La spina nel fianco del presidente degli Stati Uniti Donald Trump porta ancora il nome di Jeffrey Epstein, il finanziere pedofilo morto suicida nel 2019. I deputati democratici della Commissione di Vigilanza della Camera hanno pubblicato nella giornata di ieri, 12 novembre, tre email, selezionate tra migliaia di pagine ricevute ad agosto dagli eredi di Epstein. Al centro delle polemiche c’è un messaggio in cui l’imprenditore afferma che Trump, anni prima di entrare in politica, avrebbe «passato ore» a casa sua con «una ragazza». La destinataria della mail, datata 2011, è Ghislaine Maxwell, ex compagna di Epstein, condannata all’ergastolo per complicità con i suoi crimini. «Voglio che tu ti renda conto che il cane che non ha ancora abbaiato è Trump», scriveva Epstein. A rivelare l’identità della «ragazza» sono stati i deputati repubblicani, facendo il nome di Virginia Giuffre, una delle vittime di Epstein suicidatasi nel 2025.

La risposta della Casa Bianca – Trump si è difeso sia direttamente sul suo social Truth, sia attraverso la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, che ha apertamente accusato i democratici di pubblicare contenuti «in modo selettivo» per «diffamare» il presidente. Leavitt ha inoltre ricordato che Trump «cacciò Epstein dal suo club decenni fa perché faceva il pervertito con le dipendenti, inclusa Giuffre». Nella stessa giornata, la nuova deputata democratica dell’Arizona, Adelita Grjalva, ha annunciato che la sua sarà la 218esima firma della petizione per obbligare l’amministrazione Trump a rendere pubblici tutti i file legati a Epstein. Ha presentato la sua adesione affiancata da due vittime del finanziere. Intanto, la deputata repubblicana Lauren Boebert, firmataria della stessa petizione, è stata convocata nella Situation Room della Casa Bianca: come riporta il Corriere della Sera, alcuni osservatori ritengono che l’amministrazione Trump possa cercare di convincerla a togliere la sua firma.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump

Chi era Virginia Giuffre – «Non penso che Donald Trump abbia partecipato a nulla… Non l’ho mai visto partecipare a quegli atti. Ho sentito che è stato a casa di Epstein, ma non l’ho visto, quindi non so». Queste erano state le dichiarazioni di Giuffre nel 2016 sul caso Epstein in merito al coinvolgimento di Trump. La donna è morta suicida lo scorso 25 aprile: aveva 41 anni. Era stata “reclutata” da Ghislaine Maxwell all’età di 16 anni, mentre lavorava come hostess in una spa, per diventare la massaggiatrice di Epstein. Da allora fu vittima di abusi sistematici da parte del finanziere e dei suoi amici. «Mi passavano in giro come un piatto di frutta», ha raccontato. Tra coloro che accusò figurava Andrea principe d’Inghilterra, poi ex a seguito dello scandalo. Il padre di Giuffre non ha mai creduto all’ipotesi del suicidio, sostenendo che la figlia sia stata «fatta fuori».

Il contenuto delle altre due mail – Le altre due comunicazioni pubblicate dai democratici sono tra Epstein e il giornalista e scrittore Michael Wolff, noto per i suoi libri sulla presidenza Trump. Nella mail che risale al gennaio 2019, Epstein scrive a Wolff che Donald «ovviamente sapeva delle ragazze e aveva chiesto a Ghislaine di smetterla». La terza conversazione risale invece al 2015, la notte di un dibattito televisivo tra i candidati repubblicani alle primarie. Wolff avvisava Epstein che la Cnn stava «valutando di chiedere a Trump del suo rapporto con te», circostanza che poi non si verificò, almeno in diretta. Epstein chiese consiglio su come reagire, e Wolff suggerì di lasciarlo impiccare: «Se dice che non è stato sull’aereo o a casa tua» ciò può portare un vantaggio per «impiccarlo» più avanti oppure «per salvarlo, così sarà in debito».