Si è aperto un nuovo capitolo del caso Paragon. La vicenda spionistica si prepara a fare il suo ingresso ufficiale nell’aula del Parlamento europeo, dove lunedì 16 giugno si terrà una discussione in plenaria sulla questione dell’uso di spyware nei paesi dell’Unione. La vicenda, che negli ultimi mesi ha coinvolto direttamente l’Italia, sarà affrontata nel contesto della sorveglianza digitale e della tutela dei diritti fondamentali, a partire da due dichiarazioni formali del Consiglio e della Commissione europea.
Il caso – La controversia ruota attorno all’utilizzo del software israeliano Graphite, sviluppato da Paragon Solutions, capace di infiltrarsi nei dispositivi mobili senza l’interazione dell’utente. In Italia, le società tecnologiche americane Meta e Apple hanno notificato a diversi soggetti – tra cui giornalisti e attivisti – di essere stati spiati tramite questo tipo di tecnologia. Tra i nomi emersi vi erano Francesco Cancellato e Ciro Pellegrino, rispettivamente direttore e giornalista del quotidiano online Fanpage, e l’attivista Luca Casarini, fondatore dell’organizzazione Mediterranea Saving Humans. La relazione recentemente pubblicata dal Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica) ha confermato che Casarini era oggetto di attività di sorveglianza da anni, iniziate durante il governo Conte II e successivamente rinnovate dall’esecutivo Meloni. Nessuna risposta chiara, invece, è stata fornita sul caso di Pellegrino, mentre su Cancellato il comitato parlamentare ha solo escluso che lo spionaggio sia stato effettuato dai servizi segreti italiani.
Governo e Paragon Solutions – Il governo ha più volte ribadito che l’utilizzo di strumenti come Graphite è avvenuto solo in contesti di sicurezza nazionale, con autorizzazioni legali e senza coinvolgimento di giornalisti. Tuttavia, Paragon Solutions ha affermato di aver interrotto il contratto con l’Italia a causa di violazioni del “codice etico” previsto per l’impiego del software. Secondo l’azienda, era stata offerta al Copasir la possibilità di consultare i registri per individuare i responsabili dello spionaggio ai danni di Fanpage, ma tale offerta sarebbe stata rifiutata. Una versione prontamente smentita dal comitato parlamentare, che ha dichiarato di aver svolto tutti gli accertamenti possibili senza trovare riscontri concreti su Cancellato. Affermando di non poter permettere all’azienda israeliana di fare verifiche senza che questo comporti l’accesso a dati sensibili conservati negli archivi dei servizi.
Le reazioni – La questione ha scatenato una forte ondata di reazioni, sia in ambito politico che giornalistico. Roberto Saviano ha accusato il governo di proteggere chi spia invece delle vittime. La Federazione nazionale della stampa e l’Ordine dei giornalisti hanno presentato una denuncia contro ignoti alla Procura di Roma, mentre eurodeputati di PD, M5S e Alleanza Verdi e Sinistra hanno portato il caso all’attenzione delle istituzioni europee. Interpellata in merito, la vicepresidente esecutiva della Commissione europea Henna Virkkunena ha dichiarato che qualsiasi accesso illegale ai dati dei cittadini, in particolare di giornalisti e oppositori politici, «è da considerarsi inaccettabile». Ha inoltre ricordato l’esistenza di una normativa europea che tutela la riservatezza delle comunicazioni, anche nei casi in cui vi siano motivi legati alla sicurezza nazionale.
Le raccomandazioni europee – Nel dibattito di lunedì a Bruxelles si parlerà anche delle raccomandazioni emerse due anni fa dalla commissione parlamentare che aveva indagato sul caso Pegasus, un altro software di spionaggio finito al centro di polemiche internazionali. Molte di quelle raccomandazioni, ha sottolineato la Commissione, non sono state ancora attuate dai governi europei. Da qui l’urgenza di rilanciare un impegno forte a tutela dei diritti digitali e dello stato di diritto. Secondo Gaetano Pedullà, eurodeputato del Movimento 5 Stelle, la Commissione deve andare avanti con determinazione, garantendo che in Italia – come nel resto dell’Unione – «non si tollerino abusi né violazioni sistematiche della privacy».