Se Tulio e Miguel, i protagonisti del classico animato della DreamWorks El Dorado, decidessero oggi di fuggire con l’oro, il loro bottino varrebbe circa sei volte di più di quando il film uscì nelle sale nel 2000. Il metallo prezioso ha raggiunto livelli storici, sospinto da una domanda globale senza precedenti e dall’intensa partecipazione di investitori istituzionali e privati.
Nel dicembre 2025, l’oro ha superato la soglia dei 4.400 dollari l’oncia, mentre l’argento e altri metalli industriali hanno toccato anche loro massimi storici, confermando un trend positivo che ha reso il 2025 uno degli anni più importanti per i mercati dei metalli. La corsa dei prezzi riflette sia dinamiche di mercato tradizionali, sia un clima globale caratterizzato da incertezze economiche, tensioni geopolitiche e fluttuazioni monetarie, fattori che spingono investitori e istituzioni verso beni rifugio.
Solo nel terzo trimestre del 2025 sono state acquistate oltre 1.300 tonnellate, per un valore complessivo di circa 146 miliardi di dollari. Questo volume record riguarda sia le banche centrali sia singoli investitori e fondi comuni che utilizzano il metallo come strumento di diversificazione. Gli ETF (fondi indicizzazti qutotati in borsa)  legati all’oro hanno registrato flussi in entrata consistenti, mentre i grandi gestori di portafoglio hanno aumentato le allocazioni strategiche, inserendo il metallo giallo come protezione contro l’inflazione.

Investimenti e polemiche – Negli ultimi tre anni, le banche centrali hanno intensificato le loro acquisizioni, con oltre 1.000 tonnellate di acquisti netti ogni anno, molto oltre la media storica di 400–500 tonnellate annue registrata prima del 2022. Alcuni Paesi, come Polonia, Brasile e Kazakistan, hanno puntato all’espansione delle riserve auree per aumentare la sicurezza economica nazionale e ridurre la dipendenza dalle valute di riserva tradizionali. Intanto, in Italia, l’oro ha fatto il suo ingresso anche nella polemica politica dopo l’inserimento nel progetto di legge di bilancio 2026 dell’emendamento teso a ribedire che l’oro custodito nei forzieri della Banca d’Italia è di proprietà del popolo italiano. Presentato dal senatore di Fratelli d’Italia Lucio Malan, è stato definito dallo stesso promotore un emendamento che non cambia niente, visto che la Banca d’Italia, benchè controllata da soggetti divenuti privati dopo le riforme bancarie della fine del Novecento, è di fatto un ente di diritto pubblico. E comunque, dopo l’introduzione dell’euro, le riserve auree dei singoli Paesi dell’Eurozona sono di competenza della Banca Centrale Europea. Ma se non cambia niente, perchè presentarlo? Secondo molti osservatori, per dare uno schiaffetto simbolico a un’autorità indipendente, categoria che, come si sa, non è ben vista nei dintorni del partito della premier Giorga Meloni.
L’Italia ha aggiornato periodicamente le proprie riserve e confermato una politica di gestione prudente. Le riserve auree rappresentano una garanzia contro shock finanziari esterni e permettono di gestire con maggiore flessibilità le politiche monetarie nazionali e di ridurre l’esposizione a debiti esteri o obbligazioni sovrane di altri Paesi.
Le aspettative di tagli dei tassi negli Stati Uniti, la crescente competizione commerciale tra grandi economie, le crisi geopolitiche in diverse aree del mondo e la volatilità dei mercati finanziari spingono investitori e governi a privilegiare asset non correlati al debito sovrano o ai profitti aziendali. In questo contesto, analisti e gestori evidenziano come la componente fisica dell’oro, a differenza dei derivati finanziari, offra una protezione tangibile e immediatamente liquidabile.
L’interesse dei privati e dei mercati finanziari si riflette in una maggiore innovazione di prodotti collegati all’oro, dai certificati ai fondi tematici, fino a strumenti legati alla digitalizzazione del metallo e alle nuove piattaforme di trading globale. Questo fenomeno amplifica la disponibilità di oro sul mercato e contribuisce a stabilizzare i prezzi, creando un equilibrio tra domanda fisica e finanziaria. L’analisi dei flussi indica che anche le famiglie e i piccoli risparmiatori hanno aumentato l’esposizione al metallo. Così l’oro si conferma un bene che rassicura ogni investitore. Anche Tulio e Miguel. Almeno per ora.