. (ALS)

CRO/MF


20 Mar 2026 - 12:21

Bossi: il cordoglio unanime di amici e avversari

(ALS) – MILANO, 20 MAR – È arrivato unanime il cordoglio della politica italiana per la morte del fondatore della Lega Nord Umberto Bossi. A cominciare dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, secondo cui “L’Italia perde un sincero democratico”, e dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha commentato: “Con la sua passione politica, ha segnato una fase importante della storia italiana e ha dato un fondamentale apporto alla formazione del primo centrodestra”.

Il governatore del Veneto Luca Zaia, storico compagno di partito di Bossi, lo ha ricordato così: “Politicamente è stato un padre straordinario per tutti noi, gli siamo profondamente grati. Lo chiamavano il Senatùr, un soprannome che qualcuno voleva a tutti i costi connotare in senso dispregiativo ma che, nella realtà, da solo incarnava l’attenzione imposta nei palazzi romani per realtà territoriali fino ad allora incapaci di far sentire le proprie istanze”.

Anche la segretaria del Pd Elly Schlein ha espresso “condoglianze personali e di tutto il Pd alla famiglia” mentre il leader di Italia Viva Matteo Renzi ha detto: “Sia per chi lo ha amato, sia per chi lo ha avversato Bossi è stato un pezzo di storia repubblicana. L’ho conosciuto personalmente tardi, già malato ma ne ho apprezzato, pur da avversario, la tempra e la passione umana e politica”.

“È indubitabile – ha commentato a sua volta il leader M5S Giuseppe Conte – che Umberto Bossi sia stato un protagonista della storia politica recente del nostro Paese. Esprimo il mio cordoglio, anche a nome del Movimento 5 stelle, ai suoi cari e alla comunità politica della Lega”.

Condoglianze espresse anche da parte di Pier Ferdinando Casini, che ha definito Bossi “un indomito lottatore, un uomo rude e scomodo, ma anche profondamente buono”. (ALS).

AA/POL

 


20 Mar 2026 - 12:17

Iran/Hormuz: l’Italia e altri sei paesi pronti a garantire la sicurezza dello stretto

(ALS) – Milano 30 gen – L’Italia insieme a Regno Unito, Francia, Germania, Olanda, Giappone e da poche ore anche Canada, si è dichiarata disponibile a garantire la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz. A diffondere la notizia è lo stesso governo britannico, capofila del gruppo. L’iniziativa però assicura il ministro della Difesa, Guido Crosetto, non inizierà «prima della tregua delle ostilità». L’intervento, precisa Roma, avverrebbe esclusivamente sotto l’egida delle Nazioni Unite e con scopo difensivo. L’impegno pratico sarebbe quello di scortare le navi mercantili oltre lo stretto di mare presidiato dalle forze iraniane, sbloccando un collo di bottiglia che impedisce la circolazione del greggio nei mercati globali. I sei stati coinvolti hanno quindi specificato nel documento che «condannano con la massima fermezza i recenti attacchi dell’Iran contro navi commerciali disarmate nel Golfo» e denunciano «la chiusura de facto dello Stretto di Hormuz da parte delle forze iraniane». I danni causati dall’aggressività iraniana, si legge nel documento, avranno «effetto sulle persone in ogni parte del mondo, specialmente dalle più vulnerabili» e viene quindi ribadita l’importanza della libertà di navigazione «principio fondamentale del diritto internazionale».

L’accoglienza dell’iniziativa non è stata entusiasta. Il presidente Donald Trump ha dichiarato, mentre riceveva la premier giapponese Sanae Takaichi, che «ora la Nato si sta comportando in modo molto più conciliante perché ha capito il mio atteggiamento, ma per quanto mi riguarda è troppo tardi». In campo nazionale, invece, le opposizioni hanno ricordato a Meloni come questo sia un primo passo verso l’intervento bellico. «È un piano militare per garantire la navigazione commerciale nello Stretto di Hormuz. Così Giorgia Meloni sta portando l’Italia in guerra», accusano Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni. L’attivazione del piano sarà in ogni caso condizionato alla cessazione delle ostilità tra Iran, Stati Uniti e Israele e non ha velleità offensive. Al di là delle iniziative diplomatiche e delle guerre verbali la situazione nello stretto rimane bloccata. Il passaggio vicino alle coste iraniane è consentito solo a poche imbarcazioni, quelle dirette verso la Cina o l’India. Questo resta il motivo di fondo dell’attivismo occidentale.

