Gli Stati Uniti si ritireranno da 66 organizzazioni, accordi, enti e commissioni internazionali definite contrarie agli interessi della nazione presieduta da Donald Trump. Di queste, 35 non coinvolgono le Nazioni Unite, mentre le restanti 31 riguardano direttamente l’Onu. Ad annunciarlo è stato lo stesso Trump, in un memorandum pubblicato mercoledì 7 gennaio. Per quanto la lista delle retromarce sia variegata, il clima occupa una posizione di spicco. Nello specifico colpisce il ritiro dalla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc), uno dei cardini internazionali nell’ottica del contrasto alla crisi climatica.
La questione climatica – Si tratta dell’ennesimo atto di disimpegno americano rispetto alla cooperazione internazionale: in passato, l’amministrazione aveva già sospeso il sostegno all’Organizzazione mondiale della sanità, all’Organizzazione delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi (Unrwa), al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite e all’UNESCO. I nuovi ritiri delineano in maniera ancor più netta l’isolamento americano rispetto al resto del mondo, nel nome di «America First». Oltre all’addio all’ Unfccc, che aveva visto gli Usa tra i primi firmatari nel 1992 e che al momento coinvolge tutti i Paesi del mondo, Trump aveva già annunciato che il 20 gennaio l’uscita dal protocollo di Parigi del 2016. Non solo, il ritiro coinvolgerà anche l’Intergovernmental panel on climate change (la più autorevole voce Onu sul clima), l’International renewable energy association per quanto riguarda le rinnovabili, L’Un Energy e l’International union for conservation of nature. Come riportato da LaPresse, il dipartimento di Stato yankee ha comunicato in una nota: «L’Amministrazione Trump ha scoperto che queste istituzioni sono ridondanti nella loro portata, mal gestite, inutili, dispendiose, sfruttate dagli interessi di attori che perseguono i propri obiettivi contrari ai nostri, o rappresentano una minaccia per la sovranità, le libertà e la prosperità generale della nostra nazione».
Gli altri ritiri – In parallelo rispetto alla battaglia contro la scienza del clima, spesso definita da Trump come «una bufala» o «una truffa», la lista delle rinunce americane copre pressoché tutti gli ambiti. Gli Stati Uniti abbandoneranno organizzazioni che si occupano di istruzione (UN University, Education cannot wait), flussi migratori (Global forum on migration and development), giustizia (International law commission) e cultura (International federation of arts councils and culture agencies). Il segretario di Stato Marco Rubio, in un comunicato ufficiale, ha esposto le ragioni di tali decisioni: «Ciò che è iniziato come un quadro pragmatico di organizzazioni internazionali per la pace e la cooperazione si è trasformato in una tentacolare architettura di governance globale, spesso dominata da un’ideologia progressista e slegata dagli interessi nazionali». La lotta al «wokismo» sembra quindi aver superato i confini dei diritti civili e delle università, coinvolgendo qualsiasi istituzione che appaia in conflitto con gli interessi degli Usa. «Cerchiamo la cooperazione laddove sia utile al nostro popolo e resteremo fermi laddove non lo sia», ha aggiunto Rubio.
I dubbi – Se i sostenitori di Trump esultano di fronte alla notizia, lo stesso non si può dire delle organizzazioni direttamente coinvolte o di alcuni funzionari americani. Gina McCarthy, consigliere per il clima di spicco durante la presidenza di Joe Biden, ha commentato al The Guardian: «Si tratta di una decisione miope, imbarazzante e sciocca. Questa amministrazione sta rinunciando alla capacità del nostro Paese di influenzare investimenti per migliaia di miliardi di dollari, politiche e decisioni che potrebbero far progredire la nostra economia e proteggerci da costosi disastri che stanno devastando il nostro Paese». Il Sole 24Ore solleva inoltre un interrogativo interessante: non è chiaro se Trump abbia davvero il potere di ordinare tali marce indietro. L’accordo di Parigi 2016, ad esempio, era stato ratificato dal Senato all’unanimità e sembra improbabile che il presidente possa decidere in completa autonomia. Per il momento, la Corte Suprema non ha sciolto i dubbi. In ogni caso, occorrerà attendere per vedere le fuoriuscite messe in pratica. C’è però un precedente storico a favore di Trump: il ritiro ordinato nel 2002 da George W. Bush dal trattato sui missili anti-balistici.




