«Pokrovsk si è arresa». Per i media russi è una certezza, per il presidente ucraino Volodymyr Zelensky il suo esercito sta resistendo e contrattaccando. Certo è che venerdì 31 ottobre, dopo un anno di tentativi, l’esercito russo è entrato nella città, l’ultima di dimensioni considerevoli lungo l’autostrada che porta alla parte del Donetsk ancora sotto controllato ucraino. Povrosk, per questo, è considerata la “porta d’accesso” al Donesk, nel Donbass, il territorio ucraino la cui conquista Vladimir Putin considera condizione necessaria per porre fine al conflitto. E per poter dichiarare di averlo vinto.

Verità opposte – Il ministero della Difesa russo ha detto che le sue forze nelle ultime ore hanno «respinto dieci attacchi» di truppe ucraine che tentavano di «uscire dall’accerchiamento». Putin riporta quello che gli riferisce dal campo il generale Valery Gerasimov, ma gli stessi blogger russi accusano Gerasimov di mentire per non indispettire lo Zar. Kiev, dal canto suo, continua ad affermare che i suoi soldati non sono accerchiati e non si sa se gli uomini delle forze speciali ucraine, lanciate dagli elicotteri venerdì, siano ancora vivi. «Il nemico è presente in piccoli gruppi in quasi tutte le aree urbane», ha riferito un militare della 68ma brigata in un’intervista a Kyiv24, precisando che «la città resta una zona contesa». Come avvenuto spesso, la Russia ha attaccato le infrastrutture energetiche e ha causato un blackout totale nell’intera regione. L’accerchiamento delle ultime settimane sarebbe stato più operativo che fisico, con l’impossibilità di rifornirsi e di evacuare i feriti.

Settore nevralgico – Ci sono diverse ragioni per cui il Donbas è importante per Putin. Oltre a quelle simboliche e propagandistiche (è da oltre dieci anni che questa parte di Ucraina orientale è ambita dalla Russia), ce ne sono anche di militari. Qui infatti sono state combattute alcune delle battaglie cruciali della guerra, tra cui quelle di Bakhmut nel 2023 e Avdiivka nel 2024, le due principali conquiste russe all’infuori realizzate dopo il primo anno di conflitto.Prima della guerra Pokrovsk contava circa 60 mila abitanti. Oggi i pochi civili rimasti, soprattutto anziani, sono intrappolati tra le macerie di quel che rimane di una città che non vive più. Nell’agosto 2024 donne e bambini sono saliti sugli ultimi treni, nella stazione dove ora si combatte. Da quel giorno, la Russia ha perso circa 120 mila soldati nel tentativo di sfondare la linea.

Lo stato delle trattative – Prima della guerra Pokrovsk contava circa 60 mila abitanti. Oggi i pochi civili rimasti, soprattutto anziani, sono intrappolati tra le macerie di quel che rimane di una città che non vive più. Nell’agosto 2024 donne e bambini sono saliti sugli ultimi treni, nella stazione dove ora si combatte. Da quel giorno, la Russia ha perso circa 120 mila soldati nel tentativo di sfondare la linea. – I fatti degli ultimi giorni sono un ulteriore incentivo, per il presidente Putin, a mantenere la linea dura rispetto all’ipotesi di negoziati di pace. Nessuna ambiguità da parte del Cremlino: se si può vincere sul campo, non c’è fretta di sedersi a un tavolo. «In teoria è possibile», ha dichiarato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov «un incontro con il presidente americano», ma al momento «non ce n’è alcuna urgenza». «Troveremo una soluzione al conflitto, ce la faremo», ha dichiarato Donald Trump, che però, da parte sua, ha confermato di non considerare l’ipotesi di fornire all’Ucraina i Tomahawk, missili a lungo raggio che Zelensky chiede con insistenza da mesi. Intanto il presidente ucraino, su X ha fatto un annuncio che potrebbe, se non cambiare, incidere molto sul corso del conflitto: da Berlino sono arrivati i tanto attesi missili Patriot.