 


20 Mar 2026 - 12:14

Ciclismo, Pogacar all’assalto della Milano-Sanremo

(ALS) – MILANO, 20 MAR – C’è una gara mancante nel palmares sconfinato di Tadej Pogacar: la Milano-Sanremo. Domani, 21 marzo, il fuoriclasse sloveno andrà all’assalto di un successo sempre sfiorato. Terzo l’anno scorso e nel 2024, Pogacar vuole prendersi la rivincita su Mathieu Van Der Poel e Filippo Ganna, che nell’ultima edizione l’avevano preceduto sul traguardo della città ligure. A testimoniare la sua fame di vittoria, le parole rilasciate a La Gazzetta dello Sport: «Il successo nella Sanremo per me conterebbe di più del record di sei Tour de France». La gara si dovrebbe decidere sulla salita del Poggio, che si conclude a meno di dieci chilometri dall’arrivo. Come nel 2024 e 2025, anche quest’edizione partirà da Pavia. L’arrivo, dopo 298 chilometri, sarà quello tradizionale, in via Roma a Sanremo. Tra i favoriti della 117esima edizione, oltre a Pogacar, ci sono Van Der Poel, il britannico Thomas Pidcock e il belga Jasper Philipsen. In casa Italia le speranze sono riposte in Filippo Ganna. L’ultimo vincitore azzurro è stato Vincenzo Nibali nel 2018. (ALS)

SPR/GCA


20 Mar 2026 - 12:09

Referendum giustizia: le ragioni del sì

Manca un giorno al silenzio elettorale prima del referendum sulla giustizia. Domenica 22 e lunedì 23 marzo si andrà al voto per confermare o meno la legge di modifica costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati, la creazione di due Csm diversi per Pm e giudici e l’istituzione di un’Alta corte disciplinare. L’obiettivo della riforma, promossa della maggioranza di governo, è quello di scardinare il sistema delle correnti all’interno della magistratura, responsabile secondo gli esponenti del “sì” di condizionare assegnazioni e promozioni dei magistrati.

Separazione delle carriere – Secondo chi ha scritto la riforma, l’unico modo per avere dei giudici non influenzati dalla convivenza formale con i colleghi Pm è separare in modo totale e definitivo le carriere. Al momento infatti c’è un concorso unico per diventare magistrati, dopo il quale è possibile intraprendere il percorso professionale in una funzione o nell’altra. Con la legge Cartabia, approvata nel 2022, è possibile cambiare ruolo solo una volta ed entro i primi 10 anni. La proposta del fronte pro-riforma sostiene che questo non sia abbastanza e che sia necessario avere due diversi Csm. I favorevoli al “sì” sostengono che evocare un controllo del governo sui Pm sia un processo alle intenzioni e non un argomento circostanziato alla riforma.

Il sorteggio – Per scongiurare nomine di tipo correntizio all’interno della magistratura, la riforma prevede che sia i membri togati sia quelli laici di entrambi i Csm vengano decisi per estrazione, ma in modo diverso. I rappresentanti dei magistrati saranno sorteggiati tra quelli in servizio, i laici da una lista stilata dal Parlamento. A supporto della proposta viene portata, come argomento, la posizione favorevole di una parte dei magistrati stessi, tra cui anche volti noti ed esponenti di spicco. A difesa del metodo viene anche fatto l’esempio dei giudici popolari, che sono nominati per sorteggio. Secondo il fronte del “sì” un sistema senza elezioni è la soluzione per «liberare» la categoria dal giogo delle correnti interne.

