Sembrava tutto fatto e invece il 21 gennaio è arrivata la frenata del Parlamento europeo. Per soli 10 voti è stato approvato il rinvio del trattato Ue-Mercosur alla Corte Europea di Giustizia. Si allungheranno così di diversi mesi I tempi di applicazione dell’accordo commerciale con l’America Latina, acconentando le richieste di migliaia di agricoltori europei che, alla guida dei propri trattori, anche questa settimana hanno manifestato contro l’accordo.
L’accaduto – Dopo 25 anni di negoziati, non senza qualche tensione, il 17 gennaio ad Asunciòn, Paraguay, era stato firmato l’accordo di libero scambio tra Ue e i Paesi Mercosur (Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay). Eppure all’Eurocamera 334 parlamentari hanno chiesto un parere preventivo alla Corte di Giustizia prima della ratifica definitiva. A guidare il fronte è stato il gruppo della Sinistra che ha trovato sostegno trasversale, compreso quello di Lega e Cinque Stelle. I contrari sono stati 324 e 11 gli astenuti. Adesso, si dovrà attendere la decisione della Corte, poptrebbero volerci mesi, prima di votare l’effettiva ratifica. «Apprendiamo con dispiacere della decisione dell’Europarlamento che, di fatto, significa un ritardo dell’eventuale entrata in vigore del trattato di altri 18-24 mesi», ha detto Riccardo Garosci, presidente Aice (Associazione italiana commercio estero) e vicepresidente Confcommercio per l’internazionalizzazione. «In un momento storico caratterizzato da un impensabile grado di incertezza a livello mondiale, dove si innalzano barriere commerciali su base quotidiana, privilegiare l’interesse particolare rispetto all’interesse generale è una scelta miope che danneggia l’export. La creazione della più grande area di libero scambio al mondo avrebbe fornito all’export italiano nuove e importanti opportunità di crescita», ha concluso. A Bruxelles rimane comunque la possibilità di applicare l’accordo in via provvisoria in attesa della Corte, sempre se Consiglio e Parlamento lo permetteranno. Già al prossimo vertice dei 27 si discuterà di questa eventualità.
I numeri dell’accordo – Mercosur nasce nel 1991 tra alcuni paesi del Sud America e rappresenta un gigante nel mondo. È la sesta economia a livello globale. Coinvolge 270 milioni di persone e sarebbe la più grande area di libero scambio del pianeta, con oltre 700 milioni di consumatori. Una mosca bianca in un mondo segnato oggi da dazi e barriere commerciali. Secondo quanto prevede l’accordo in 10 anni verranno liberalizzate il 90 per cento delle importazioni di beni industriali Ue, il 93 per cento di quelli agricoli. I dazi al momento sono molto alti tra le due sponde dell’Atlantico. Il 35 per cento sui ricambi auto, 20 per cento sui macchinari, 18 per cento sui prodotti chimici e la lista è molto lunga. In cambio, l’Ue ridurrebbe le proprie tariffe sui prodotti agricoli sudamericani, oggi attorno al 15 per cento. Al netto di questi numeri la Commissione europea stima che le imprese di Bruxelles risparmierebbero così circa quattro miliardi di euro all’anno e potrebbero partecipare a gare di appalto pubblico sul territorio sudamericano.
Scontro tra imprese – Il testa a testa è dunque tra industria e agricoltura, tanto in Europa quanto in Italia. Lo scontro a Roma in questi giorni si è consumato tra i rappresentanti di Confindustria, che sarebbero favorevoli all’accordo, e quelli di Confagricoltura. In un comunicato della Confederazione dopo il voto all’Eurocamera si legge: «Le politiche commerciali internazionali non possono non tenere in considerazione il principio di reciprocità, che deve essere alla base degli accordi bilaterali. Non possiamo permetterci intese che premiano standard produttivi più bassi, mentre agli agricoltori europei viene chiesto di fare di più con meno». Bisogna mantenere gli standard di «sicurezza alimentare con cibo sano e di qualità», conclude. Va detto però il mondo agricolo ha ricevuto molto garanzie, tra cui un anticipo di aiuti dal bilancio 2028-2034 di 45 miliardi di euro.
Non è dello stesso parere il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini. «L’accordo sul Mercosur porta solo vantaggi, soprattutto in questi giorni complicati». Poi l’attacco ai partiti italiani contrari all’accordo: «La Lega e i Cinque Stelle non fanno il bene del Paese». «È l’ennesima prova che l’Europa non funziona. Le battaglie parlamentari finiscono per danneggiare i cittadini e le imprese». Secondo le stime di Orsini con quel trattato si potrebbero guadagnare 14 miliardi in poche settimane.




