Intorno all’Epifania 2026 l’Italia si è svegliata sotto una coltre di neve e ghiaccio che ha riportato scenari tipicamente invernali anche a latitudini e quote insolite, con ricadute immediate sulla vita quotidiana e sui servizi essenziali. Il maltempo ha colpito in modo disomogeneo la Penisola, ma con un comune denominatore: temperature rigide e precipitazioni nevose fino a bassa quota. Emblematico il caso dell’Alto Adige, dove si è registrata la notte più fredda dell’inverno, con punte di -20 gradi a San Giacomo in Val di Vizze e -19 a Sesto Pusteria, il paese di Jannik Sinner. In Puglia, la neve ha imbiancato il Gargano e i Monti Dauni, costringendo numerosi sindaci a disporre la chiusura delle scuole per motivi di sicurezza. Stessa decisione in Molise, dove oltre trenta comuni hanno sospeso le attività didattiche a causa del rischio ghiaccio sulle strade. Nevicate inattese hanno interessato anche la Toscana, con Siena imbiancata e scuole chiuse, mentre a Roma il maltempo ha causato la caduta di alberi e criticità localizzate. Al Sud, dalla Sicilia alla Calabria, il freddo di origine artica ha portato neve a quote collinari e venti forti, aggravando la percezione del gelo. Le autorità raccomandano prudenza negli spostamenti e il rispetto delle ordinanze locali.
In Europa aeroporti sotto pressione – La situazione resta critica anche nel resto del Continente. Nei Balcani, abbondanti nevicate hanno messo in difficoltà interi territori: in Serbia si sono registrati blackout, strade bloccate e lo stato di emergenza in diversi comuni. Disagi analoghi sono segnalati in Croazia, Bosnia-Erzegovina e Montenegro. Il freddo intenso ha avuto un impatto diretto anche sul traffico aereo europeo. In diversi scali, tra cui quelli dell’Europa centrale e orientale, decine di voli sono stati cancellati o dirottati a causa delle condizioni meteo avverse, con passeggeri bloccati e ripercussioni a catena sulla rete dei collegamenti.
Perché con il gelo è difficile volare – Il freddo estremo rappresenta una sfida tecnica per l’aviazione. Neve e ghiaccio che si accumulano sulle ali e sulle parti sensibili degli aeromobili alterano il profilo aerodinamico, riducendo la portanza e compromettendo la sicurezza di decollo e atterraggio. Per questo, prima della partenza, gli aerei devono essere sottoposti alle operazioni di de-icing, ovvero lo sbrinamento tramite speciali fluidi riscaldati. Queste procedure richiedono tempo, mezzi dedicati e personale specializzato; quando le temperature restano molto basse o le precipitazioni sono persistenti, le finestre operative si riducono drasticamente. In alcuni casi, la combinazione di ghiaccio, vento e visibilità limitata rende inevitabile la cancellazione dei voli, a tutela della sicurezza.
Le previsioni – Secondo le indicazioni degli esperti, l’attuale fase di freddo intenso è destinata a esaurirsi entro la fine della settimana. L’irruzione gelida, definita “di stampo novecentesco” per valori e caratteristiche, lascerà gradualmente spazio a correnti atlantiche più miti e umide, con un aumento delle temperature e il ritorno della pioggia in pianura, mentre la neve continuerà a interessare soprattutto le aree montane. Il quadro meteorologico resterà comunque dinamico: se al Nord prevarranno condizioni più stabili grazie alla protezione dell’arco alpino, le regioni tirreniche e la Sardegna dovranno fare i conti con nuovi impulsi perturbati, vento sostenuto e precipitazioni. Un’evoluzione che segna una tregua dal gelo più intenso, ma non la fine dell’inverno, che potrebbe ancora riservare nuove fasi fredde nelle prossime settimane.