L’Alta corte disciplinare – I sostenitori della riforma pensano che l’attuale Csm, con la sua sezione disciplinare, sia troppo indulgente con i magistrati sottoposti a procedimento. Questo perché a giudicarli sono in maggioranza dei colleghi, quindi dei pari che non hanno sufficiente terzietà. Da questo dipenderebbe il basso numero di sanzioni comminate, rispetto ad altri Paesi europei. La soluzione proposta è un’Alta corte disciplinare, unica, composta da 3 membri di nomina presidenziale, 3 laici sorteggiati da una lista di avvocati e giuristi predisposta dal Parlamento, 6 giudici e 3 pm estratti a sorte tra chi presta attività in Cassazione. Una composizione in grado, secondo il “sì”, di garantire davvero l’imparzialità

 


20 Mar 2026 - 12:06

Netanyahu, “Iran non più in grado di arricchire uranio”

(ALS) – MILANO, 20 MAR – “Dopo 20 giorni di attacchi, oggi l’Iran non ha la capacità di arricchire uranio né di produrre missili balistici. Continuiamo a colpire”. Lo ha dichiarato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu in conferenza stampa, la seconda dal 28 febbraio, quando è iniziata l’operazione militare di Israele e Stati Uniti contro l’Iran.

“Con gli Usa portiamo avanti la battaglia del mondo libero contro l’asse del male e stiamo lavorando a nuove alleanze di cui si parlerà. La nostra alleanza con gli Usa è senza precedenti nella storia”, ha detto Netanyahu  ai giornalisti. E ai rimproveri da parte del presidente degli Stati Uniti Donald Trump per gli attacchi al gas e petrolio iraniano ha risposto: “Israele ha agito da solo contro il giacimento di gas di South Pars in Iran. Donald Trump ha chiesto di evitare ulteriori attacchi e noi lo stiamo facendo”, definendo “una bufala” le voci secondo cui Israele abbia trascinato gli Stati Uniti in guerra.

Sulla situazione dello Stretto di Hormuz ha poi aggiunto: “Israele sta contribuendo, con intelligence e altri mezzi, agli sforzi Usa per riaprirlo. Se questo è quello che fanno ora, immaginatevi come il regime degli Ayatollah potrebbe ricattare il mondo se avessero nucleare e missili balistici. Diversamente dalle fake news che circolano, Israele sta vincendo. Iran sta attaccando non solo Israele, ma tutto il Medio Oriente, come abbiamo sempre avvertito. Come ha detto Trump”, ha continuato Netanyahu, “c’è sempre un rischio quando si agisce, ma quando c’è una minaccia esistenziale, il rischio molto più grande è quando non si agisce. L’Iran stava spostando sottoterra il programma nucleare e sviluppando missili balistici intercontinentali. La gente dice: ma non li aveva ancora. Quando non si agisce subito il rischio è enorme. Molti leader mondiali non capiscono la minaccia dell’Iran, ma quale è il ruolo di un vero leader se non identificare le minacce in anticipo?”.

(ALS)

EST/GSA


20 Mar 2026 - 12:03

Referendum giustizia: le ragioni del No

(ALS) – MILANO, 20 MAR – Referendum giustizia, le ragioni del voto secondo i sostenitori del No:

  • Una riforma “ingiustificata” sul piano costituzionale. Per separare completamente le carriere di giudici e PM non sarebbe stato necessario modificare la Costituzione: una legge ordinaria sarebbe stata sufficiente per impedire definitivamente il passaggio da una funzione all’altra o per prevedere concorsi e tirocini differenziati. La riforma fa invece qualcosa in più: divide la magistratura in due ordini distinti, governati da organi diversi.
  • Rischio per l’indipendenza dei pubblici ministeri. Trasformare i PM in un corpo a parte, autogovernato da un proprio CSM, rischia di allontanarli dalla cultura professionale condivisa con i giudici, trasformandoli in figure più simili a funzionari di polizia, meno attente ai diritti degli indagati e più orientate a ottenere condanne. La separazione aprirebbe inoltre la strada a differenziare le garanzie di indipendenza tra magistratura giudicante e requirente, gettando le basi per un possibile controllo politico sulle indagini.
  • Problema già in gran parte risolto. I critici sottolineano che non si tratta di un reale problema della magistratura italiana: appena lo 0,2% dei magistrati decide di cambiare funzione nel corso della propria carriera. Inoltre, la Legge Cartabia permette già oggi di cambiare funzione una sola volta entro i primi 10 anni di carriera.
  • Uno squilibrio nel peso della politica. Il professor Enrico Grosso, presidente onorario del comitato “Giusto dire NO”, sostiene che la riforma mira a cambiare l’equilibrio tra i poteri dello Stato a sfavore della magistratura. La segretaria del Pd Elly Schlein ritiene che l’obiettivo del governo sia “spaccare il CSM in tre per indebolire l’indipendenza della magistratura”. (ALS)

