Il Portogallo si divide sulla politica mentre la sua economia cresce. Il 18 gennaio si sono tenute le elezioni presidenziali e per la prima volta dal 1986 nessun candidato ha ottenuto il 50 per cento dei voti necessari per non andare al ballottaggio. Sarà dunque necessario uno spareggio, l’8 febbraio, che testimonia una spaccatura interna al paese. Per ora, a prevalere è stato il socialista António José Seguro, con il 30,7 per cento dei voti. Il suo avversario sarà il sovranista di destra André Ventura, con il suo 24 per cento, leader di Chega! (Basta!). A uno di loro due i lusitani affideranno un paese in forte crescita economica, esempio chiaro di un’Europa meridionale in netta ripresa dopo il crollo della crisi del 2008.

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Lisbona regina per The Economist – Nel 2025 il Portogallo è stato eletto dal settimanale britannico The Economist il paese dell’anno. La classifica viene stilata comparando le performance economiche di 36 paesi usando cinque indicatori chiave. In questo caso Lisbona ha prevalso per una combinazione di crescita solida del Pil al 2,4 per cento, inflazione contenuta e mercato azionario in rialzo di oltre il 20 per cento. Turismo e afflusso di stranieri ad alto reddito attratti dal sistema fiscale favorevole hanno contribuito a questa situazione. Secondo questa classifica, nonostante dazi e guerre che stanno segnando le economie occidentali, l’Europa meridionale ha continuato a mostrare segnali incoraggianti di crescita. Nel 2024 la vincitrice della corona del The Economist era stata la Spagna, mentre nel 2023 e 2022 era stato il turno della Grecia. Meno positiva l’Italia che per l’anno appena finito si è dovuta accontentare di un sedicesimo posto.
Il paradosso dell’occupazione – La crescita continua del Portogallo è innegabile e lo testimonia anche il mercato il lavoro. Il Paese ha livelli record di occupazione: su 10,7 milioni di cittadini, a novembre 2025 circa la metà – 5,3 milioni – avevano un lavoro (con una crescita sull’anno prima del 3,8 per cento). Il tasso di disoccupazione è al 5,7 per cento, registrando il valore più basso degli ultimi 23 anni. Nonostante questi dati incoraggianti, l’occupazione quasi piena nasconde anche delle sfide. Uno scarso ricambio generazionale e rigide politiche anti-immigrazione che limitano l’ingresso di stranieri e aggravano il vuoto del mercato del lavoro. In questo caso la scelta del nuovo presidente potrà avere conseguenze evidenti. Come testimoniano i dati dell’Associazione Imprenditoriale Portoghese (Aep), «Otto imprenditori su dieci considerano la difficoltà di assunzione di manodopera un fattore che influisce in modo significativo sulla loro attività». Il presidente di Aep, Luís Miguel Ribeiro, in un’intervista rilasciata il 16 gennaio al giornale lusitano, O Jornal Económico, ha detto: «Le aziende vedono la loro crescita limitata dalla mancanza di manodopera, che è senza dubbio una delle loro principali sfide». Le scelte politiche del futuro però saranno importanti non solo sul fronte dell’immigrazione ma anche su quello economico. La questione fiscale è chiave per attrarre talenti e il Portogallo al momento ha una delle aliquote fiscali più elevate tra i paesi Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico). Il Paese ha un’elevata imposta sul reddito, Irs (Imposto sobre o Rendimento das Pessoas Singulares), che riduce la retribuzione netta e allontana quindi gli specialisti. Sempre parlando con O Jornal Económico, Armindo Monteiro, presidente della Confederazione delle Imprese Portoghesi, ha dichiarato: «Le filiali multinazionali in Portogallo non sono attraenti perché, a parità di stipendio lordo, riceveranno (ndr. gli operai) un reddito netto inferiore».




