Uno studente su quattro in Europa studia e lavora, spesso proprio per pagarsi l’università. Secondo i dati Eurostat, nel 2024 il 25,4% dei giovani europei (di età compresa tra i 15 e i 29 anni) era occupato durante il ciclo di istruzione. Primeggiano Paesi Bassi (74,3%), Danimarca (56,4%) e Germania (45,8%) che registrano le percentuali più elevate di studenti-lavoratori. Agli ultimi posti troviamo Romania (2,4%), Grecia (6%) e Croazia (6,4%) con le quote più basse tra i Paesi dell’Ue.
E L’Italia? – L’Italia si colloca al ventiduesimo posto, con circa il 6% di studenti occupati. Nel nostro Paese la situazione del lavoro studentesco è caratterizzata da una forte presenza di lavoro precario, spesso in nero e mal retribuito, soprattutto tra gli universitari che svolgono attività part-time nei settori del commercio, della ristorazione e dell’intrattenimento (camerieri, baristi, promoter, baby sitter). Una ricerca promossa dall’Unione degli Universitari e dalla Cgil indica che circa il 17% degli iscritti all’università ha anche un impiego, spesso saltuario e mal retribuito, motivato dalla necessità di sostenere i costi degli studi o garantirsi un minimo di autonomia economica.
La legislazione – In Italia la legislazione relativa al lavoro studentesco riconosce agli studenti lavoratori una serie di diritti specifici, grazie soprattutto all’articolo 10 dello Statuto dei lavoratori, che garantisce turni di lavoro flessibili per agevolare la frequenza e la preparazione agli esami, nonché l’esonero dal lavoro straordinario e dai riposi settimanali quando sussistano impegni accademici. La norma estende il diritto a permessi giornalieri retribuiti per sostenere prove d’esame agli studenti universitari, purché il datore di lavoro possa verificare con certificazioni l’iscrizione e la frequenza ai corsi. A questi diritti di base si aggiungono ulteriori agevolazioni previste dai contratti collettivi nazionali, come permessi straordinari retribuiti (fino a 150 ore in tre anni) e il congedo formativo per il conseguimento della laurea.

L’esempio virtuoso Germania – La Germania si trova al terzo posto nella classifica Eurostat. Nella Bundesrepublik è stato introdotto il salario minimo di circa 13 euro l’ora, che permette a uno studente che lavora ad esempio 20 ore alla settimana (due giorni e mezzo) di coprire le spese principali, come l’affitto di una stanza o un appartamento economico e il cibo. Questo significa che, rispetto a molti altri Paesi, è possibile mantenersi con molte meno ore di lavoro, conciliando così studio e carriera professionale. «Parallelamente, esiste un vero e proprio mercato del lavoro “da studente” – spiega Federico Cariti, studente italiano di economia a Berlino. – Molti stage e i cosiddetti working student jobs sono riservati solo a chi ha lo status di studente. Le aziende utilizzano questi percorsi per coltivare giovani talenti, dando a chi è all’inizio della carriera la possibilità di entrare in contesti prestigiosi (banche, grandi aziende, istituzioni) anche senza esperienza pregressa. In questo modo, uno studente può accumulare anni di esperienza lavorativa già durante gli studi». Ma si può ricorrere anche al cosiddetto Mini-job, con cui si guadagnano 600 euro al mese (non tassati) per 10 ore settimanali. «Soprattutto d‘estate lavoro in gelateria con questi contratti. Guadagni di meno, è vero, ma se hai anche un‘altra entrata riesci a studiare di più e con meno preoccupazioni economiche. È stato uno dei fattori che mi ha portato a decidere di rimanere in Germania durante l’Università, anziché scegliere di studiare in Italia», aggiunge Riccardo Conforti, studente di economia aziendale.
Vie alternative – Oltre a garantire un sussidio statale basato sul reddito della famiglia a chi studia, il sistema tedesco offre come percorso alternativo la formazione professionale duale, che prevede parallelamente una formazione in azienda per la pratica e nella scuola professionale per la teoria, con una durata di 2-5 anni. Gli apprendisti ricevono uno stipendio mensile e al termine ottengono un titolo professionale riconosciuto dallo Stato. Gli studenti possono scegliere tra oltre 300 professioni in settori come artigianato, industria, commercio e servizi. Gaetano Schiano, 26 anni, originario di Ischia, è uno dei circa 1.2 milioni di studenti che in Germania gode di questa formazione. «Io ho fatto questo percorso di studi per diventare carpentiere. Avevo cinque giorni di frequenza scolastica e cinque giorni di lavoro. E la scuola e il lavoro erano sempre collegati tra loro. Quindi, quello che facevamo in pratica, lo discutevamo sempre nella teoria. In Italia opportunità di questo calibro non esistono».