POL/RS


20 Mar 2026 - 12:02

Salvini sul lascito di Bossi: «Siamo qui grazie a lui»

(ALS) – MILANO, 20 MAR – “Tutti noi siamo qui grazie a una sua idea”: in questi termini Matteo Salvini ha ricordato Umberto Bossi in una lunga intervista a Radio Libertà, la vecchia Radio Padania Libera. Intervenendo in diretta, Salvini ha omaggiato così il lascito del fondatore del Carroccio: «È una eredità morale, valoriale, spirituale, di battaglia: mai mollare, mai arrendersi, se si cade ci si rialza». Il segretario della Lega ha ricordato che il “Senatùr” ha sempre rinnovato la tessera ed è rimasto un militante del partito. La prima riflessione a caldo di Salvini alla notizia della morte di Bossi all’ospedale Circolo di Varese era stata questa, su X:  «Coraggio, genio, passione, fatica, amore, rivoluzione, radici, libertà”. Rivolgendosi direttamente al fondatore del Carroccio, aveva aggiunto: «Avevo 17 anni quando ti ho incontrato e mi hai cambiato la vita. Oggi ne ho 53 e ti saluto, nel giorno della Festa del Papà, con una lacrima ma con la stessa gratitudine, lo stesso orgoglio e la determinazione a non mollare mai, come ci hai insegnato». Quindi l’impegno a non tradire l’anima delle origini della Lega: «Il tuo immenso popolo ti rende omaggio e continuerà a camminare sulla strada che hai tracciato: quella della Libertà. Ciao, Capo. A Dio». (ALS)

