Il dollaro americano sta vivendo uno dei periodi più difficili della sua storia recente. Al contrario, i mercati registrano un record storico. Due fenomeni che registrano diversei andamenti della stessa economia. L’indice della valuta statunitense è crollato a 96,2 punti il 28 gennaio, segnando il livello più basso da febbraio 2022. Parallelamente, l’euro ha raggiunto quota 1,2025 dollari, un massimo non visto dall’estate 2021. Mentre il dollaro crollava, Wall Street ha vissuto una giornata di apparente trionfo con l’S&P 500 che ha superato i 7.000 punti per la prima volta nella sua storia. Tuttavia, la seduta si è conclusa con una cautela diffusa tra gli investitori.

Cos’è l’S&P 500? – L’S&P 500 è uno degli indici azionari più importanti al mondo. La sigla sta per “Standard & Poor’s 500” ed è l’indice che raggruppa le 500 aziende più grandi quotate nelle borse americane (Nyse e Nasdaq). È considerato il miglior indicatore della salute del mercato azionario americano e dell’economia Usa in generale, perché copre circa l’80% della capitalizzazione di mercato totale.

La decisione della Federal Reserve – Dietro il crollo del dollaro si nascondono problematiche strutturali dell’economia americana. Il debito pubblico degli Stati Uniti ha raggiunto la cifra astronomica di 38.000 miliardi di dollari, pari a circa il 120% del Pil. Ancora più preoccupante è la necessità di rifinanziare circa 10 migliaia di miliardi di dollari di titoli del Tesoro detenuti da investitori esteri nei prossimi mesi, in un contesto di crescente sfiducia verso la sostenibilità fiscale americana. A questo si aggiungono le crescenti pressioni di Trump sull’indipendenza della Federal Reserve. Il presidente ha ripetutamente criticato il chairman Jerome Powell per non aver ridotto i tassi in modo più aggressivo, arrivando persino a minacciare il suo licenziamento. La Federal Reserve ha infatti annunciato la sua decisione di mantenere i tassi di interesse nell’intervallo 3,5%-3,75%, mettendo in pausa il ciclo di allentamento monetario dopo tre tagli consecutivi effettuati nel 2025. La decisione, ampiamente attesa dai mercati, riflette una valutazione equilibrata dello stato dell’economia americana. La decisione non è stata unanime. Due governatori, Stephen Miran e Christopher Waller, entrambi nominati dal presidente Donald Trump, hanno votato contro il mantenimento dei tassi.

E l’oro continua a salire – In parallelo agli sviluppi di Wall Street e della Federal Reserve, i mercati finanziari globali hanno assistito a movimenti significativi nel mercato dell’oro e nelle strategie di investimento legate alla geopolitica. Il metallo giallo ha continuato la sua ascesa, superando i 4.880 dollari l’oncia mercoledì 29 gennaio e registrando un incremento di oltre l’11% dall’inizio del 2026. Questo dato si aggiunge a un aumento del 64% registrato nel 2025, che conferma l’oro come uno degli asset più performanti degli ultimi due anni.
Sul fronte geopolitico, spicca la decisione del fondo pensione danese AkademikerPension di vendere circa 100 milioni di dollari in titoli del Tesoro statunitensi entro fine gennaio 2026. Il direttore degli investimenti del fondo, Anders Schelde, ha dichiarato che gli Stati Uniti non sono più considerati un «buon debitore» a causa della difficile situazione delle finanze pubbliche americane. Sebbene la dirigenza del fondo abbia affermato che la scelta non è direttamente politica, ha ammesso che le tensioni tra Danimarca e Stati Uniti hanno facilitato la decisione di disinvestire.