Il valico di Rafah a Gaza è stato riaperto per l’ingresso e l’uscita a piedi dei residenti. Lo ha fatto sapere un funzionario della sicurezza israeliano. Secondo i media statali egiziani il valico di Rafah farà passare 50 persone al giorno in entrambe le direzioni. Intanto, riporta Al Jazeera, un bambino palestinese di tre anni è stato ucciso dalle truppe israeliane nella zona di al-Mawasi, nel sud di Gaza, vicino alla città di Khan Younis. Dall’entrata in vigore del cessate il fuoco del 10 ottobre Israele, secondo il ministero della Salute palestinese, ha ucciso più di 500 palestinesi a Gaza. Israele ha annunciato la cessazione delle operazioni umanitarie di Medici Senza Frontiere (Msf) nella Striscia di Gaza.

L’apertura del valico – «A partire da questo momento, e in seguito all’arrivo delle squadre Eubam per conto dell’Unione europea, il valico di Rafah è ora aperto al movimento dei residenti, sia in entrata che in uscita», ha dichiarato il funzionario della sicurezza, riferendosi a una missione europea di assistenza alle frontiere. Una fonte ha riferito all’Afp che alcune decine di persone sono arrivate già oggi sul lato egiziano in attesa di entrare a Gaza.

Nuove vittime – L’attacco in cui ha perso la vita il bambino di 3 anni è avvenuto al di fuori delle aree di dispiegamento dell’esercito israeliano nel sud di Gaza, secondo quanto riferito ad Al Jazeera da fonti del Nasser Medical Complex. La vittima si chiamava Iyad Ahmed Naeem al-Raba’i, aggiunge l’agenzia di stampa Wafa. È stato ucciso quando le cannoniere israeliane hanno bombardato le tende che ospitavano gli sfollati ad al-Mawasi.

Niente più Msf a Gaza – Come sottolineato da Martina Marchio, medico di Medici senza Frontiere, ad oggi l’associazione gestiva un letto ospedaliero su 5 e assisteva un parto su tre a Gaza. «Servizi non facilmente sostibuibili. Andarsene significa lasciare un vuoto enorme», ha spiegato su Instagram Marchio. Medici Senza Frontiere si è espressa duramente contro la decisione di Israele di interrompere le sue attività a Gaza. «Questo è un pretesto per ostacolare l’assistenza umanitaria». Secondo quanto affermato da Israele, l’espulsione si deve alla mancata comunicazione da parte di Medici senza Frontiere dei nomi del personale palestinese.