POL/MP


20 Mar 2026 - 11:48

Bossi e la parabola fallita del federalismo italiano

(di Andrea Pauri) (ALS) – MILANO, 20 MAR – C’è stato un tempo in cui la politica italiana tremava per una voce roca che veniva dal Nord. Non dai salotti romani, non dalle segreterie di partito, ma dalle piazze, dai capannoni, dai bar di provincia. Umberto Bossi non è stato solo un leader: è stato un sintomo. E, per un tratto non breve della nostra storia, anche una risposta. La sua morte chiude una parabola che racconta molto più dell’uomo. Racconta un Paese.
Alla fine degli anni Ottanta, quando tutto sembrava immobile, la nascita della Lega fu una scossa. Vera. Salutare. Non era solo protesta: era rappresentanza che mancava. In un’Italia ancora dominata dai grandi partiti della Prima Repubblica, una parte consistente del Nord produttivo si scoprì senza voce. Tasse alte. Una macchina statale percepita come inefficiente. Una frattura economica evidente tra un Nord che correva e un Sud che arrancava. E soprattutto la sensazione, diffusa e radicata,  che la ricchezza prodotta venisse redistribuita senza controllo, senza trasparenza, senza ritorno.
In quel vuoto si infilò Bossi. O forse: da quel vuoto nacque.
La sua intuizione fu semplice e potente. Se nessuno rappresenta quel pezzo d’Italia, bisogna costruire un partito che lo faccia. Non fu un’operazione di palazzo. Fu, all’inizio, un moto di società civile. Piccoli imprenditori, artigiani, professionisti. Gente che non chiedeva rivoluzioni ideologiche, ma riconoscimento. Efficienza. Autonomia. Rispetto.
E qui sta il primo Bossi. Quello meno ricordato, ma più interessante. Allievo, diretto o indiretto, del pensiero del politologo Gianfranco Miglio, Bossi portò nel dibattito pubblico italiano un tema che per decenni era rimasto marginale: il federalismo. Non come slogan, ma come architettura dello Stato. Più poteri ai territori. Più responsabilità. Meno centralismo romano. L’idea, quasi rivoluzionaria per l’Italia, che chi spende debba rispondere di ciò che spende. Era una sfida seria. E, in fondo, moderna. Poi però la storia ha preso un’altra strada.
La Lega entra nel sistema che voleva scardinare. Scende a patti con Roma. Partecipa ai governi di Silvio Berlusconi. E lì qualcosa cambia. Lentamente, ma inesorabilmente.
Il linguaggio resta ruvido, identitario, spesso sopra le righe. Ma la sostanza si ammorbidisce. Il progetto federalista si diluisce. Diventa trattativa. Diventa negoziazione continua. Diventa, ed è qui il punto, gestione.
La Lega smette di essere una forza di trasformazione e diventa qualcosa di diverso: una sorta di sindacato territoriale del Nord. Non più un partito che ridisegna lo Stato, ma uno che cerca di ottenere qualche vantaggio per i propri elettori. Ministero per ministero. Decreto per decreto. Emendamento per emendamento. È la palude romana. Quella che inghiotte tutti. Bossi resiste, a modo suo. Tiene insieme il partito con il carisma, con i riti, con una narrazione potente fatta di simboli, il Carroccio, Pontida, il Po, ma la spinta originaria si affievolisce. Il federalismo resta parola. Sempre più spesso vuota. Poi arrivano gli anni della crisi personale e politica. Gli scandali. La malattia. Il logoramento interno. E infine il passaggio di consegne.
Con Matteo Salvini la trasformazione si completa. E si capovolge. La Lega smette di essere “Nord” e diventa “nazionale”. Abbandona la secessione, accantona il federalismo, dimentica la responsabilizzazione dei territori. Abbraccia un’impostazione centralista, sovranista, identitaria su scala nazionale. Il partito nato contro Roma finisce per parlare il linguaggio di Roma. E per contendersi Roma.È qui che la parabola di Bossi diventa amara.
Perché l’intuizione iniziale di dare voce a un pezzo reale del Paese, di costruire un modello istituzionale più equilibrato, responsabilizzare i livelli locali aveva una sua forza. Una sua dignità politica. Anche una sua utilità storica. Ma quella spinta si è progressivamente spenta. Non per caso, ma per adattamento. Per convenienza. Per sopravvivenza.
Bossi è stato tutto questo insieme. Visione e contraddizione. Rottura e integrazione. Radicalità e compromesso. Ha aperto una crepa. Non è riuscito a trasformarla in un nuovo edificio. Oggi, guardando indietro, resta l’eco di quella voce. Ruvida, imperfetta, a tratti sgradevole. Ma capace, per un momento, di intercettare qualcosa di vero. Poi, come spesso accade nella politica italiana, quel “qualcosa” si è perso lungo la strada. E la storia è tornata, silenziosamente, al punto di partenza. O quasi.(ALS)


20 Mar 2026 - 11:46

Iran, Trump: «Nessun invio di soldati»

(ALS) – MILANO, 20 MAR – Il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato ieri che nessuna forza di terra sarà inviata in Iran: «Se avessi intenzione di farlo, certamente non ve lo direi, ma non sono intenzionato a schierare truppe» ha detto alla stampa durante l’incontro con la prima ministra giapponese Sanae Takaichi. Per giorni si era ipotizzato uno sbarco di marines sull’isola di Kharg, la principale piattaforma per l’export di petrolio iraniano. «L’Iran è una seria minaccia per il Medio Oriente e per il mondo, la nostra incursione finirà presto», ha aggiunto. Proprio durante il meeting, il presidente statunitense ha giustificato con una battuta la scelta di non allertare preventivamente gli alleati dell’attacco iniziato il 28 febbraio, rispondendo a una giornalista giapponese: «Volevo l’effetto sorpresa! Chi meglio dei giapponesi lo conosce? Perché non ci avete avvertito di Pearl Harbor?». La risposta, riferita all’attacco giapponese contro la marina statunitense che aprì il conflitto tra i due Paesi durante la Seconda Guerra Mondiale, ha suscitato imbarazzo in Takaichi. (ALS)
EST/VB


