Quasi al fotofinish, il Governo ha deciso di apportare un maxi-emendamento sulla legge di bilancio, già presentata e approvata dal Consiglio dei ministri lo scorso ottobre. Martedì 16 dicembre il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti si è presentato alla commissione Bilancio del Senato per rimescolare le carte in tavola e annunciare notevoli modifiche alla manovra, da approvare entro fine anno. L’emendamento impatta sia sulla portata complessiva della manovra, dove la spesa prevista è maggiorata di circa 3,5 miliardi di euro, sia sulle fonti di copertura finanziaria, ovvero il modo con cui si intende recuperare i soldi da investire.
- A quanto ammonta la manovra presentata dal Governo Meloni?
Quando si è presentata, ad ottobre, la manovra prevedeva una spesa di circa 18 miliardi, che dopo il maxi-emendamento è salita a 22,2 miliardi attuali. La modifica presentata da Giorgetti alla Commissione Bilancio vale quindi un quinto della manovra stessa.
- Perché è stata aumentata la spesa?
Il Governo ha deciso di beneficiare le imprese. Anche per colpa delle previsioni statistiche sul pil italiano, che si preannuncia essere uno dei più bassi della zona Euro, e il calo di produzione industriale, Giorgetti e Meloni hanno deciso di aggiungere 3,5 miliardi per finanziare il settore dell’edilizia e per prolungare i benefici fiscali previsti dai programmi Transizione 4.0 e 5.0, per cui il ministero delle Imprese aveva attirato molte critiche. Il settore industriale, infatti, si era scagliato contro il ministro Adolfo Urso giudicandone negativamente la gestione sui programmi. A queste spese vanno aggiunti i milioni per le agevolazioni fiscali alle imprese che operano nella Zona Economica Speciale (ZES) e, da ultimi, alcuni contributi per singole opere e infrastrutture.
- Il Governo dove intende pescare i 3 miliardi di euro aggiuntivi?
L’emendamento più importante interviene sulle pensioni. Attualmente gli uomini vanno in pensione dopo 42 anni e 10 mesi di contributi, le donne dopo 41 anni e 10 mesi di contributi. Raggiunte queste scadenze, bisogna comunque attendere una “finestra” di 3 mesi prima che scatti effettivamente la pensione. Il governo ha deciso di aumentare la finestra di un mese dal 2032, di due mesi dal 2034 e di tre mesi dal 2035, quando quindi bisognerà attendere sei mesi prima di poter riscuotere la pensione. La stima è di recuperare 2 miliardi di euro.
L’altra novità penalizza i giovani in possesso della laurea breve (tre anni) e dei diplomi universitari triennali. Sappiamo che questi titoli possono essere riscattati a pagamento per raggiungere la pensione tre anni prima. Questo emendamento rende più stringenti le possibilità. Dal 2031, in caso di riscatto, verranno tagliati sei mesi, dodici dal 2032, diciotto dal 2033, ventiquattro dal 2034 e trentasei dal 2035. Su un riscatto di tre anni conteranno solo sei mesi per raggiungere la pensione in anticipo e anche riscattando la laurea magistrale (3+2) i contributi conteggiati saranno solo 2 anni e mezzo.
- Cosa cambia sugli affitti brevi?
Le modifiche sono irrilevanti per chi dà in locazione una o due case con gli affitti brevi, e quindi per un periodo inferiore a 30 giorni e senza obbligo di registrazione del contratto, peggiorative per chi di case ne ha almeno tre. La cedolare secca sale al 26% solo su uno dei due appartamenti, sull’altro resta al 21%.
- Quali sono le tempistiche della legge?
Di norma la manovra va approvata entro la fine dell’anno, e dopo che il Senato l’avrà votata (probabilmente il 23 di dicembre) dovrà poi passare all’esame della Camera, quindi tra Santo Stefano e Capodanno. Come ogni anno, è tutt’altro che escluso il ricorso al voto di fiducia sull’intero pacchetto doi provvedimenti da parte del Governo.




