“Make America Great Again”, recitava lo slogan dell’ultima campagna elettorale del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Tanto celebre da dare il nome al movimento repubblicano fedele al tycoon: il mondo Maga. Una massima che però, a un anno dall’inizio del suo secondo mandato, dovrebbe recitare: “Make Donald Great Again”. Secondo le stime del New York Times infatti, “The Don”, come lo chiamano in patria, avrebbe personalmente guadagnato in un solo anno 1,4 miliardi di dollari. Più che i cittadini che lo hanno votato, alle prese con scarsità di lavoro e debito in crescita anche se l’economia continua a correre, a diventare grande è stato il portafoglio del 47esimo presidente Usa.
Tasche piene – Difficile stabilire con certezza l’esatto ammontare dei guadagni di Trump, vista la segretezza che da sempre avvolge il suo impero affaristico. «Non ammettere niente, nega ogni cosa» è uno dei suoi mantra. Per questo Forbes propone una cifra ancora più alta. Secondo la rivista americana da gennaio a settembre 2025 il patrimonio netto del tycoon sarebbe salito da 3,9 miliardi a 7,3 miliardi di dollari. Da sempre il presidente commercia nel mondo immobiliare e prendere residenza per la seconda volta alla Casa Bianca non ha cambiato questa abitudine. Al momento in tutto il mondo sono 22 i progetti immobiliari che la Trump Organization sta portando avanti. Tra una guerra, conclusa o causata, e l’altra Trump trova anche il tempo di costruire un hotel in Oman, palazzi in India e campi da golf in Arabia Saudita. Una politica molto diversa da quella dei suoi predecessori, che hanno sempre optato per il blind trust. Si tratta di una specifica tipologia di trust in cui, per evitare conflitti di interesse, l’individuo si separa del tutto dal suo patrimonio trasferendo i propri beni a un amministratore fiduciario.
L’arte di cambiare idea – «Solo i morti e gli stupidi non cambiano mai opinione», diceva il poeta americano James Russell Lowell. Trump non è di certo morto e, qualcuno direbbe, neanche stupido. Forse però nel segno del profitto esagera nell’applicare questa teoria. Quando all’inizio della sua presidenza aveva imposto dazi a mezzo mondo asiatico, tra le vittime c’era stato anche il Vietnam. Al paese orientale però le tariffe americane sono state prontamente rimosse quando la Trump Organization ha chiuso un contratto da un miliardo e mezzo per costruire un resort a Hanoi. Stesso ragionamento per le criptovalute. In un’intervista del 2021 a Fox Business, il tycoon aveva dichiarato di ritenere le cripto «una truffa». Una posizione presto cambiata nel 2025 quando proprio quelle stesse società di criptovalute hanno donato 18 milioni di dollari per la campagna elettorale repubblicana. Il presidente ha poi perfino fondato l’American Bitcoin Corp., poi crollata in borsa nel 2025.




