Per la prima volta nella storia dei Giochi, le gare del pattinaggio di velocità si svolgeranno su una pista indoor temporanea. Per Mark Messer, ice master con sei Olimpiadi di esperienza sulle spalle, sarà una delle sfide più grandi della carriera. È da Calgary 1988 che Messer si assicura che il ghiaccio, per questa disciplina, sia nelle migliori condizioni possibili in ogni momento del torneo. A Milano Cortina si occuperà dell’impianto provvisorio allestito nei padiglioni di Rho Fiera dove, in quello che è stato soprannominato Milano Ice Park, pochi metri più in là si terranno anche le gare di hockey del torneo femminile. Il maestro delle piste da hockey olimpiche è Don Moffatt, anche lui canadese, veterano dei Giochi e alle prese con sfide senza precedenti nella storia olimpica.
L’ice master – Un po’ scienziato, un po’ custode. L’ice master è la figura responsabile delle superfici ghiacciate e, alle Olimpiadi, è a capo di una squadra di tecnici provenienti da tutto il mondo. Durante i Giochi lavora anche dodici ore al giorno: misura costantemente i parametri del ghiaccio, pronto a regolarlo e rifarlo affinché sia perfetto per la competizione. Le superfici vengono influenzate dai più piccoli sbalzi di temperatura e umidità. Persino la presenza del pubblico e il calore delle luci artificiali sono in grado di scombussolare il delicato gioco di equilibri. E alle Olimpiadi il risultato deve essere sempre perfetto. Ne va della buona riuscita dell’evento, ma anche della sicurezza degli stessi atleti.
A ognuno il suo – Il ghiaccio cambia per ogni disciplina. Quello dell’hockey, di cui si occupa Moffatt, viene tenuto a una temperatura compresa tra i -5 e i -4 gradi Celsius. Non deve essere morbido per non far incidere troppo i pattini sulla superficie, cosa che rallenterebbe i giocatori e farebbe riempire la pista di neve generata dalle frenate e dai cambi di direzione. Ma non deve nemmeno essere troppo duro, perché sarebbe troppo veloce e le lame farebbero meno presa. Il ghiaccio più morbido e caldo è quello del curling, che prima delle gare viene innaffiato con delle gocce d’acqua per formare piccoli dossi che fanno scivolare meglio le pietre da 20 chili. Anche per il pattinaggio artistico serve una superficie morbida, tenuta a 5 gradi sottozero e spessa almeno 5 centimetri, così da garantire una spinta adeguata per i salti e attutire a dovere l’atterraggio.

La pista da hockey del Madison Square Garden di New York
Il pattinaggio di velocità – Ma il ghiaccio più difficile è quello del pattinaggio di velocità, perché richiede temperature differenti nei diversi tratti dell’anello: in curva deve far sì che le lame facciano presa, mentre sui rettilinei viene lasciato più duro per favorire la velocità. Viene tenuto a una temperatura compresa tra i -7 e -9 gradi centigradi ed è spesso 3,5 centimetri. Per fare il primo strato ci vogliono circa 45 minuti, poi bisogna ripetere circa un centinaio di volte, versando l’acqua da un tubo che viene accompagnato a piedi per tutta la pista. Messer, per spandere in maniera più uniforme, lega l’estremità del tubo alla spatola di un bastone da hockey. A Calgary, alla sua prima Olimpiade, era la prima volta che le gare si disputavano indoor. Oggi è responsabile del ghiaccio della prima pista olimpica di speed skating temporanea della storia.

Il Richmond Olympic Oval, sede delle gare di pattinaggio di velocità durante Vancouver 2010
La scienza del ghiaccio – Per fare una pista da zero, bisogna prima posare cinque centimetri di isolante sul cemento, poi un telo di plastica e i tappetini con il glicole, il liquido refrigerante. Queste sono le fondamenta su cui vengono installate balaustre e vetrate e su cui viene versata l’acqua poco alla volta. Le linee e i loghi vengono dipinti su uno strato intermedio del ghiaccio, colorato di bianco per garantire una visibilità ottimale. Oltre all’acidità e alla durezza dell’acqua, è fondamentale tenere d’occhio il totale dei solidi disciolti (tds), un parametro di purezza che determina compattezza e chiarezza del ghiaccio. Quello del pattinaggio di velocità deve essere il più pulito possibile, perché le impurità non fanno fare presa alle lame. Ma non ce ne possono nemmeno essere troppo poche, perché sono loro a legare la lastra e renderla omogenea. La superficie deve resistere ai pattini degli atleti e non deve scomporsi sotto il peso degli Zamboni, le macchine per il rifacimento del ghiaccio che pesano sei tonnellate e passano più volte al giorno per rimettere a nuovo lo strato superficiale.
Tempi stretti – Quando Messer è arrivato in Italia, le fondamenta della pista erano già pronte. Una volta fatto il ghiaccio, a fine novembre 2025 ci hanno disputato le gare di Coppa del Mondo under 19 come test event. Di solito, gli eventi di prova per le Olimpiadi vengono organizzati con circa un anno di anticipo. Anche Moffatt, fino alle finali di Scudetto e Coppa Italia di inizio gennaio, non ha potuto verificare la tenuta della superficie di Santa Giulia, dove si terrà il torneo maschile di hockey. Dal 31 gennaio sono arrivati gli atleti per svolgere i primi allenamenti sugli impianti olimpici e in molti si sono chiesti in che condizioni avrebbero trovato le piste. Il sindacato dei giocatori Nhl, la lega di hockey nordamericana, ha comunicato che si aspetta un ghiaccio perfetto per il ritorno dei suoi atleti dopo due edizioni di assenza. I test sono andati bene e il grosso del lavoro è stato fatto. Ma anche per un ice master l’ultimo miglio è sempre il più impegnativo.




