Il pioniere della letteratura queer. Questo è stato Edmund White, scrittore americano morto martedì 3 giugno a 85 anni. Nelle sue opere, che comprendono libri, articoli, saggi e raccolte di racconti, White ha esplorato l’omosessualità, spesso partendo dalle proprie esperienze sessuali, descritte con grazia, umorismo e leggerezza.
Il ritratto – White nacque a Cincinnati, in Ohio, il 13 gennaio 1940. Ammesso ad Harvard scelse tuttavia di frequentare l’Università del Michigan per restare vicino al suo terapeuta, che gli aveva assicurato di poter “curare” l’omosessualità. Nel 1973 si trasferì prima a New York e poi a San Francisco, dove iniziò la sua carriera come scrittore freelance e redattore. Nello stesso anno fu pubblicato Forgetting Elena, il suo primo romanzo, definito da Vladimir Nabokov «un libro meraviglioso». L’opera racconta spaccati di vite di persone omosessuali a Fire Island, isola di Long Island meta del turismo Lgbtq+. Nel 1983 si trasferì Francia, dove rimase fino al 1990. Qui si interessò alla letteratura francese e curò le biografie di Jean Genet – per la quale vinse un Premio Pulitzer – Marcel Proust e Arthur Rimbaud. Durante la sua permanenza a Parigi gli fu diagnosticato l’HIV. «Non ero sorpreso, ma ero molto pessimista. Pensavo di morire nel giro di uno o due anni», aveva raccontato a gennaio in un’intervista al Guardian.
Tornato negli Stati Uniti insegnò scrittura creativa alla Princeton University fino al 2006. Nel 2013 aveva sposato lo scrittore Michael Carroll, con cui aveva una relazione dal 1995.
Le opere – Il romanzo d’esordio Forgetting Elena fu seguito da Le gioie dell’omossessualità (1977), manuale di educazione sessuale per gli uomini gay scritto con lo psicoterapeuta Chalres Silverstein. Parlando della sua generazione in un’intervista al New York Times disse: «Fino a quel momento la narrativa gay, con Gore Vidal e Truman Capote, era scritta per lettori eterosessuali. Noi avevamo in mente un pubblico gay, e questo cambiava tutto». Una prospettiva nuova e d’avanguardia, che gli valse il titolo di “padrino della letteratura queer”, coniato dal Chicago Tribune. La sua opera più nota è probabilmente Un giovane americano (1982), primo volume della trilogia in parte autobiografica in cui ha raccontato la formazione di un adolescente che cresce negli Stati Uniti moralisti degli anni Cinquanta, tra la paura del confronto con gli altri, la voglia di appartenere a una comunità e il desiderio nei confronti di chi aveva il suo stesso sesso. Gli altri due volumi sono E la bella stanza è vuota (1988) e La sinfonia degli addii (1997).
Paul Baggaley, direttore della casa editrice Bloomsbury, ha affermato che l’autore ha scritto «alcuni dei romanzi più coraggiosi degli ultimi cinquant’anni, molti dei quali diventeranno dei classici per le generazioni future».

La copertina dell’ultimo romanzo di Edmund White (Crediti: ibs.it)
L’ultimo romanzo – The Loves of My Life: A Sex Memoir è l’ultimo romanzo di White, pubblicato negli Stati Uniti il 28 gennaio 2025. La traduzione italiana, edita da Playgorund e curata da Martino Adami, sarà disponibile dal 20 giugno con il titolo Gli amori della mia vita. Un memoir erotico. «Ho un’età in cui uno scrittore dovrebbe finalmente dichiarare quel che per lui conta di più: per me sono le migliaia di partner sessuali che ho avuto», è l’ammissione di White nell’introduzione. A partire dalle proprie esperienze, l’autore coglie le abitudini, i valori e le tendenze delle comunità con cui è entrato in contatto nel corso della sua vita. White restituisce in modo ironico e autoironico settant’anni di vita americana, dai moralisti anni Cinquanta ai primi movimenti di emancipazione gay degli anni Sessanta, dai trasgressivi anni Settanta alla diffusione dell’AIDS negli anni Ottanta, fino al sesso al tempo delle app d’incontri.