20 Mar 2026 - 11:40

Femminicidio a Bergamo: lei vuole lasciarlo, lui la uccide dopo dieci mesi di matrimonio

ALS – BERGAMO, 20 MAR – Valentina Sarto, 42 anni, barista nello storico locale dei tifosi della Curva Nord dell’Atalanta, è stata trovata morta nella camera da letto della sua abitazione nella mattinata del 18 marzo. Il marito, Vincenzo Dongellini, 49 anni, magazziniere disoccupato, è stato trovato poco più in là in stato confusionale e con ferite ai polsi. Ad allertare i soccorsi è stata la figlia dell’uomo, dopo una telefonata del padre: «Ho litigato con Vale, l’ho colpita, credo stia male». I due erano sposati dal 24 maggio 2025, ma il matrimonio era presto diventato un calvario: gelosia ossessiva, maltrattamenti. A febbraio Valentina aveva confessato al marito di essersi avvicinata a un altro uomo, Moris Panza, 41 anni, che l’aveva esortata a lasciarlo e a sporgere denuncia. Lei aveva risposto che ci avrebbe pensato, ma non ha fatto in tempo ad allertare le autorità. Con la morte di Valentina Sarto salgono a undici le donne uccise in Italia nel 2026, secondo i dati dell’Osservatorio femminicidi-lesbicidi-transcidi di “Non una di meno”. (ALS)
CRO/FP

 


20 Mar 2026 - 11:37

Tram deragliato: il conducente era al telefono fino a 12 secondi prima

(ALS) – MILANO, 20 MAR – Il conducente del tram 9, deragliato a Milano il 27 febbraio, era al telefono con un collega fino a 12 secondi prima che il mezzo saltasse la fermata. Secondo gli ultimi accertamenti della Polizia locale la chiamata, vietata durante il servizio, sarebbe durata 3 minuti e 40 secondi. In questo lasso di tempo avrebbe raccontato al collega del suo dolore al piede, dovuto a una botta presa mezz’ora prima durante le operazioni di discesa della rampa. I sospetti della procura sono che sia stata la distrazione, e non un malore, a causare il deragliamento per il quale hanno perso la vita due persone. Secondo la versione del macchinista, invece, una “sincope vasovagale” scatenata dal trauma all’alluce gli avrebbe fatto perdere i sensi. Gli inquirenti hanno chiesto materiale tecnico sul Tramlink, la documentazione lavorativa sul tranviere e le circolari interne Atm per l’uso dei telefoni mobili in cabina. (ALS)

CRO/AS


20 Mar 2026 - 11:33

Umberto Bossi, chi era “Il Senatùr”

(ALS) – 20 MAR, MILANO – Umberto Bossi era nato a Cassano Magnano (VA) nel 1941. Figlio di un operaio e di una portinaia è stato uno dei politici più influenti nella nascita della cosiddetta seconda Repubblica. Dopo una breve parentesi come cantautore e come studente alla facoltà di Medicina all’Università di Pavia (di cui non prenderà mai la laurea), Bossi si è dedicato alla politica militando nei primi anni ’70 in alcuni partiti di sinistra. Nel 1979 comincia a spostare il suo orientamento da sinistra verso “un’altra cosa”. In quell’anno conosce Roberto Maroni, con cui condividerà un sodalizio politico che durerà negli anni. Nel 1984 Bossi proprio insieme a Maroni fonda a Varese la Lega Autonomista Lombarda, che trasformerà poi in Lega Nord 1989). Nel 1987 viene eletto senatore acquisendo così il soprannome di “Il Senatùr“, un modo lombardo per definire la carica. Nel 1994 riesce a portare la Lega al governo grazie all’alleanza politica con il partito di Silvio Berlusconi. Ma è solo nel 2001 che Bossi entra realmente a far parte di un governo come Ministro delle Riforme nei governi Berlusconi. Nel 2002 firma la legge sull’immigrazione che porta il suo nome insieme a quello di Gianfranco Fini. Bossi è rimasto a capo della Lega Nord, combattendo battaglie politiche come l’indipendenza della Padania, fino al 2012 anno in cui è stato travolto dallo scandalo sui fondi del partito e si è dimesso da segretario.

