Da quando è uscito, il 30 ottobre scorso, sta appassionando i telespettatori italiani. The Traitors, il nuovo reality show disponibile su Prime Video in sei episodi e condotto da Alessia Marcuzzi, è tra le sorprese del piccolo schermo nel 2025. Un gruppo di 14 celebrità, confinato in un castello della Val di Non, deve padroneggiare l’arte del mentire e la capacità nel distinguere verità e falsità. Un gioco di strategia – durante il quale si devono completare anche delle sfide per accumulare il montepremi – in cui alcuni traditori sono chiamati a ingannare e manipolare gli altri concorrenti per “ucciderli” la notte e aggiudicarsi la vittoria. I leali, dal canto loro, cercano invece di smascherare la pantomima degli impostori per rimanere vivi fino alla fine.

Un traditore del reality show (immagine generata con AI)
I motivi del successo – Sui social, la produzione ha riscosso centinaia di commenti positivi. E il passaparola è stato velocissimo. «Ci sono una serie di fattori con cui si può spiegare il successo di The Traitors: il mistero, la strategia, i colpi di scena – spiega Giuseppe Candela, giornalista de ilfattoquotidiano.it ed esperto di televisione –. È un genere che in Italia ha avuto un botto a inizio anni 2000 con La Talpa, ma nel tentativo di Mediaset c’erano dei limiti nel montaggio. Il prodotto di Prime ha un budget e una pezzatura diversi, le puntate sono sei e i tempi ridotti. Un’altra differenza è che gli spettatori scoprono i traditori in anticipo: un espediente che da una parte toglie curiosità, ma dall’altra ti pone avanti rispetto al gioco».
La rinascita del “game show” – Il format ha debuttato nei Paesi Bassi nel 2021 e, da quel momento, oltre 30 Paesi hanno commissionato versioni locali. Negli Stati Uniti Alan Cumming (che ha condotto il programma) è stato premiato come presentatore dell’anno sia nel 2024 che nel 2025. In Inghilterra, sul primo canale della tv di Stato BBC One, il finale di stagione 2025 ha incollato allo schermo 11 milioni di telespettatori e in streaming le richieste di diretta sono arrivate a 1,9 milioni. In Italia «non abbiamo i dati di ascolto delle piattaforme che non sono rilevate» ma la percezione è che The Traitors piaccia anche perché «riprende una tradizione di giochi in cui si deve cercare l’impostore, è più un “game” che un reality. Ripropone un genere che nel nostro Paese abbiamo visto solo in parte e che sta diventando rilevante – continua Candela –. Un altro esempio è Money Road, il reality di Sky condotto da Fabio Caressa in cui veniva dato maggiore spazio alle prove da superare e c’era anche l’aspetto del colpo di scena. In più, il coinvolgimento nel gioco è sia del gruppo (i concorrenti, ndr) che degli spettatori».
Un’occasione mancata – A leggere i numeri degli ascolti tv nel Regno Unito, viene da chiedersi se la tv generalista italiana si sia fatta scappare una miniera d’oro. «È un po’ un’occasione mancata per Mediaset perché è un reality senza lo studio e con un approccio diverso da quelli che hanno sempre prodotto. Da una parte, è vero, ci sono da considerare le logiche dei tempi di produzione e il budget, dall’altra forse bisognerebbe andare oltre e fare dei tentativi – riflette Candela –. La soluzione secondo me sta nel mezzo. Non si può usare solo l’alibi di dire “non va bene per la nostra azienda”, ma per esempio si potrebbe trovare una strada intermedia tra Temptation Island e The Traitors».




