A quasi due settimane dalla strage in cui le fiamme hanno trasformato un locale brulicante di vita in un macabro camposanto, Crans-Montana continua a fare i conti con le conseguenze della tragedia. Mentre decine di feriti lottano ancora tra la vita e la morte negli ospedali svizzeri e italiani, la Procura del Vallese allarga il perimetro delle responsabilità: non più soltanto i gestori del locale “Le Constellation”, ma anche il Comune finisce ora sotto la lente degli inquirenti.
L’inchiesta si allarga – La Procura generale del Cantone del Vallese ha ufficialmente esteso l’indagine all’amministrazione comunale di Crans-Montana. Al centro degli accertamenti ci sono i mancati controlli antincendio negli ultimi cinque anni, omissioni che sarebbero state ammesse dagli stessi vertici istituzionali. Il sindaco Nicolas Féraud e la vice sindaca Nicole Bonvin Clivaz hanno confermato l’assenza di verifiche periodiche, assumendosene la responsabilità politica e amministrativa. Gli inquirenti stanno ora ricostruendo la catena delle competenze tra Comune e Cantone, titolare della legislazione sulla protezione incendi. Resta centrale la posizione dei coniugi Jacques Moretti e Jessica Maric, titolari del “Le Constellation”. L’uomo è in custodia cautelare per rischio di fuga, in attesa della decisione del Tribunale sulla convalida dell’arresto. Secondo la RTS (Radio Tèlèvision Suisse), durante l’interrogatorio avrebbe ammesso che la notte dell’incendio la porta di emergenza al piano terra era chiusa a chiave dall’interno e di aver sostituito personalmente i materiali fonoassorbenti poi risultati infiammabili e non a norma. Per la moglie Jessica la Procura ha chiesto gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico; in un video acquisito agli atti si intravede una sagoma che, secondo alcuni testimoni sarebbe la donna mentre si allontana dalle fiamme.
Le vecchie indagini sui gestori – L’inchiesta attuale riporta alla luce anche precedenti giudiziari mai sfociati in condanne. Nel 2020 i Moretti erano stati indagati per l’utilizzo dei prestiti Covid: avevano ottenuto 75.500 franchi, parte dei quali sarebbe stata usata per acquistare una Maserati. Il procedimento si era chiuso con un non luogo a procedere. Nel 2022, invece, l’Ispettorato del lavoro era intervenuto dopo le denunce di alcuni dipendenti per presunte irregolarità su orari, lavoro notturno e riposi non rispettati. Anche in questo caso, gli esiti dei controlli non sono mai stati resi pubblici.
Le condizioni dei feriti- Sul fronte sanitario, resta gravissima la situazione di molti sopravvissuti. Ottanta persone sono ancora ricoverate in Svizzera e all’estero. Tra loro c’è Leonardo Bove, 16 anni, trasferito in elicottero dall’ospedale di Zurigo al Centro grandi ustioni del Niguarda di Milano. Il ragazzo presenta lesioni su oltre il 50% del corpo e gravi danni da inalazione di fumi tossici. È in prognosi riservata, come gli altri undici pazienti ricoverati nella struttura milanese. Attorno a lui si è stretta una vasta rete di solidarietà, mentre la sua scuola e la comunità sportiva (il ragazzo è una promessa del calcio) seguono ogni aggiornamento.
La dinamica della strage – La tragedia si è consumata poco dopo la mezzanotte del 1° gennaio. All’interno del “Le Constellation”, forse affollato ben oltre la capienza (l’inchiesta riguarda anche questo tema), l’incendio si è propagato rapidamente, alimentato da materiali infiammabili e innescato forse dalla presenza di bottiglie con fontane pirotecniche. In pochi istanti il fumo ha invaso i locali sotterranei, rendendo impossibile orientarsi. Molti giovani sono rimasti intrappolati, disorientati e soffocati prima ancora di poter tentare la fuga. Secondo il rapporto degli inquirenti italiani, 34 delle 40 vittime sono state ritrovate accatastate sulle scale che dal seminterrato conducevano all’esterno. Quella che avrebbe dovuto essere la principale via di fuga si è trasformata in una trappola: il corrimano in legno ha ceduto sotto il peso dei corpi. Tre vittime sono morte sul marciapiede, subito dopo aver raggiunto l’uscita. Le indagini hanno rilevato che durante una ristrutturazione del 2015 la larghezza delle scale era stata ridotta da tre metri a poco più di uno, un dettaglio che potrebbe aver inciso in modo decisivo sull’elevato numero di morti. Dalle 350 pagine del fascicolo penale emergono i racconti dei presenti. Molti testimoni, soprattutto quelli che si trovavano nel seminterrato, hanno riferito di non aver visto uscite di sicurezza segnalate né dispositivi antincendio. Ragazzi e ragazze parlano di una folla in preda al panico, ammassata davanti a una piccola porta d’ingresso, senza alternative di fuga. Una ex dipendente ha dichiarato di non aver notato alcuna segnaletica verde o indicazione di emergenza.
Le responsabilità – Le famiglie delle vittime si preparano a costituirsi parte civile e chiedono che la catena delle responsabilità venga estesa a tutti i livelli, dai gestori alle istituzioni. Intanto, la coincidenza temporale con l’entrata in vigore della nuova legge cantonale che riduce la responsabilità civile dei Comuni (nuovo art.37 cpv.5) ha acceso un duro dibattito giuridico e politico. La norma, diventata operativa soltanto 86 minuti prima del rogo che ha provocato 40 vittime e più di 100 feriti, ha immediatamente acceso un duro confronto sul piano giuridico: secondo numerosi esperti la legge appena entrata in vigore potrebbe consentire al Comune di Crans-Montana di evitare richieste di risarcimento di entità milionaria, anche se spetterà ai giudici stabilire se le eventuali mancanze maturate negli anni precedenti, quando era in vigore il vecchio quadro normativo, possano comunque essere contestate.




