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Da Galileo a Einaudi. Nel discorso di Giulio Giorello molte le citazioni, alcune sorprendenti

“Non c’è nessuna ragione metafisica, cogente, che imponga la libertà. Il punto di fondo è che si può scegliere anche essa. E questa scelta è emotiva, passionale”. Parola di una persona che della libertà di pensiero e di ricerca ha fatto la sua vita. Giulio Giorello, filosofo e matematico che insegna alla Statale di Milano, ha dedicato alla “passione della libertà” la sua prolusione per la cerimonia di inaugurazione dell’Anno Accademico 2014 del più antico ateneo milanese. Che proprio quest’anno compie 90 anni, come ricordato nei discorso inaugurale del Rettore Gianluca Vago pronunciato nell’Aula Magna dell’ateneo la mattina dell’11 febbraio. Giorello ha esordito visibilmente emozionato: “Sono onorato di parlare in questa circostanza davanti a tutti voi. Specialmente a voi studenti, che vivete quotidianamente questo libero laboratorio di idee che è l’Università Statale di Milano”. Una volta rotto il ghiaccio, il filosofo ha voluto ricordare il ruolo del Paese e dell’Università italiana nella nascita della scienza moderna: il nome di Galileo Galilei, su tutti, come simbolo della lotta e della passione dell’uomo per la libertà di affermare le proprie idee. Ma anche della difficoltà e della sofferenza che a volte questo comporta. La condanna e la costrizione all’abiura subite dal pensatore pisano sono per Giorello un altro dei momenti più alti nella storia della libertà umana. Citando le parole di Pascal e delle sue Provinciali: “Invano avete ottenuto un decreto contro Galilei. La terra continua a girare lo stesso”. Rotazione ma anche rivoluzione. Giulio Giorello loda l’università e la ricerca scientifica come grandi esempi di non-violenza: “I grandi temi ci fanno capire la tensione essenziale della ricerca come esigenza di un collettivo sempre più vasto. Uno spirito pacifico, di passione per la libertà che aveva gente come Galileo, Spinoza e Mill.” Il rifiuto degli atteggiamenti autoritari, provengano essi dall’alto o dal basso, è la cifra di ogni libero pensatore. In questa riflessione, il filosofo e matematico si accoda alle parole pronunciate dal Rettore Vago e dal direttore generale di Unimi Bruno Quarta contro la “cappa burocratica”. Quell’insieme di norme e rigide prescrizioni che, insieme al taglio del fondo di finanziamento ordinario (nel 2013 per l’ateneo milanese è stato ridotto di ben 13 milioni di euro), appesantiscono e complicano sia le gestione finanziaria che l’effettiva attività di conoscenza e di ricerca della Statale. Perché, nonostante tutto, come ha concluso Giorello ricordando l’insegnamento di David Hume e anche il pensiero liberale di Luigi Einaudi: “Esiste una grande distinzione tra fatti e valori, tra essere e dover essere. Con buona pace però di ogni burocrazia, la libertà è nostra e ce la prendiamo con tutti i mezzi leciti. E l’università è la custode intransigente di questa visione del mondo. Di quel piacere e di quella gioia di lottare con passione e ragione senza il quale lo stesso piacere di vivere può venire meno”. Federico Thoman