«Faremo quello che serve per ripristinare le regole in questa Nazione». Lo ha scritto sui social la premier Giorgia Meloni, sotto una fotografia che la ritrae in ospedale mentre stringe la mano a due dei poliziotti rimasti feriti negli scontri di Torino. Più di cento agenti e decine di manifestanti hanno avuto bisogno di cure dopo le violenze scoppiate durante il corteo in sostegno all’Askatasuna, lo storico centro sociale torinese sgomberato a dicembre. E ora il governo vuole accelerare su quel decreto sicurezza, già in cantiere, pensato per inasprire le norme su criminalità minorile, occupazione abusiva e, appunto, manifestazioni. Meloni ha convocato una riunione «per parlare delle minacce all’ordine pubblico di questi giorni e per valutare le nuove norme del decreto sicurezza». All’incontro parteciperanno i sottosegretari alla presidenza Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari, i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani, i ministri dell’Interno, della Giustizia e della Difesa. L’obiettivo è far approdare il pacchetto sicurezza in Consiglio dei ministri già mercoledì 4 febbraio, prima dell’inizio dei Giochi olimpici di Milano-Cortina.
Le nuove norme – Da tre settimane, sul tavolo del governo ci sono 65 nuove norme sulla sicurezza, divise tra un decreto e un disegno di legge. Verrà introdotto uno scudo penale per agenti e altre categorie delle forze dell’ordine: il Pubblico Ministero non potrà iscrivere automaticamente nel registro degli indagati chi tra loro ha usato armi o forza per legittima difesa o stato di necessità. È prevista poi una stretta sulla vendita di lame e coltelli ai minori (a contrasto del cosiddetto fenomeno “maranza”). Si ragiona anche sul rendere «più rapide ed efficaci» le espulsioni di persone migranti ritenute pericolose. E sul tagliare i ricongiungimenti familiari: «Un conto è accogliere chi scappa dalla guerra, un conto è accogliere anche gli altri 20 amici e parenti», ha commentato il vicepremier Matteo Salvini. Ma il leader leghista insiste anche su un altro punto, quello più caldo dopo gli scontri torinesi: il fermo preventivo.
Le regole per le piazze – «Finalità e metodi del corteo di Torino hanno una evidente matrice eversiva e, quindi, potenzialmente terroristica, che va affrontata con strumenti adeguati», ha dichiarato a La Stampa il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Il ministro propone, per evitare a monte episodi violenti, la possibilità di applicare un fermo preventivo di 12 ore prima delle manifestazioni per chi costituisce «un pericolo per il pacifico svolgimento della manifestazione e per la sicurezza e l’incolumità pubbliche». Matteo Salvini si è detto favorevole ad estenderlo fino a 48 ore. A questo si aggiunge l’ipotesi di un Daspo, cioè il divieto di accesso alle infrastrutture pubbliche urbane ed extraurbane, nei confronti di coloro che risultano denunciati o condannati anche in via non definitiva per reati commessi in occasione di manifestazioni. Dopo la discussione in Consiglio dei ministri, il prossimo scoglio per il decreto sicurezza sarà ottenere il via libera del Quirinale, con Sergio Mattarella che attende la versione definitiva della legge per la promulgazione.




