«Nel buio abbiamo sentito un tonfo, poi Daniel era scomparso». È con queste parole che gli amici raccontano la caduta di Daniel Esteban Camera Garcia, 19 anni. Una caduta mortale avvenuta durante l’esplorazione notturna di una fabbrica abbandonata ad Alzano Lombardo, in provincia di Bergamo. È accaduto nella notte fra sabato 13 dicembre e domenica 14, quando il ragazzo non ha visto la voragine nel tetto di un vecchio stabilimento Italcementi, ed è precipitato per cinque metri. Inutili i tentativi di rianimazione da parte di uno dei quattro compagni di esplorazione: la chiamata al 112 è partita poco dopo l’una di notte, poi l’arrivo dell’ambulanza. Ma non c’è stato niente da fare.
La ricostruzione – Daniel era uscito a cena con gli amici. «Mi ha salutato ed è andato a mangiare fuori», racconta il padre, Fabio Camera. I ristoratori che hanno servito la comitiva ricordano la tavolata come tranquilla: «Un gruppo in cui nessuno aveva esagerato con l’alcol», dice il titolare. Ma è proprio durante la cena che sarebbe nata l’idea di proseguire la serata con un’avventura di urbex. “Urbex” significa urban exploration, esplorazione urbana, e consiste nella perlustrazione di edifici abbandonati. A qualche chilometro dal ristorante c’è la suggestiva fabbrica di fine Ottocento in Val Seriana, che il gruppo di amici ha deciso di visitare in notturna. A quanto pare, però, non erano attrezzati a dovere: non tutti avevano le torce adatte. Si scavalcano le recinzioni e si è subito al cospetto del gigante di cemento abbandonato, le ciminiere che svettano come pinnacoli. Entrati per scattare delle fotografie suggestive fra le viscere del relitto industriale, i quattro compagni sono arrivati fino al tetto. Tutt’intorno graffiti, segno di esplorazioni precedenti. Daniel, a quanto pare, era il primo della fila. Quindi, nella notte, il passo falso, e poi il vuoto.
Il fascicolo già chiuso – La procura di Bergamo, guidata da Maurizio Romanelli e con il pm Emanuele Marchisio, aprirà da prassi un fascicolo investigativo, ma senza ipotesi di reato né indagati. La ricostruzione per gli inquirenti è chiara, e non servono altri approfondimenti. Il padre Fabio, tuttavia, segnala il ritardo dei soccorsi: «L’ospedale è a un chilometro dalla fabbrica, l’ambulanza è arrivata dopo venti minuti. Per tutto quel tempo, l’amico è andato avanti con il massaggio cardiaco. Se fossero arrivati prima, chi lo sa».
Cos’è urbex – L’idea di esplorare strutture “proibite” o dimenticate nasce prima del termine: a Parigi, nel corso dell’Ottocento, sono già documentate le prime esplorazioni di catacombe da parte di artisti, scrittori e studenti. Questa curiosità è poi proseguita per tutta l’era industriale: fabbriche dismesse, ponti, infrastrutture abbandonate. Ancora non esisteva la parola “urbex”, né il movimento che vi è connesso, ma l’avanscoperta in luoghi di archeologia industriale era già diffusa. Poi, negli anni Ottanta, a Toronto, nasce una vera scena organizzata: Jeff Chapman, pioniere e teorico della disciplina, conia il termine di urbex. Un’attività che si impernia su tre valori principali: esplorazione come atto di conoscenza, rispetto dei luoghi, rifiuto del vandalismo. Il motto, infatti, è: “Take nothing but pictures, leave nothing but footprints”. Tradotto: “Non prendere altro che immagini, non lasciare nulla se non impronte”. Con l’esplosione di internet e dei social, l’esplorazione di luoghi abbandonati e fatiscenti si lega alla condivisione di immagini, e l’urbex conosce un vero e proprio boom di popolarità: alla corrente documentaria, tuttavia, se ne aggiunge una più spettacolare e performativa. Che, sulla scorta della spinta emulativa di esempi estremi, può diventare pericolosa.




