È quasi un anno e mezzo che Donald Trump sta mettendo fine alle guerre. Ormai si meriterebbe davvero il Nobel per la Pace se solo quei conflitti non fossero sempre gli stessi e l’unico a esultare non fosse sempre e solo lui. Dal post X dell’inviato speciale Steve Witkoff in cui ringraziava il presidente Trump «per la sua fondamentale guida in vista di una lunga e duratura pace», fino ai bombardamenti su Kiev di quattro giorni dopo. Mar-a-lago come centro nevralgico delle richieste dei due paesi (che sono sempre le stesse) e lo storico trilaterale in cui si sono incontrate le delegazioni di Russia, Ucraina e Stati Uniti. Dopo mesi di colloqui e trattative Trump esulta a ogni incontro, mentre al fronte la gente ha da poco iniziato a lasciare le città. E oggi, 5 febbraio, Witkoff ha annunciato il raggiungimento di un accordo per uno scambio di 314 prigionieri.
Today in Florida, the Russian Special Envoy Kirill Dmitriev held productive and constructive meetings as part of the U.S. mediation effort toward advancing a peaceful resolution of the Ukrainian conflict.
The American delegation included Special Envoy Steve Witkoff, Secretary of…
— Special Envoy Steve Witkoff (@SEPeaceMissions) January 31, 2026
Abu Dhabi pt.2 – In questo clima le tre delegazioni sono arrivate a un nuovo trilaterale, il secondo, nella capitale degli Emirati Arabi. I colloqui sono iniziati ieri, 4 febbraio, e i rappresentanti russi hanno subito messo sul tavolo le loro condizioni irrinunciabili: la regione del Donetsk. Una richiesta acui i negoziatori ucraini non vogliono cedere. Durante la prima giornata di colloqui è stata pubblicata anche un’inchiesta della Cnn: secondo l’emittente statunitense la Russia avrebbe anche iniziato a reclutare cittadini e mercenari africani per combattere in Ucraina.
Miami – Prima di volare negli Emirati, le delegazioni di Stati Uniti e Russia si erano incontrate il 31 gennaio in Florida. Steve Witkoff ha definito i colloqui «produttivi e costruttivi». Dopo l’incontro il presidente ucraino Volodymyr Zelenskji ha detto che i punti principali erano due: le garanzie di sicurezza, volute dall’Ucraina e l’integrità territoriale, che la Russia vorrebbe rompere. Ed è qui che Witkoff aveva elogiato Trump per la sua guida verso una duratura pace.
On Friday and Saturday, the United States coordinated a trilateral meeting alongside Ukraine and Russia, graciously hosted by the United Arab Emirates. Talks were very constructive, and plans were made to continue conversations next week in Abu Dhabi. President Trump and his… pic.twitter.com/D78ICMkaVD
— Special Envoy Steve Witkoff (@SEPeaceMissions) January 24, 2026
Abu Dhabi (le origini) – Il primo storico colloquio a tre, in cui la Russia ha accettato di sedersi allo stesso tavolo dell’Ucraina con gli Stati Uniti come intermediario si è tenuto solo un paio di settimane fa. Anche quella è stata una “due giorni” conclusa con due nodi apparentemente impossibili (per ora) da sciogliere: le garanzie per l’Ucraina dopo la fine della guerra e la cessione del Donetsk. Anche in questo caso secondo il rappresentante degli Stati Uniti Witkoff i colloqui erano stati «molto costruttivi».
“I just had a good and very productive telephone call with President Putin of Russia prior to my meeting, at 1:00 P.M. today, with President Zelenskyy of Ukraine…” – President Donald J. Trump pic.twitter.com/4biVoStksd
— The White House (@WhiteHouse) December 28, 2025
Mar-a-lago – C’è stato anche un momento alla fine dell’anno scorso (il 28 dicembre 2025) in cui Trump ha ospitato Zelenskji nella sua residenza in Florida, a poche ore da una chiamata con Putin. Sul tavolo questa volta c’era anche il controllo della centrale nucleare di Zaporizha, oltre alle garanzie per l’Ucraina e il controllo del Donetsk. In quell’occasione era stato proprio il presidente a postare su X i risultati dei colloqui con Zelenskji, ma soprattutto quelli «produttivi» della telefonata con l’omologo russo. Al termine degli incontri l’annuncio era stato lapidario: «Mai stati così vicini alla fine della guerra».




