Una tassa sui pacchi, un aumento della Tobin tax e un regime più complesso per gli affitti brevi. Sono alcune delle correzioni governative alla Legge di bilancio 2026 che oggi, giovedì 11 dicembre, verranno discusse in commissione Bilancio al Senato. Si tratta per la maggior parte di ritocchi che allentano la stretta immaginata a metà ottobre, 49 giorni fa, quando i gruppi parlamentari hanno criticato il disegno di legge con 5.742 emendamenti, poi ridotti a 441 e anch’essi in discussione oggi. Da allora i diversi ministeri hanno presentato oltre 80 proposte di intervento, ma non tutte sono finite nel fascicolo dei correttivi governativi. Le votazioni in commissione dovrebbero cominciare nel fine settimana e il via libero definitivo della Camera dovrebbe arrivare tra Natale e fine anno.

Tassa sui pacchi – Un’imposta di due euro per ogni pacco di valore inferiore ai 150 euro, compresi quelli che partono e arrivano in Italia. Le cosiddette microspedizioni, il cui mercato è esploso dopo il la pandemia di Covid-19 e con il dominio dell’e-commerce, sono un settore il cui mercato continua a espandersi. Contando tutti i tipi di colli, tra gennaio e marzo 2025 in Italia i ricavi da pacchi hanno toccato circa 1,726 miliardi di euro, in crescita del 4,6% rispetto allo stesso periodo del 2024. Anche i volumi sono aumentati: 244 milioni di invii nazionali e oltre 41 milioni di spedizioni internazionali, con un incremento rispettivamente del 4,5% e del 14%.

Tobin tax – Per finanziare la manovra si è pensato anche a un raddoppio della Tobin tax, ovvero l’imposta sulle transazioni finanziarie. Nel testo è previsto un incremento dal 2 al 4 per mille sul valore degli scambi mercati non regolamentati e dall’1 al 2 per mille per quelli regolamentati. L’aumento dovrebbe essere immediato e non progressivo su base triennale come inizialmente ipotizzato da Fratelli d’Italia. La Tobin tax, secondo il bollettino statistico del Dipartimento delle finanze, porta alle casse dello Stato 546 milioni di euro l’anno. Un raddoppio secco potrebbe portare coperture per un totale di circa 1,5 miliardi di euro in tre anni, il 60% dei fondi richiesti dalla manovra.

Affitti brevi – Per la regolamentazione degli affitti brevi scatterebbe un regime più complesso, volto a tutelare i piccoli proprietari e a regolamentare il settore. Se da un lato infatti la cedolare secca per il primo appartamento concesso in locazione turistica rimane al 21% e non sale al 26%, quella sulla secondo immobile è destinata ad aumentare. Dal terzo in poi servirà avere una partita Iva: la gestione di tre o più appartamenti verrebbe considerata ufficialmente attività d’impresa (oggi l’attività d’impresa scatta con il quinto immobile in locazione).

Irap – Se quello sugli affitti brevi viene visto come un emendamento politico più che economico, l’aumento di due punti dell’Imposta regionale sulle attività produttive (Irap) per banche e assicurazioni dovrebbe essere il vero terzo pilastro della Manovra 2026. Si tratta di un contributo di 600 milioni in tre anni che dovrebbe dare alle imprese la possibilità di continuare a compensare i bonus fiscali agevolativi con contributi Inps e Inail, oltre che di fare ricorso allo sconto dell’iperammortamento fino al 30 giugno 2028 per i nuovi investimenti.