«Nelle situazioni più gravi» metal detector nelle scuole. È quanto si legge nella circolare firmata dai ministri dell’Interno Matteo Piantedosi e dell’Istruzione Giuseppe Valditara e diffusa ieri sera, 28 gennaio. Il provvedimento che vuole «rafforzare la prevenzione e il contrasto di fenomeni di illegalità nelle scuole» e arginare il problema della diffusione delle armi da taglio tra i giovani, a seguito dei recenti casi di violenza e in particolare quello del 16 gennaio in cui è morto Abanoub Youssef, appena maggiorenne. Era stato colpito da un suo coetaneo Zouhair Atif, ora in carcere. L’istituto Einaudi-Chiodo di La Spezia, teatro della tragedia, sarà il «caso zero»: è la prima scuola ad aver fatto richiesta per le macchine di controllo.
La circolare – Negli istituti con le situazioni più delicate «potrà essere disposto l’impiego di strumenti di controllo agli accessi degli edifici», si legge nel testo. «Incluso il ricorso a dispositivi manuali di rilevazione di oggetti metallici qualora ritenuto necessario per prevenire il possesso o l’introduzione di armi». Il tutto «nel rispetto della normativa vigente e dei diritti fondamentali delle persone» e mantenendo «un approccio quanto mai prudente ed equilibrato». La richiesta dovrà arrivare dai dirigenti scolastici e in interlocuzione, che diventerebbe sistematica, con prefetture e questure. Ai Prefetti il compito di convocare «apposite sedute del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica» per coordinare le attività di vigilanza, valutare controlli mirati «con un livello di intervento crescente» per quegli istituti «che presentino profili di criticità (come nel caso di comportamenti violenti all’esterno degli stessi, spaccio di stupefacenti, segnalati e reiterati atti di bullismo)». I controlli, con metal detector portatili, saranno eseguiti a sorpresa e soltanto dalle forze dell’ordine. Non dal personale delle scuole.

L’istituto “Chiodo” di La Spezia dove è stato accoltellato a morte Abanoub Youssef (Ansa)
Il caso zero – L’istituto professionale Einaudi-Chiodo di La Spezia sarà probabilmente il primo ad accedere a questa misura. A rendere noto che la scuola avrebbe già formalizzato la richiesta è stato il prefetto Andrea Cantadori. L’istituto non si è mai espresso dal giorno della tragedia. «È stata un riunione di confronto», ha sottolineato al Secolo XIX la direttrice dell’ufficio scolastico provinciale Giulia Crocco, «in quanto si parla di misure che non si possono attivare da un giorno all’altro. Necessitano di tempi e di approfondimenti con chi ha la competenza per supportare le scuole in questo percorso». E il metal detector mobile è apparso più semplice rispetto a un impianto fisso: «A parte l’ovvio problema dei costi – spiega Crocco – un eventuale sistema stabile, scuola per scuola, richiederebbe professionalità specifiche e personale distaccato. Non rientra nei compiti della scuola, che deve ritornare ad essere scuola. Si sta cercando di ripartire, si deve riuscire, perché della scuola abbiamo bisogno tutti, non solo studenti, docenti e personale, ma la società tutta».
Gli altri – Guardando fuori dall’Italia non è una pratica così rara. Negli Stati Uniti l’idea è più accettata rispetto all’Europa, e se è vero che secondo i dati federali (SSOCS/NCES) nel 2021–22 solo il 2% delle scuole pubbliche faceva controlli con metal detector ogni giorno e il 6% faceva controlli casuali, sono molto diffusi altri tipi di misure: controllo accessi, badge visitatori, telecamere, sistemi “smart”. In Francia, dopo la morte di un assistente scolastico a Nogent per mano di un 14enne, nel giugno 2025, il governo ha annunciato l’idea di testare metal detector, come aveva anticipato Reuters. Da marzo 2025 sono già partite ispezioni a campione delle borse dalle forze dell’ordine. Nel Regno Unito, il quadro normativo è chiaro e prevede l’uso del metal detector. In Germania, dove negli ultimi anni si è registrato un aumento di reati nelle scuole, il presidente dell’Associazione tedesca degli insegnanti, Stefan Düll, già un anno e mezzo fa, spiegava Welt, aveva chiesto personale di sicurezza appositamente addestrato nelle scuole. Ma ha rifiutato gli strumenti di sicurezza con metal detector. «Le scuole – ha detto – non devono diventare carceri».




