«Siamo tutti vivi. Stiamo tutti bene». Poche parole che hanno cancellato tutte le paure sulla sorte dei cinque escursionisti italiani sull’Himalaya. Era da 10 giorni che non si avevano loro notizie, fino a quando nella mattina di oggi, 6 novembre, il direttore dell’agenzia viaggi Focus Himalaya Travel di Milano, Daniele Tonani, è riuscito a parlare con loro. Rimane invece alta la preoccupazione per altri due italiani, ancora dispersi dopo una valanga sul campo base dello Yalung Ri.

I cinque “dispersi” erano partiti dalla provincia di Como per un trekking sulla catena montuosa più alta del mondo in Nepal. «Ho continuato a richiamare e al terzo tentativo mi ha risposto la guida, che mi ha passato il capogruppo», ha detto Tonani. L’obiettivo degli escursionisti era il campo base del Makalu, a 4600 metri di altitudine. Si sapeva che avrebbero perso il segnale per qualche giorno ma l’apprensione è aumentata con il passare del tempo anche a causa della morte di altri alpinisti sugli stessi monti.
La Farnesina è stata sempre in contatto con il consolato italiano a Calcutta attivando l’unità di crisi. «Loro erano lì a godersi le montagne e sono rimasti stupiti a sapere che ci eravamo preoccupati. Ora aspettiamo il loro ritorno, finiranno il cammino e dovrebbero raggiungere Katmandu tra due giorni, per rientrare in Italia il 9», ha concluso il direttore del tour operator.

Venerdì 31 ottobre tre alpinisti italiani erano su una delle vette più difficili e meno battute dell’Himalaya, il Panbari Himal. Una valanga improvvisa li ha travolti. Alessandro Caputo, 28 anni, milanese e maestro di sci, e Stefano Farronato, 50 anni, arboricoltore di Bassano del Grappa, non ce l’hanno fatta. Il terzo membro, Valter Perlino, 64 anni, veterinario di Pinerolo, è sopravvissuto rimanendo al campo base a causa di un infortunio al piede. È stato proprio lui a lanciare l’allarme, fornendo i primi dettagli. Le salme delle due vittime torneranno nei prossimi giorni in Italia.
Lunedi 4 novembre una seconda valanga si è abbattuta sul campo base dello Yalung Ri, un’altra cima himalayana. Nell’impatto è morto Paolo Cocco, fotografo di Fara San Martino (Chieti), mentre sono ancora dispersi Marco Di Marcello, 37 anni, biologo e guida alpina di origine abruzzese, e Markus Kirchler. Ci sono state anche alcune vittime di altre nazionalità: Jakob Schreiber, alpinista tedesco, e Christian Andre Manfredi, trekker francese. Sono morte anche due guide nepalesi: Padam Tamang e Mere Karki.