Al Consiglio europeo di oggi, giovedì 18 dicembre, il clima rovente rischia di scongelare gli asset russi. Senza gli aiuti statunitensi, i 27 incaricati di definire l’indirizzo politico dell’Unione europea devono trovare una soluzione per finanziare la difesa ucraina. Secondo le stime, Kiev nei prossimi due anni avrà bisogno di un sostegno di circa 90 miliardi di euro. Così si guarda a quei 210 miliardi di euro di beni russi immobilizzati dagli Stati europei con le sanzioni. E a una società belga, Euroclear, che gestisce un patrimonio pari a quasi la metà del Pil mondiale e possiede quasi il 90% degli asset congelati del Cremlino.
La storia – Euroclear è stata fondata nel 1968 da un gruppo di banche sotto la guida della Morgan Guaranty Trust Company. Ovvero la filiale belga della banca d’investimento statunitense JPMorgan Chase. È nata con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo degli eurobond, cioè obbligazioni denominate in una valuta diversa da quella del mercato in cui vengono emesse. Con sede a Bruxelles dal 2018, Euroclear è un central securities depository (Csd), ovvero un depositario centrale di titoli: si occupa della custodia, del regolamento e dell’amministrazione di strumenti finanziari come azioni, obbligazioni e fondi di investimento e, tramite le sue piattaforme, consente a banche, governi e investitori istituzionali di scambiarsi titoli in modo sicuro. È attiva in sei Paesi (Belgio, Francia, Paesi Bassi, Regno Unito, Svezia e Finlandia) di cui ha acquisito i depositari centrali di titoli tra il 2001 e il 2008. Oggi facilita oltre 300 milioni di transazioni finanziarie all’anno, detiene le riserve valutarie di circa un centinaio di banche centrali e dichiara di gestire un patrimonio di 42mila miliardi di euro, quasi la metà del Pil mondiale (circa 98 mila miliardi).
I beni russi – Circa 15 anni fa, le autorità russe hanno chiesto a Euroclear di aiutarli ad allineare i mercati finanziari russi agli standard internazionali e renderli così più attraenti. Investitori e istituti finanziari russi sono diventati suoi clienti e tra questi figurava anche la Banca di Russia, che lunedì 15 dicembre ha fatto causa per danni proprio a Euroclear dopo il congelamento a tempo indeterminato degli asset russi votato dalla Commissione europea tre giorni prima. In origine, le sanzioni alla Russia andavano approvate ogni sei mesi con voto unanime dei 27 stati membri, ma ultimamente i Paesi più vicini alla Russia come l’Ungheria e la Slovacchia stavano minacciando di votare contro. Per Euroclear, che ha un capitale proprio di appena cinque miliardi per assorbire eventuali perdite, dover restituire i 185 miliardi di beni russi che possiede sarebbe stato come andare incontro al fallimento, ha spiegato l’amministratrice delegata Valérie Urbain alla rete belga VRT.
I rischi – Per quanto riguarda l’utilizzo dei beni congelati come finanziamento per l’Ucraina, Urbain ha aggiunto che «in questo momento sarebbe meglio usare quei soldi come leva per i negoziati». Infatti, sia Euroclear che il governo belga sono contrari a «prestare» a Kiev gli asset che l’Ucraina dovrebbe restituire alla Russia solo se questa si impegnerà a finanziare la ricostruzione dopo la fine della guerra, come è stato ipotizzato in settimana dalla Commissione Ue. Si tratta di un espediente per confiscare i beni che potrebbe avere gravi ripercussioni sulla società, che rischia di perdere la fiducia dei clienti e di non disporre in tempo utile del contante per rifondere la Russia nel caso in cui il rimborso diventasse necessario: per questo, in settimana, l’agenzia di rating Fitch ha messo «prospettive negative» su Euroclear.
Il voto – In questo scenario Mosca vede spazio per intimidire e, come riportato dal Guardian, la Russia avrebbe minacciato politici e manager belgi per opporsi all’utilizzo degli asset. Ma al Consiglio europeo di oggi le posizioni più fredde rimangono quelle di Francia e Italia. Si pensa infatti che se i governi decidessero di mobilitare le riserve russe per l’Ucraina, in poche ore il Cremlino potrebbe catturare non soltanto quei 17 miliardi di euro di depositi che Euroclear gestisce in Russia e che appartengono ai suoi clienti, ma anche l’attivo dei principali gruppi europei che ancora operano in territorio russo. È il caso, questo, dell’italiana Unicredit e della francese TotalEnergies. In ogni caso, nessuno sembra voler prendere una decisione contro il governo di Bruxelles. Il premier Bart De Wever ha richiesto piena condivisione negli oneri tra gli Stati attraverso garanzie «illimitate nel tempo e nell’ammontare», soluzioni per risolvere il nodo della liquidità di Euroclear e che vengano utilizzati anche gli altri asset russi attualmente depositati negli altri Paesi Ue e del G7. Chiede poi, insieme all’Italia, che venga piuttosto approvata l’emissione di debito comune tramite l’articolo 122 del Trattato, che lo prevede nei casi di emergenza.