Sul piano personale, nel 1975 sposa Gigliola Guidali, da cui ha il figlio Riccardo. Dopo la separazione, conosce Manuela Marrone, con cui ha altri tre figli: Renzo, Roberto Libertà ed Eridano Sirio. Manuela è stata al suo fianco per oltre quarant’anni, anche durante la lunga malattia seguita all’ictus del 2004. (ALS)

POL/PNM


20 Mar 2026 - 11:23

Ventunesimo giorno di guerra in Iran: bombe anche sulla Siria

(ASL) – MILANO, 20 MARZO – Dopo 21 giorni di guerra in Medio Oriente il conflitto si è espanso fino alla Siria. Questa mattina l’esercito israeliano ha detto di aver colpito un «centro di comando» e un deposito di armi delle forze di sicurezza siriane vicino alla città di Suwayda, nel sud del Paese. Ha motivato gli attacchi sostenendo di voler proteggere la comunità drusa siriana, con cui Israele ha una relazione particolarmente stretta. Secondo Israele, lo scopo è evitare che le forze di sicurezza del nuovo governo siriano entrino nel sud del Paese, non solo per proteggere i drusi ma anche per impedire assembramenti di truppe ostili vicino al suo confine settentrionale. Inoltre, Israele sta continuando a distruggere ponti in Libano con l’obiettivo di isolarne il sud e sostenendo che vengano utilizzati da Hezbollah per spostare miliziani e mezzi.

Nel frattempo, sono continuati gli attacchi iraniani alle infrastrutture energetiche di diversi Paesi del Golfo, una risposta al bombardamento compiuto ieri da Israele a un importante impianto iraniano che attinge il gas da South Pars, il grande sito offshore di gas naturale. L’Iran ha colpito due raffinerie in Kuwait, una in Arabia Saudita e anche la raffineria più importante di Israele, ad Haifa. Teheran ha anche ridotto drasticamente la capacità del Qatar di esportare gas, con l’attacco diretto contro il complesso industriale di Ras Laffan, effettuato come ritorsione.

Sul fronte delle vittime, sempre oggi la televisione di stato iraniana ha detto che il portavoce dei Guardiani della Rivoluzione, Ali Mohammad Naeini, è stato ucciso in un bombardamento la cui paternità non è ancora chiara. Appena qualche ora fa Ali Mohammad Naeini aveva risposto al primo ministro Benjamin Netanyahu, che ieri sera aveva sostenuto che l’Iran non avesse più la possibilità di produrre missili balistici. Naeini aveva negato, dicendo che l’Iran non ha problemi coi propri arsenali e che la produzione sta proseguendo normalmente. Poche ore dopo è stata annunciata la sua morte.

Infine, secondo una stima fatta da CNN che raggruppa dichiarazioni di diversi enti e autorità dei singoli Paesi, sia ufficiali che non, il numero delle persone civili e militari che si stima siano state uccise durante questa guerra è salito a oltre 2.200. (ALS)

EST/SMN


20 Mar 2026 - 11:01

++ È morto Umberto Bossi ++

(ALS) – 20 MAR , MILANO – Umberto Bossi è morto. Il fondatore della Lega Nord aveva 84 anni ed era ricoverato all’ospedale di Circolo di Varese. Lo hanno reso noto fonti parlamentari qualificate. Bossi era stato ricoverato mercoledì scorso in terapia intensiva e le sue condizioni erano apparse subito critiche. (ALS)

POL/ARE