«Non volevo perdere l’affidamento di nostro figlio. L’ho uccisa». Ha confessato Claudio Carlomagno, è stato lui la mattina del 9 gennaio ad aver ucciso sua moglie Federica Torzullo, 41anni, funzionaria delle Poste di Fiumicino. Il corpo era stato ritrovato nove giorni dopo, in una buca dietro l’azienda del marito ad Anguillara Sabazia (Roma), dove i due vivevano. Ventitré coltellate, 19 al volto, il corpo bruciato, fatto a pezzi e sepolto con una ruspa. Poi la denuncia di scomparsa da parte del marito. Ora l’accusa è di «femminicidio e occultamento di cadavere», ma per il procuratore Alberto Liguori restano «zone d’ombra su cui vorremmo fare luce. Per i tempi così contingentati, 45 minuti circa, come li ha descritti, riteniamo che ci sia qualcosa che non quadra».

Il ritrovamento del corpo di Federica Torzullo nel terreno dietro l’azienda del marito Claudio Agostino Carlomagno (foto Ansa)

L’arresto – Dopo quattro ore e mezza di interrogatorio, a pochi giorni dall’arresto (era l’unico indagato), la gip di Civitavecchia Viviana Petrocelli ha confermato il carcere per il 47enne. L’uomo «non dispone di una solidità economica tale da sostenere una latitanza», ha dichiarato. Non ci sarebbe pericolo di fuga, ma il rischio è quello di inquinamento delle prove e di «reiterazione di delitti della stessa specie». La descrizione è di una «personalità negativa che non solo non ha mostrato alcuna capacità di autocontrollo e di contenimento dei propri impulsi ma ha altresì evidenziato una particolare ostinazione nella condotta delittuosa posta in essere».

La confessione –  Carlomagno ha confessato di aver distrutto il cellulare della moglie, dopo averlo usato per avvisare la madre di Torzullo, fingendosi lei, di preparare la colazione per il figlio: «L’ho bruciato insieme ai suoi effetti personali». Ha ammesso la crisi che la coppia stava attraversando e ha raccontato il litigio della mattina del 9 gennaio, intorno alle 6.30. Federica Torzullo volveva separarsi – aveva un nuovo compagno – e il timore di perdere il figlio sarebbe stato troppo forte. Carlomagno ha raccontato, scrive la gip, di aver preso «un coltello che sapeva essere custodito nel bagno dove la coppia in quel momento stava discutendo», per poi colpirla. «Aveva pensato al suicidio non trovando però il coraggio».

Le perplessità – Per il pm Liguori «la confessione per noi non è piena». Il movente non convince e per la famiglia della vittima quelle di Carlomagno sono «fesserie». E assicurano: «Federica non ha mai avuto intenzione di portarglielo via, lo riteneva un buon padre. Tanto è vero che la separazione era consensuale». Per la gip, inoltre, l’uomo non ha spiegato «come abbia potuto provvedere ad eliminare le tracce ematiche dall’abitazione in un arco temporale così ristretto come quello descritto; dunque non può escludersi che vi siano ulteriori elementi e profili investigativi da approfondire». Si sta cercando di capire se qualcuno lo abbia aiutato e di dare una spiegazione alla presenza, quei 9 gennaio tra le 7.08 e le 7.19, davanti la villetta della coppia, del padre Pasquale e di una «persona non identificata» alle 14.17, quando Carlomagno è tornato a casa.